"Scrivete la storia": così il Senegal di Bruno Metsu fece la festa alla Francia campione del mondo

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Nel 2002, la sfida inaugurale del torneo nippocoreano tra africani e transalpini terminò con un risultato a sopresa. Merito del (compianto) tecnico francesi dalla chioma fluente dei Leoni della Teranga che seppe toccare le corde giuste...

In onore e memoria di Bruno Metsu. Dei suoi capelli lunghi, della sua giacca con le maniche tirate su quasi fino al gomito. Della sua passione per l’Africa. Del suo amore per l’Africa. Trentuno maggio 2002 (pensate che differenza col calendario odierno) a Seul si alza il sipario sul Mondiale numero 17, il primo in Asia, tra Corea e Giappone. In campo i campioni uscenti, che sono anche campioni d’Europa: la Francia domina il mondo calcistico a cavallo del cambio di secolo. E con loro c’è una vittima sacrificale che pare perfetta, il Senegal che debutta in un Mondiale. Non c’è partita, ben che vada i Leoni della Teranga possono essere considerati una Francia B visto che gli 11 titolari giocano tutti in Ligue 1, ma spesso in squadre lontane dalla ribalta, e sono guidati da un allenatore che nell’Esagono è considerato un professionista onesto ma modesto. 

la sua africa

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Metsu ha scoperto l’Africa nel 2000, quando è sbarcato in Guinea, e poco dopo ecco il Senegal. Potenza dormiente del continente. Che Bruno risveglia. Nel febbraio di quel 2002, in Mali, il Senegal arriva alla sua prima finale continentale. Perde ai rigori col Camerun di Eto’o e Mboma, ma il gruppo prende coscienza della propria forza. 

Senegal's national team coach Bruno Metsu, from France, right, hugs an unidentified team member, left, after Senegal defeated France 1-0 in  their Group A World Cup 2002 soccer game Friday, May 31, 2002 at the World Cup Stadium in Seoul, South Korea. Also in Group A are Denmark and Uruguay. (AP Photo/Elise Amendola)

brutte parole

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Al Mondiale 21 dei 23 convocati da Metsu giocano in Francia. E sentire i colleghi della nazionale francese parlare con molto poco rispetto del primo rivale sul cammino per la difesa del titolo conquistato in casa quattro anni prima genera un moto d’orgoglio notevole. È Bruno ad accendere la miccia. Il ct fa leva soprattutto sulle parole del capitano Marcel Desailly, che minimizza il rivale africano, lui di origini ghanesi. Brutta cosa. Bruno carica i suoi, tocca i tasti dell’orgoglio, della rivendicazione, della dimostrazione. Boom. 

voglia di riscatto

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“Vieira per me era come un fratello – dice Khalilou Fadiga – ma quel giorno era un nemico”. Pat il senegalese. Pat che gioca per la Francia e poi apre una scuola calcio a Dakar. I francesi confondevano con superiorità Souleymane e Henri Camara. Supponenza. Metsu danza su questo spartito, le star che guardano dall’alto in basso compagni di squadra o avversari nello stesso campionato. Voglia di riscatto. Zidane non gioca, un problema in meno per i Leoni della Teranga. 

le formazioni

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E poi la partita. Le formazioni? Da una parte Barthez, con Thuram, Leboeuf, Desailly e Lizarazu in difesa, Vieira e Petit in mezzo, Wiltord, Djorkaeff, Henry e Trezeguet davanti. Uno squadrone. Dall’altra Sylva in porta, Coly, Diatta, Malick Diop e Daf centrali, Salif Diao, Aliou Cisse, Papa Bouba Diop, Pape Malick Diop e Moussa N’Diaye il granitico centrocampo, Fadiga e El Hadji Diouf in attacco. 

il gol

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In campo sono scintille, entrate forti come le parole che vengono scambiate nella lingua comune, quella della potenza coloniale che si è imposta sull’idioma locale. E alla mezz’ora la svolta: Petit porta palla, scarica su Djorkaeff in posizione centrale, di spalle, assediato da Daf che si è preso una licenza notevole, andando a pressare in mezzo lui che è il terzino sinistro. Daf ruba palla e serve El Hadji Diouf, gazzella che evita saltando il macchinoso morso di Leboeuf e lo lascia li sdraiato sull’erba, va via a sinistra e centra col destro, e in mezzo all’area trova la quercia Diop, un primo tiro respinto da Barthez, poi il tap-in vincente. 

 CALCIO - MONDIALI , FRANCIA - SENEGAL- O-1 , IL GOAL-   -Senegal's Pape Bouba Diop (C-on ground behind France's Emmanuel Petit) scores the first goal of the 2002 FIFA World Cup Korea/Japan in Seoul, 31 May 2002, as French goalkeeper Fabien Barthez (L) and midfielder Youri Djorkaeff (R) look on.  Senegal jumped out to a 1-0 first half lead over defending world champions France in their opening Group A match. ANSA  / JACQUES DEMARTHON/JI

festa nazionale

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E la difesa a oltranza, la festa nazionale. Il presidente del Senegal chiama negli spogliatoi e decreta un giorno di vacanza per il Paese. Il Senegal ha battuto la Francia e poi ha pareggiato con Danimarca e Uruguay. Gli africani erano pronosticati come buoni ultimi nel girone, chiudono al secondo posto e agli ottavi fanno fuori la Svezia, diventando la seconda nazione del continente ad approdare ai quarti, dopo il Camerun 12 anni prima in Italia. Un golden gol nei quarti contro la Turchia chiude il sogno senegalese, ma la storia è stata scritta. Il ritorno in patria eroico. 

scritta la storia

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“Sta a voi scrivere la storia – aveva detto Metsu ai suoi uomini negli spogliatoi di Seul prima di quella sfida piena di cose contro chi aveva comandato nel Paese africano per decenni –. Sta a voi ergervi al rango di migliori ambasciatori del vostro Paese e del vostro continente”. I senegalesi avevano ascoltato il ct francese, e le sue parole erano entrate nel cuore, nella testa e nei muscoli di questi ragazzi fin lì poco considerati. “Folkloristici” li aveva definiti con sprezzo Desailly. 

morte precoce

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E Bruno? Aveva sposato una senegalese, il giorno dopo la sua conversione all’Islam. Era diventato Abdulkarim. Ma come spesso succede le cose in Africa si erano complicate assai rapidamente. Divergenze con la Federazione, il Ministero, liti con papaveri inutili e dannosi. E adieu. Metsu se n’è andato dal Senegal poco dopo quell’impresa, e purtroppo anche dal mondo nell’ottobre del 2013, tre mesi prima di arrivare ai 60 anni, attaccato da un cancro al colon. In Africa lo chiamavano ‘Lo stregone bianco’, e sì, il ragazzo nato vicino a Dunkerque era sceso in Africa per dare una mano al Senegal a scrivere un pezzo di storia del calcio, facendo una magia.

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