Sinner: "Mamma e papà invitati nel Royal Box, ma non sono riuscito a convincerli"

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In conferenza Jannik svela un retroscena che conferma il carattere riservato dei suoi genitori: "Loro hanno anche altre cose da fare, quindi li capisco"

Luigi Ansaloni

Collaboratore

3 luglio - 21:54 - MILANO

“I miei genitori nel Royal Box per il mio debutto da campione in carica? Sì, mi è stata offerta questa possibilità, ma io li conosco. Ci ho provato e gliel’ho chiesto, però la conversazione, diciamo, non è durata molto…”. L’ennesimo spaccato del rapporto tra Jannik Sinner e i suoi genitori lo offre la conferenza stampa del numero uno del mondo dopo la vittoria nel terzo turno di Wimbledon contro l’americano Jenson Brooksby. 

differenze

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A Jannik è stato fatto notare che il padre e la sorella di Iga Swiatek, campionessa in carica del singolare femminile, erano presenti nel Royal Box al debutto della polacca sul Campo Centrale, avvenuto martedì contro Taylor Townsend. Ai Championships, ricordiamolo, è tradizione che i due campioni in carica aprano il programma del Centrale lunedì per il maschile e il giorno dopo per il femminile. Sinner ha così ammesso che anche a lui era stata offerta la stessa possibilità, ma mamma e papà non hanno avuto, diciamo così, lo stesso entusiasmo dei familiari della Swiatek nell'accettare l’invito. “Non c’è stata molta conversazione su questa cosa – ha detto Sinner, scherzando e ridendo –. Vediamo, magari capiterà. Loro hanno anche altre cose da fare, quindi li capisco”. Parole che raccontano perfettamente il carattere della famiglia Sinner. Il padre Hanspeter e la madre Siglinde hanno sempre preferito una vita riservata, evitando il clamore mediatico e continuando a dedicarsi alle proprie attività anche da quando il figlio è diventato un fuoriclasse del tennis. Un atteggiamento che Jannik ha più volte definito fondamentale per la sua crescita personale e professionale. 

esempio

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Non è la prima volta che il campione altoatesino sottolinea come i genitori abbiano scelto di non seguirlo costantemente nei tornei, per lasciarlo crescere senza mettergli pressione, quasi a non volerlo disturbare, soprattutto ora che è diventato non solo un campione, ma è anche cresciuto come uomo. La loro presenza è sempre discreta e limitata a poche occasioni speciali, senza mai modificare le abitudini di una famiglia che ha sempre privilegiato la normalità rispetto alla celebrità. Tutti ricordano, ad esempio, la sofferenza di mamma Siglinde proprio a Wimbledon lo scorso anno, nella finale vinta da Jannik contro Alcaraz, così come quella vissuta a Parigi, sempre nella sfida contro lo spagnolo. La risposta di Sinner ha fatto sorridere, ma rappresenta perfettamente uno spaccato della sua vita: quella di un atleta che, pur vivendo sotto i riflettori del circuito internazionale, continua a fare riferimento ai valori con cui è cresciuto. Nessuna pressione, nessun obbligo, ma il rispetto delle scelte dei genitori, che preferiscono sostenerlo a modo loro, magari da lontano, continuando a portare avanti la loro vita e il loro lavoro come hanno sempre fatto. In un’epoca come questa, non è affatto scontato.

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