Smette Ramsey, l'ex Juve dai gol "dannati". Lui, Kane, Caricola e le maledizioni storiche del pallone

1 giorno fa 3

L'ex centrocampista gallese ha sempre portato con sé una diceria: a ogni suo gol moriva un personaggio famoso. Lui ci scherzava su, ma non è la sola storia ai limiti dell'incredibile

Lorenzo Topello

Collaboratore

8 aprile - 08:00 - MILANO

Arriva un giorno in cui la maledizione di Aaron Ramsey cessa di conformarsi come semplice voce. E si trasforma nel più classico degli elefanti nella stanza. Un giornalista non si trattiene e azzarda la domanda al diretto interessato: “Ramsey, ci dice cosa pensa di questa faccenda? Si narra che a ogni suo gol muoia un vip…”. Il gallese lo guarda un po’ così e risponde: “La cosa più ridicola che abbia mai sentito. Una voce folle. Comunque, diciamoci la verità: ho fatto fuori un bel po’ di cattivoni, eh…”. Un’occhiatina al bilancio l’aveva data pure lui: Anno Domini 2015, la maledizione collegata al centrocampista poi protagonista con la maglia della Juve aveva già raggiunto lo status del pubblico dominio. A parecchi sarà venuta in mente la curiosa coincidenza, nel leggere che a distanza di un decennio abbondante Ramsey ha ufficialmente dato l’addio al calcio. Ma il gallese non è (era) mica solo: di maledizioni il pallone abbonda da decenni.

GLI ZERO TROFEI DI KANE

—  

Per info chiedere a Harry Kane, per dirne uno. Il bomber di ogni tempo in casa Tottenham segna in tutte le maniere, ma alla fine non vince mai: cade con gli Spurs nelle finali di Coppa di Lega 2015 e 2021, oltre all’ultimo atto della Champions 2019 (perso col Liverpool) e alle due dolorose finali dell’Europeo con l’Inghilterra, nel 2021 e nel 2024. Nell’estate 2023 passa al Bayern e si frega le mani: da quelle parti la Bundesliga è dolce routine addirittura da un decennio, la maledizione della bacheca vuota è destinata a chiudersi subito. E invece Kane perde coi bavaresi prima la Supercoppa tedesca e poi guarda gli altri alzare la Bundesliga: è l’anno d’oro del Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, dopotutto. Il tabù di Harry, ad ogni modo, si è spezzato la scorsa stagione, quando il Bayern ha vinto il titolo: per lui è stata una dolce prima volta. Certo, gli avrà fatto effetto notare che mentre lui si prendeva un trofeo tutto sommato alla portata, il Tottenham vinceva addirittura l’Europa League…

La maledizione di caricola

—  

A metà anni ’90 i New York Metrostars sono la squadra da battere della neonata Major League Soccer: qualità in ogni reparto, una franchigia deluxe che non vede l’ora di azzannare titoli, come il suo difensore Nicola Caricola, da Bari con amore, che suo malgrado diventa vittima di una maledizione da prima pagina. Esordisce con un autogol in casa di Los Angeles, ma fa giustamente spallucce e mette il mirino sul debutto casalingo con la corazzata di NY: 20 aprile 1996, contro i New England Revolution divenuti nel frattempo casa di Nanu Galderisi. È il sostituto del centravanti ex Verona, tale Darren Sawatzky, a involarsi in area newyorkese all’ultimo minuto: un suo diagonale subisce una deviazione del portiere e poi lo sfortunato intervento di Caricola, che invece di mandarla in angolo gonfia la rete sbagliata. New York perde il titolo e per Nicola diventa una Grande Mela Avvelenata, se è vero che in giro cominciano subito a parlare della “Curse of Caricola”, una maledizione che infesta ancora oggi la franchigia divenuta nel frattempo Red Bulls. Nel 2013 a dir la verità New York qualcosina vincerebbe: il Supporters’ Shield, trofeo assegnato alla squadra che mette insieme più punti durante la regular season. Il sito della Mls non si trattiene e apre con “Curse broken!”. Il problema è anche poi, anche stavolta, non vincono i playoff.

L’ANATEMA DI BELA GUTTMANN

—  

Decisamente più conosciuta la maledizione che Bela Guttmann scaglia sul Benfica: nel ’62 l’ungherese chiude un biennio leggendario alzando la seconda Coppa dei Campioni di fila coi biancorossi e si aspetterebbe un premio in denaro oltre al rinnovo del contratto. Ma la dirigenza risponde picche, e anzi mugugna per il contemporaneo terzo posto in campionato, considerato una delusione atroce. Lui ci rimane di sasso, critica il club per la pessima organizzazione nella successiva trasferta di Coppa Intercontinentale col Penarol e se ne va sbattendo la porta. Prima, però, molla un anatema che diventa leggenda: “Da qui a cent’anni nessuna portoghese sarà per due volte di fila Campione d’Europa. E senza di me il Benfica quel trofeo non lo vincerà più”. La maledizione si compie: i biancorossi perdono due finali continentali nel successivo triennio (contro Milan e Inter, peraltro) e altre tre negli anni successivi, unite a tre di Coppa Uefa/Europa League (addirittura due di fila nel 2013 e 2014, contro Chelsea e Siviglia). Otto finali europee finite in lacrime: in oltre sessant’anni più di un tifoso del Benfica ha provato a chiedere scusa al tecnico andando a depositare fiori sulla tomba, ma la maledizione è ancora lì. E il problema è che mancano ancora quasi quarant’anni alla scadenza…

gitani e gatti neri

—  

Maledizioni “collettive”, non personali, avvolgono una nobile del calcio d’Oltremanica. A Birmingham un gruppo di rom viene sfrattato dal proprio campo nel 1906 perché la società di calcio conta di costruire su quel terreno il nuovo stadio. E i gitani la prendono malissimo: lanciano un anatema durato un secolo intero. Prevedono sventure in serie e non hanno tutti i torti: negli anni ’40 un vigile confonde l’acqua col kerosene e dà accidentalmente fuoco a un’intera tribuna, mentre è già l’epoca della tv a colori quando coach superstiziosi come Ron Saunders e Barry Fry si ingegnano come possono per scongiurare il malocchio. Il primo mister fa piantare crocefissi ai piloni delle luci e dipinge di rosso le suole dei calciatori, il secondo urina sui quattro angoli del campo. Perché glielo aveva consigliato una medium. Il tabù però si rompe solo nel 2002, quando la squadra torna in Premier dopo decenni. Ad Avellaneda, in Argentina, qualcuno fa anche peggio: nel 1967, mentre il Racing gioca la finale di Intercontinentale col Celtic, un gruppo di tifosi dell’Independiente entra di nascosto nello stadio rivale e seppellisce i cadaveri di sette gatti neri. Sembra un tentativo macabro di portare sfortuna, ma la maledizione ha effetto eccome: il Racing trasla da squadrone a squadretta e conosce persino il rischio bancarotta, l’Independiente vince addirittura 7 Libertadores. Il tabù viene rotto solo nel 2014, mentre negli anni passati i tifosi del Racing, disperati, erano persino arrivati a scavare lungo tutto il manto erboso dello stadio alla ricerca dei poveri felini.

E RAMSEY?

—  

Ma la "maledizione" più famosa degli ultimi anni riporta l’attenzione ad Aaron Ramsey. E a quella sequenza di gol che, nel racconto popolare, sarebbe stata seguita dalla scomparsa di personaggi noti. Tutto avrebbe avuto origine nel 2009 quando, dopo una sua rete in Liechtenstein-Galles, muore il giornalista spagnolo Andrés Montes. Il tema torna più volte durante gli anni all’Arsenal: nel maggio 2011 Ramsey segna contro lo United e, poche ore dopo, arriva la notizia della morte di Osama bin Laden. Nell'ottobre successivo scompare Steve Jobs, seguito, poco dopo, da Gheddafi. A proposito dei “cattivi” da lui stesso citati, più avanti, dopo un suo gol viene a mancare il dittatore argentino Jorge Videla. Diversi episodi simili sono stati accostati alla stessa narrazione: tra i nomi più citati Whitney Houston, Paul Walker, Robin Williams, David Bowie, Nicky Hayden, i pugili Ken Norton e Rubin Carter, Nancy Reagan, l’attore Alan Rickman e l’amato Pino Mango. Naturalmente, si tratta di semplici coincidenze, parlare di maledizione è ingiusto, perché come fanno notare gli statistici si tratta più di una correlazione spuria: due eventi si verificano in rapida successione pur essendo totalmente sconnessi fra loro. Ma le malelingue riaprono gli almanacchi e li aggiornano: agosto 2022, lui segna in un Tolosa-Nizza e il giorno dopo scompare Olivia Newton-John. E la coincidenza fa amaramente capolino anche nell’ultimo gol sul curriculum di Ramsey: 2 settembre 2025, lui esulta coi messicani del Pumas contro l’Atlas. Poche ore dopo l’Italia saluta Emilio Fede.

Leggi l’intero articolo