Nonostante i progressi per eliminare
le barriere architettoniche, solo il 10% dei musei offre
percorsi pensati per le persone con disabilità. Se infatti, in
base ai dati Istat, più del 50% dei musei italiani dispone di
rampe, ascensori e servizi accessibili, la quota scende sotto il
20% per quanto riguarda i progetti dedicati alle disabilità
sensoriali, emotive o cognitive. Questo significa che le oltre
3,1 milioni di persone con disabilità, a cui si aggiungono oltre
600mila persone nello spettro autistico e oltre 270mila studenti
con Dsa (disturbi specifici dell'apprendimento), spesso sono
tagliate fuori dai luoghi della cultura. Per superare questo
gap, 'amuseapp' con la sua piattaforma di intelligenza
artificiale sta introducendo nei luoghi della cultura italiani
un concetto ancora poco diffuso: l'accessibilità universale.
Solo il 9,3% delle persone con disabilità, infatti, frequenta
cinema, teatri o musei, contro il 30,8% del resto della
popolazione. Il quadro si complica se si considerano i 300
milioni di euro del Pnrr stanziati per la linea 'Turismo e
Cultura 4.0'. Questi fondi, destinati a rimuovere le barriere
fisiche e cognitive nei musei, sono ancora in fase di spesa e i
relativi interventi dovranno concludersi entro giugno 2026 per
rispettare gli impegni europei.
Sul fronte dei contenuti, del linguaggio e della comprensione
dell'esperienza museale, il sistema italiano accumula il ritardo
più grande, con milioni di visitatori che si sentono esclusi,
trovano pannelli scritti in linguaggio specialistico e percorsi
pensati per un pubblico medio che non coincide con quello reale
fatto di persone con disabilità, ma anche bambini, anziani e
turisti stranieri. Proprio "l'accessibilità universale di
amuseapp - commenta Marco Da Rin Zanco, co-founder e Ceo di
amuseapp - parte dall'idea opposta, ossia progettare con l'aiuto
della tecnologia un'esperienza fruibile da chiunque, anche ai
visitatori con disabilità".
Già operativa in circa 100 istituzioni culturali italiane,
amuseapp ha come punto di partenza la modulazione dei contenuti
per esigenze cognitive diverse. Un esempio è la Buonconsiglio
app, pensata per rendere la visita al Castello trentino
accessibile a pubblici diversi. ""L'app - spiega Da Rin Zanco -
propone quattro itinerari distinti: uno standard, uno per
famiglie con la realtà aumentata, uno in Lingua dei Segni
Italiana sottotitolata costruito con interpreti Lis e un docente
di storia dell'arte con disabilità uditiva, e uno con
audiodescrizioni dedicate a persone con disabilità visiva. Anche
la scelta dello sfondo scuro dell'app è arrivata dai focus group
con visitatori ipovedenti".
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