Ancora il Medio Oriente sotto lente dei mercati con la guerra di Israele e gli Stati Uniti contro l'Iran alla quarta settimana. Il focus delle prossime sedute, oltre che su petrolio e gas con gli attacchi alla raffinerie e alle infrastrutture energetiche, sarà su pochi macro ma di peso per capire i margini che ha l'economia globale. Per l'Italia è in agenda venerdì prossimo Moody's che, come S&P, è attesa a non modificare il proprio giudizio.
Da monitorare martedì saranno, soprattutto, gli indici pmi delle principali economie. L'attenzione è in particolare al settore manifatturiero che rimane ancora debole e che dovrebbe invertire il trend anche alla luce della nuova corsa agli armamenti. In calendario poi l'inflazione giapponese, sempre martedì, e il giorno successivo quella del Regno Unito che, però, si riferisce a febbraio e, quindi, acquista poca importanza alla luce dei recenti forti rialzi dei prezzi energetici. Altro dato da osservare sarà quello sull'inflazione preliminare di marzo della Spagna, in programma a chiusura della settimana, e utile per vedere se incorpora i primi effetti delle tensioni nel Golfo.
Lato banche centrali ci saranno gli interventi di diversi membri Bce, tra cui mercoledì alla Goethe University a Francoforte della presidente Christine Lagarde che ha già evidenziato come l'istituto sia "ben posizionato e ben equipaggiato" per affrontare "uno shock significativo in corso".
Non mancheranno anche diversi interventi di componenti della Fed. In calendario ci saranno poi giovedì le riunioni della banca centrale sudafricana e messicana, con la prima attesa lasciare i tassi fermi e la seconda ridurli di 25 punti base. "Qualora lo shock energetico dovesse protrarsi, è probabile che i tassi aumentino prima del previsto, per poi essere ridotti successivamente qualora il rialzo dei prezzi delle materie prime rallentasse la crescita economica", sottolinea Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments. Anche perché "la storia insegna che la risposta a prezzi elevati del petrolio è spesso una contrazione della domanda e un rallentamento economico". Tuttavia "nel breve termine con le aspettative di inflazione in aumento, le banche centrali avranno poche alternative se non quella di mantenere o irrigidire - rileva Willis - l'orientamento restrittivo, nel caso in cui la crisi si rivelasse più duratura del previsto".
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