Allo Sporting i test d’efficienza per verificare i risultati delle terapie al ginocchio, oggi ultimi consulti al JMedical
Il campo come giudice insindacabile. Perché è lì, su quel rettangolo calpestato milioni di volte, che il fuoriclasse si sente davvero a casa; è davanti a una rete che le emozioni, le impressioni, l’esplorazione della propria anima forniscono le risposte più appropriate. Per questo, il viaggio di Jannik Sinner verso New York e gli Us Open si materializzerà, eventualmente, dopo aver processato le indicazioni emerse dall’allenamento di ieri mattina al Circolo Stampa Sporting di Torino, che a novembre è solito ospitare le training session degli otto Maestri delle Atp Finals. A quasi tre settimane dall’ultima volta a Montecarlo, il più forte giocatore del mondo è tornato a flirtare con una racchetta, un test d’efficienza per verificare il grado di recupero dell’infortunio al ginocchio destro (molto probabilmente un’infiammazione tendinea), sottoposto dall’inizio di agosto a una terapia con le onde d’urto. E, di conseguenza, per trarre indicazioni definitive in merito alla partecipazione all’ultimo Slam stagionale, al via il 30 agosto.
solo al top
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Dopo l’agognata e rigenerante pausa di domenica a casa nel Principato per festeggiare il 25° compleanno, il numero uno della classifica Atp è perciò tornato sotto la Mole, dove fin qui in pratica ha passato tutto il mese, Ferragosto compreso, a curarsi al JMedical: questi dunque sono i giorni decisivi, quelli in cui maturerà la scelta risolutiva sulla trasferta americana. L’allenamento allo Sporting costituiva appunto il compendio del periodo di trattamenti al centro medico della Juventus, dove peraltro Jannik ha effettuato un passaggio ieri pomeriggio e dove si ripresenterà stamattina per gli ultimi consulti clinici, ovviamente accompagnato dai membri del team. Le assai scarne indicazioni che filtrano in queste ore raccontano di un Sinner moderatamente soddisfatto dell’esame agonistico sul campo e di un entourage votato a un tenue ottimismo. Ma l’esperienza dolorosa del Roland Garros, il malessere improvviso che gli costò la bruciante sconfitta con Cerundolo in un match che stava dominando, impone l’assoluta cautela: il vincitore di Wimbledon, che non gioca una partita proprio dalla finale londinese con Zverev, prenderà un aereo per New York solo se in questo inizio di settimana, confortato anche dal parere degli specialisti, avrà maturato la convinzione di essere al cento per cento della condizione atletica. Al cospetto dello Slam più massacrante dal punto di vista climatico e ambientale, spesso sferzato dal caldo opprimente e dall’umidità, occorre presentarsi senza incertezze legate al fisico, che finirebbero inevitabilmente per incidere pesantemente anche sulla serenità mentale.
gestione
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L’orizzonte di Sinner, del resto, guarda al prossimo decennio nonostante i fenomenali risultati già conseguiti fin qui, con il picco dell’equilibrio tecnico da raggiungere intorno ai 28-29 anni, come va predicando da un quadriennio coach Cahill, per poi gestire con intelligenza la seconda parte della carriera. Da sempre, la pazienza è una delle doti che hanno fatto della Volpe Rossa un fenomeno inimitabile, e dunque in questo momento sarebbe mortifero abbandonarsi alla fretta e affrontare un torneo così impegnativo senza essere al top, con il pericolo di mettere a rischio non soltanto la stagione, ma anche questa fase del percorso agonistico. Certo, qualora (come è auspicabile) Sinner volasse nella Grande Mela, dopo più di due mesi senza partite non mancherebbero le incognite, da maneggiare con la formidabile lucidità che lo accompagna ad ogni passo, fuori e dentro i campi da gioco. Non si tratterebbe di ritrovare il feeling con il cemento, la superficie più amata e quella su cui saprebbe muoversi anche a occhi chiusi dopo solo qualche scambio, quanto piuttosto di recuperare il ritmo e il colpo d’occhio con poco più di una settimana di allenamenti a Flushing Meadows (se non ci saranno intoppi, la partenza dovrebbe essere prevista in questo fine settimana, magari dopo un paio di giorni di preparazione a Montecarlo). Evidentemente, le insidie si nasconderebbero soprattutto tra le pieghe dei turni iniziali, in particolare contro avversari già rodati dai due Masters 1000 americani e dunque più abituati alle condizioni ambientali dello Slam newyorkese. Più campione dei campioni: per Jannik, una missione possibilissima.









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