Il minutaggio di Lamine andrà a salire partita dopo partita. Quasi due mesi di stop lasciano il segno, ma la stella del Barcellona è sul pezzo
Il giorno dopo, come sempre, è quello delle riflessioni. La Spagna non si aspettava una partenza lenta: Capo Verde non è stato sottovalutato, ma non si pensava che potesse difendersi così bene contro una squadra che ha tenuto il possesso del pallone per tre quarti della gara. E invece gli africani sono stati bravissimi e gli spagnoli un po’ meno: qualche fiammata, alcune occasioni sventate dallo spettacolare Vozinha in collaborazione con i suoi difensori centrali, una pressione costante ma mai così risoluta da soffocare gli avversari. I tifosi invocavano Lamine Yamal e la stella del Barcellona è entrata a venti minuti dalla fine. Ha dato impulso al gioco, ha costretto Bubista a mettergli addosso due controllori per rallentarlo, ha servito una splendida palla a Dani Olmo, ma non è bastato.
il fisico
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Tra i temi del giorno dopo c’è proprio la condizione di Lamine. Come sta? Se Luis De la Fuente ha atteso fino al 71’ per inserirlo, significa che proprio non poteva giocare di più. Il piano è stato portato avanti senza farsi condizionare dal risultato. Era previsto che Yamal giocasse una ventina di minuti, al massimo mezz’ora, e così è stato. Contro l’Arabia Saudita il minutaggio crescerà ma non è chiaro se De la Fuente deciderà di schierarlo dall’inizio. Il programma prevedeva ancora un utilizzo part-time, magari tutto il secondo tempo, per essere poi titolare nella terza partita del girone, quella contro l’Uruguay. Di sicuro dal punto di vista atletico Yamal non può essere in grandi condizioni. Era fermo dal 22 aprile, quando aveva rimediato una lesione al bicipite femorale sinistro. Quasi due mesi senza una partita ufficiale si fanno sentire, soprattutto se l’utilizzo è prolungato. Ieri nei ventiquattro minuti in cui è rimasto in campo (recupero compreso) lo spagnolo ha toccato 36 palloni, appena sei in meno di Gavi (71 minuti giocati), nove in più di Oyarzabal (partita intera). È stato cercato dai compagni che, vista la difficoltà a penetrare nel bunker di Capo Verde, si sono affidati allo scassinatore più bravo. Lamine ha fatto cinque cross, numero più alto tra gli spagnoli, e ha tentato cinque dribbling: due riusciti e tre falliti, a dimostrazione di una brillantezza da ritrovare. Le palle perse sono state dodici: il campione del Barcellona ha forzato spesso la giocata, perché il tempo scorreva e si avvertiva la sensazione che la Spagna non riuscisse a segnare. Un tiro fuori e uno respinto sono il suo bottino alla conclusione. In generale, dal punto di vista atletico, Lamine è più o meno al 50%: scattante e reattivo sul breve, ma fatica a proporsi con continuità ai ritmi che gli sono congeniali. Tutto normale dopo una lunga inattività. Servirà del tempo per raggiungere il top della condizione e la lunghezza del Mondiale sarà di grande aiuto: consentirà a Yamal di essere nella forma ideale nella seconda fase e pure più fresco delle altre stelle che fin dal primo incontro stanno in campo per novanta minuti.
la testa
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Dal punto di vista mentale, invece, Lamine è già al 100%. Ieri quando è entrato non ha mai dato l’impressione di portarsi dentro le scorie dell’infortunio. Ha fatto alcuni scatti, non si è risparmiato, ha fatto capire di aver completamente messo in un cassetto la paura. Sicuramente gli dà grande motivazione l’amore della gente. Arrivando in pullman allo stadio di Atlanta avrà probabilmente visto le due gigantografie che lo ritraggono su un grattacielo e su un altro edificio della città. Quando ha cominciato a riscaldarsi, il pubblico è impazzito e il boato al momento del suo ingresso in campo è stato simile a quello che di solito festeggia i gol. Uscendo dallo stadio, Lamine è passato in zona mista con la faccia scura di chi è scontento del risultato, esattamente come i suoi compagni. A chi gli ha chiesto notizie sulla sua condizione fisica, ha risposto di sentirsi molto bene. Adesso vuole solo dimostrarlo in campo.









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