"Scrivete che vinceremo", ma l'aereo si schiantò: 60 anni fa la tragedia di Brema

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Il 28 gennaio 1966 il volo Lufthansa 005 atterrò male e si schiantò al suolo senza lasciare sopravvissuti: a bordo c'era l'Italia del nuoto, diretta al meeting in Germania. I sogni spezzati di sette azzurri tra i 16 e i 22 anni

Paolo Marcacci

28 gennaio - 10:12 - MILANO

Erano nati per stare in acqua. Avevano appena sfiorato la terra. Sentirono sopra di loro il cielo che si capovolgeva, senza avere il tempo di vederlo. Ogni volta che ci si ricorda di quel giorno, di quell'ora, la mente torna ad associare corsie d'acqua che non ospitano alcuna bracciata a lingue di fiamma incorniciate dal fumo nero, visibile a chilometri di distanza, in un ossimoro di desolazione. Il Boom economico aveva già toccato il suo apice, si sentivano in lontananza i "...primi vagiti di un Sessantotto ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare". Erano sbocciati i cantautori e al tempo stesso Gigliola Cinquetti cantava "Dio come ti amo". Le stesse parole che loro sussurravano al nuoto e alla vita. Pensiamo mai, ogni volta che alziamo lo sguardo verso il cielo e la rotta di un aereo unisce un "da" e un "per", a quante esistenze, sogni, paure, destini stanno sotto un groviglio di cinture allacciate, nella contemporaneità d'una fusoliera? E c'è sempre chi per la prima volta sta volando, chi di volare continua ad aver paura. Tutti, però, si rilassano quando comincia la discesa, quando meno piccoli si fanno gli alberi, le automobili, le ferrovie. Il cielo sopra Francoforte era già un lenzuolo grigio quando salirono a bordo. Non era pioggia vera, era nebbia che cominciava a precipitare, poi nebbia di nuovo più leggera.

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