Dalle parate incredibili su Neymar e Lewandowski al trasferimento al Psg saltato per un’intossicazione alimentare: è arrivato il momento del portierone messicano
Il signor “Tecciztecatl” avrà sorriso compiaciuto nel vedere il suo erede coi guantoni baciare i pali dell’Azteca dopo l’ultima passeggiata nel Pantheon Mondiale. Memo Ochoa, 41 anni il 13 luglio, ha preso parte alla sua sesta Coppa del mondo insieme a Messi e Ronaldo - gli unici a riuscirci - e ha salutato il Messico a modo suo, dando un bacio ai legni di uno stadio che ne ha visto crescere i ricci e le rughe lungo gli zigomi. Il tutto sotto la guida di Tecciztecatl, il Dio azteco della luna, santo protettore del portierone messicano di cui ci si ricorda sempre ogni quattro anni da vent’anni, durante i mondiali.
i suoi mondiali
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Ochoa s’affida al Dio della luna perché il sole si vede tutti i giorni, mentre per la luna piena bisogna aspettare un mese. Per Memo, all’ultimo ballo col suo Messico, è lo stesso coi mondiali: per vedere la sua miglior versione devi attendere stagioni su stagioni in cui finisce nel dimenticato, sommerso da valanghe di campionissimi, di trofei, di coppe e coppette, ma alla fine lo vai a cercare sulle figurine in ogni estate: Ajaccio, Malaga, Standard Liegi, Granada, due anni alla Salernitana, AEL Limassol. In Serie A ci si ricorda di lui per un prestazione “mondiale” contro l’Inter, con dieci parate una dopo l’altra, o un Milan-Salernitana da brividi, ma il suo giardino è la Coppa del mondo. Aguirre gli ha regalato l’ultima passerella contro la Corea del Sud, mandandolo in campo al posto di Rangel a un quarto d’ora dalla fine. Il resto, sono foto: un partitone col Brasile nel 2014, quando tolse dall’incrocio ragnatele e palloni, e un rigore parato a Lewandowski nel 2022; un cameo nel 2006, da terzo, il Mondiale in cui s’è divertito di più perché non aveva pressioni, e altri miracoli sparsi nel 2018, quando planò proprio dalla luna per fermare la Germania campione del mondo. Guillermo è rimasto lo stesso: se prendete una foto di vent’anni fa troverete la stessa fascia con cui tiene a bada i ricci, lo sguardo profondo e le manone sicure. Ha giocato titolare tre mondiali, 2014, 2018 e 2022, mentre nel 2006, 2010 e 2026 ha fatto il secondo.
il destino nel 13
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Una decina di anni fa fu messa in giro la leggenda delle sei dita, tirata fuori anche dopo la sfida col Brasile. Tutto falso: “Colpa dei greci. Dovevo andare all’Olympiacos, era il 28 dicembre: per noi è il giorno degli scherzi. Uno di questi riguardava me e le mie presunte sei dita. In Messico ci risero su, ma in Grecia qualcuno ci cascò o finse di farlo”. Ochoa lo raccontò a Sportweek col sorriso di un ragazzino, anche perché ammise di averci giocato anche un po’ su: “Cos’altro avrei potuto fare? Alimentava la mia carriera”. Iniziata nel Tigres UANL, una squadra che non esiste più, e continuata nel Club America, dove indossò per la prima volta il numero 13. Questione di scaramanzia: Ochoa è nato il 13 luglio e ha debuttato a 18 anni il 13 giugno 2004 in una partita dove il calcio d’inizio era fissato per le 13. È stato il primo portiere messicano a giocare in Europa e l’unico a finire nella lista dei candidati al Pallone d’Oro: nel 2007 prese un voto. Maradona dirà: “È tra i primi tre portieri al mondo”. Ochoa aveva 22 anni ed era appena arrivato terzo col Messico in Coppa America. È stato il simbolo di un Club America campione di tutto e di una nazionale capace di battagliare con gli Stati Uniti nella Gold Cup.
il psg saltato
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Saluta il Messico dopo 153 presenze - terzo all time - e una sfilza di premi individuali: due volte giocatore dell’anno all’Ajaccio, due allo Standard Liegi, MVP della Salernitana durante l’annata 2022-23, conclusa con la salvezza e infine parate. Nel 2011 ha sfiorato il Psg: era tutto fatto e definito, ma una storia controversa legata al doping fece saltare tutto. Prima di giocare la Gold Cup - competizione vinta sei volte, un record - fu trovato positivo e di conseguenza sospeso. Dopo alcuni mesi si scoprì che la colpa era di un da un’intossicazione alimentare di un pranzo di squadra. Alla fine, va comunque in Francia, ma all’Ajaccio, in Corsica, terra di venti e montagne. Diventa un idolo anche lì: tre anni di parate a raffica.
portiere per caso
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A cambiarli la vita è stato il Brasile, però. La parata di puro istinto su Neymar nello 0-0 di Fortaleza. A molti ha ricordato l'intervento top di Gordon Banks su Pelè nel 1970. Fred lo definì “un miracolo”, O'Ney rimase incredulo. La mano de Ochoa contro quella de Dios. “Per la prima volta vidi il mio nome in Medio Oriente e in Cina. Si parlava di me in ogni angolo del mondo, e la foto era la stessa: io che paravo”. Non male per uno diventato portiere per colpa di un virus. Ochoa aveva 12 anni, si divertiva come punta, segnava parecchio, ma un’influenza di stagione mise fuori gioco tutti i portieri della squadra. “Me ne serve uno tra i pali, chi va?”. Memo rispose presente. Inconsapevole che la sua carriera sarebbe cambiata per sempre. Aguirre l’ha aggregato alla squadra per l’ultimo giro di campo e di vita sportiva. Ochoa ha trascinato il Messico tre volte agli ottavi, mentre nel 2022 si è fermato ai gironi. Il miglior risultato de la “Tri” restano i quarti di finale nel 1970 e nel 1986, entrambi giocati in casa. I sedicesimi sono un buon punto di partenza per sfatare in tabù. In panchina, nel frattempo, ci sarà il ragazzo coi ricci castani, protetto da Tecciztecatl. Il 30 giugno, in Messico, è prevista la luna piena.









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