Si stima che in Italia tra il 6 e l'8% di persone soffra di dolore neuropatico cronico, una forma di dolore che ha origine da una lesione o da una disfunzione documentata del sistema nervoso centrale o periferico (spesso dovuta a diabete, infezioni virali o compressione di un nervo).
Nel cervello esistono delle cellule nervose che fungono da antidolorifici naturali che, se danneggiate, possono avere l'effetto opposto – amplificando il dolore. Un team di ricerca ha scoperto, studiando il cervello dei topi, che su queste cellule ci sono dei recettori in grado di spegnere il dolore, dando sollievo immediato a chi soffre di dolore neuropatico cronico. I dettagli sono pubblicati su Current Biology.
I recettori mu, gli interruttori del dolore
Dopo aver osservato che i topi con dolore neuropatico mostravano una sensibilità ridotta agli stimoli tattili e termici rispetto agli animali sani, i ricercatori si sono concentrati su un gruppo di recettori sensibili agli oppioidi presenti sui neuroni del locus coeruleus, l'area cerebrale coinvolta nella modulazione del dolore, i recettori mu.
Questi recettori, che si trovano nel cervello e nel midollo spinale, sono normalmente capaci di attenuare la percezione del dolore quando vengono attivati da oppioidi naturali o farmaci come morfina e fentanyl.
Eliminando selettivamente questi recettori dalle cellule del locus coeruleus nei topi con dolore neuropatico, i ricercatori hanno osservato un ulteriore aumento della sensibilità al tatto e al calore; al contrario, ripristinando i recettori sugli stessi neuroni, l'ipersensibilità veniva annullata, spegnendo di fatto il dolore. Quanto scoperto suggerisce dunque che il dolore neuropatico cronico potrebbe compromettere la capacità dei recettori mu di regolare l'attività di queste cellule cerebrali, trasformando un meccanismo naturalmente analgesico in un amplificatore del dolore.
Una strada per terapie future
Questa nuova scoperta apre la strada a nuove terapie contro il dolore neuropatico che non richiedano l'uso di oppioidi, che comportano spesso problemi di effetti collaterali, tolleranza e rischio di dipendenza. Agendo selettivamente sul locus coeruleus, gli studiosi mirano a riattivare il funzionamento corretto dei recettori mu, offrendo sollievo al dolore.
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