Sette italiani su dieci tra quanti
usano i social includono anche i reel nell'universo
dell'informazione: il 23,6% li considera intrinsecamente
superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente
producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più
immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più
accessibili e per l'8,2% complementari alle fonti tradizionali.
Il 36,3% degli italiani (e il 58,8% degli over 64) che usa
almeno un social non sa cosa sia un meme, ma al contrario il
22,6% (e il 31,1% degli under 30) si è imbattuto in uno di essi,
che "gli ha fatto scoprire una notizia su temi di attualità,
società, politica o cultura". Sono alcuni dei dati emersi dal
21/o Rapporto sulla comunicazione del Censis, relativo al 2025,
realizzato con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset,
Rai e Tv2000, e presentato oggi a Roma.
Oggi le prime tre fonti di informazione più utilizzate sono
stabili o in flessione: i Tg con il 43,9% continuano a essere un
punto di riferimento (con una diminuzione di 3,8 punti
percentuali), Facebook (33,1%) cala di 3,3 punti, mentre i
motori di ricerca sono stabili al 23,2%. In calo sia i siti di
informazione (-2,5%) che le televisioni all-news (-2,3%), mentre
tengono meglio i social: TikTok con un calo solamente dell'1,9%
e Instagram dell'1,2% registrano rispettivamente il 12,5% e il
15,5% dell'utenza. In aumento il Gr Radio (+1,7%).
Il 66,4% della popolazione verifica sempre, spesso o a volte
la veridicità delle notizie diffuse dai media principali, mentre
il 59,5% cerca di evitare di informarsi attraverso i media più
diffusi e il 58,0% legge come riportano le notizie per scovare
interpretazioni ideologiche. Sei persone su dieci (60,6%) si
informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i media più
diffusi parlano poco o niente, e il 64,6% verifica le notizie
dei media indipendenti o delle fonti alternative. Circa la metà
della popolazione (il 49,1%) segue autori su temi specifici
perché condividono la stessa visione del mondo, il 52,2% impiega
i social per trovare interpretazioni indipendenti, mentre solo
il 25,5% paga per avere informazione indipendente.
La maggioranza degli italiani (il 61,6%) non si sentirebbe a
proprio agio a informarsi con un mezzo interamente generato
dall'IA. Allo stesso tempo, c'è una schiera non indifferente di
persone che sono favorevoli (38,4%): di queste, il 30,1% si
dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano
supervisionati da esseri umani, il 8,3% accetterebbe anche nel
caso in cui fossero completamente gestiti dall'IA. I contrari
temono il rischio di disinformazione o fake news (34,8%) e danno
più valore a prodotti umani (26,8%).
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1 giorno fa
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