Jannik è tornato numero 1 al mondo dopo la vittoria a Montecarlo: "Mi fa piacere, ma gioco soprattutto per vincere i tornei. Può cambiare tutto da una settimana all'altra. A Madrid, se lo giocherò, sarà diverso, con l’altura, e poi Roma e Parigi ancora più duri"
La settima meraviglia. Forse la più inattesa, sicuramente una delle più belle e inseguite della carriera. Vincendo a Montecarlo, Sinner ha conquistato il settimo Masters 1000 diverso: ora gli mancano soltanto Madrid (nei prossimi giorni deciderà se lasciarlo in programma oppure no) e Roma: agli Internazionali, un anno fa, di rientro dalla squalifica, giocò la finale perdendola contro Alcaraz. Una vittoria italiana nel singolare maschile al Foro manca da cinquant’anni esatti, dalla straordinaria cavalcata di Adriano Panatta nel 1976: un Paese intero impazzirebbe di gioia. Tempo al tempo, tuttavia, è la filosofia di Jannik: a Roma si penserà quando si calpesteranno i campi; per adesso, ci si gode il momento e la prima, principesca vittoria sulla terra rossa.
Jannik, sorpreso da questa settimana perfetta?
"È stata una settimana incredibile, perché sono riuscito a migliorare partita dopo partita. Lo ammetto, sono sorpreso, ma in senso positivo ovviamente. Sarebbe strano dire il contrario. Ogni giorno mi sveglio cercando di migliorare, di diventare un giocatore più forte, e qui abbiamo lavorato giorno dopo giorno per capire quale fosse il miglior modo di giocare contro ogni avversario. Ho ricevuto indicazioni importanti, ho giocato con cinque avversari tutti diversi, sono informazioni che mi serviranno".
Cosa significa aver vinto un torneo così importante a “casa” del nemico Alcaraz, cioè sulla superficie che in teoria è più adatta a lui?
"Per me intanto vuol dire che sto facendo progressi. Però anche per Carlos era il primo torneo sulla terra, quindi migliorerà sicuramente da qui in avanti. A Madrid, se lo giocherò, sarà diverso, con l’altura, e poi Roma e Parigi saranno ancora più duri. Ma noi cercheremo di fare la stessa cosa: prepararci bene e farci trovare pronti".
Essere italiano è qualcosa di speciale, non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di esserlo. Sono orgoglioso
Qual è stata la chiave della vittoria?
"È stata una partita strana, c’era molto vento, non faceva caldo e la palla rimbalzava di meno. In generale condizioni non semplici. Le partite con Carlos si giocano sempre su due o tre punti. Anche il secondo set, finito 6-3, è stato molto più equilibrato di quanto dica il punteggio. Gestire il servizio stavolta era più difficile, anche per le condizioni atmosferiche e per la qualità in risposta di Carlos. Però nei momenti che contavano ho servito bene: nel tie-break ho messo tutte prime. Ma non credo che il servizio abbia fatto la differenza né da una parte né dall’altra. Tuttavia credo sia stata una buona partita per entrambi. Alla fine del torneo è normale sentire la fatica, c’era tensione. Ho cercato di giocare nel modo giusto tatticamente, l’abbiamo preparata molto bene. Non solo oggi, ma in tutto il torneo".
Ha vinto nonostante il 51% di prime in campo: l’elogio della completezza tecnica.
"Può succedere, questo è il tennis. Sotto stato sotto di un break tanto nel primo quanto nel secondo set, ma quante volte in una partita sono stato io sopra di un break e poi ho perso il set? Lo ripeto, sono soddisfatto soprattutto dei progressi che ho mostrato, in questa partita ho capito tante cose di me stesso e del mio gioco. Dopo Indian Wells e Miami non era facile arrivare qui, praticamente ho avuto un solo giorno di riposo e ho subito cominciato ad allenarmi sulla terra. Ma abbiamo preparato molto bene il torneo, affrontando giocatori sempre diversi: sono partito da un mancino (Humbert al debutto, ndr) e sono arrivato a Carlos. Ci sono tanti aspetti positivi, soprattutto perché non avevo mai vinto un torneo così importante su questa superficie. Mi sono messo in gioco, per questo sono molto felice".
Montecarlo è il settimo Master 1000 in carriera. Gli mancano solo Roma e Madrid
La giornata perfetta: il quarto Masters 1000 consecutivo, nonché il primo sulla terra, e il ritorno al numero uno. Quanto conta essere di nuovo davanti a tutti in classifica?
"Mi fa piacere, ovviamente. Sarebbe una bugia dire il contrario. Però non cambia quello che penso e che ho ripetuto in questi giorni: io gioco soprattutto per vincere tornei. Io e Carlos siamo molto vicini nel punteggio, può cambiare tutto da una settimana all’altra. In questo momento la cosa più importante è prepararci bene per i prossimi tornei, credo lo pensi anche lui. Ci sono due Slam importanti, il Roland Garros e poi Wimbledon. Vedremo dopo quei tornei dove saremo e come sarà la classifica: la situazione a quel punto sarà un po’ più chiara. L’importante è continuare a lavorare con la mentalità giusta".
Durante la cerimonia di premiazione, ha cantato l’inno di Mameli insieme alle migliaia di tifosi che hanno fatto il tifo per lei.
"Sì, l’ho cantato. Credo che la bellezza di un inno stia anche nella possibilità di cantarlo, non credete? Essere italiano è qualcosa di speciale, non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di esserlo. Sento tantissimo il supporto dei tifosi italiani, ovunque giochi. È bello anche per il movimento: abbiamo tanti giocatori forti e ogni settimana qualcuno fa bene. Sono orgoglioso di rappresentare tutto questo e sono fiero di restituire qualcosa indietro al mio paese".
Una curiosità: mamma Siglinde è apparsa nel box solo dopo la partita, peraltro visibilmente emozionata. È stata un po’ di scaramanzia tenerla lontana dal campo?
"No no, semplicemente il giorno prima della finale non è stata tanto bene e ha preferito non venire a bordo campo. Poi alla fine ha deciso che era meglio vederla da fuori".
La mente è già al prossimo torneo da vincere?
"No, adesso ho solo bisogno di un po’ di tempo per realizzare quello che è successo. Sarà bello prendersi qualche giorno di pausa, è stato tutto molto intenso nelle ultime settimane".












English (US) ·