A un anno e mezzo dall'approvazione del piano il ministro chiama tutti, Regioni e Asl, a fare la propria parte perché norme, risorse e strumenti, a partire dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa, ci sono
15 febbraio 2026

Orazio Schillaci è forse il primo ministro della Salute a prendere di petto l'emergenza delle liste d'attesa. Ora a un anno e mezzo dall'approvazione del suo piano chiama tutti - dalle Regioni a chi dirige Asl e ospedali - a fare la propria parte perché norme, risorse e strumenti, a partire dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa, ci sono.
Cosa risponde a chi la critica dicendo che non si vedono effetti?
Ci sono Regioni che applicano la legge, a esempio aprendo gli ambulatori nei fine settimana, e i risultati ci sono. Ci sono realtà in cui i recall sulle prenotazioni hanno recuperato molte prestazioni che si sarebbero perse. Ci sono strutture che si sono riorganizzate per gestire meglio le agende e aumentare le disponibilità. Chi critica in passato semplicemente ha scelto di non occuparsi del problema. Io l'ho fatto. Parliamo di un fenomeno che in decenni si è cronicizzato e che non si risolve in un batti baleno. Ma se mai si comincia, le cose non cambiano. Oggi ci sono regole chiare, stabilite per legge e in questi anni abbiamo dato anche le risorse
La nuova piattaforma, come dimostrano i dati, è in grado di monitorare i tempi di attesa per singola prestazione in ogni ospedale. Prima non era possibile. Come li userete i dati?
I dati ci aiutano a capire realmente l'andamento dei tempi d'attesa o se ci sono troppe prestazioni in intramoenia, cioè quelle a pagamento per i cittadini. E questo ci permette di sollecitare in modo mirato le Regioni e anche di attivare controlli specifici come abbiamo fatto con i Nas. I cittadini tramite la piattaforma possono consultare i dati a livello nazionale, le Regioni ci hanno chiesto di aspettare prima di pubblicare anche quelli a livello di singola azienda e prestazione. Noi siamo pronti.
I dati mostrano che ci sono ancora prestazioni per le quali in una struttura si devono attendere diverse centinaia di giorni. Come interverrete in questi casi?
Il ministero ha un potere di controllo e vigilanza che stiamo esercitando con un confronto costante con i presidenti di Regione che, in diversi territori, sanno bene quanto sia urgente un cambio di passo a livello organizzativo. È davvero inaccettabile che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera. Noi facciamo la nostra parte ma il controllo più efficace è quello dei direttori delle strutture.
Nei giorni scorsi ha strigliato le Regioni sulle liste d'attesa invitandole a non ritoccare o truccare i dati. Ci sarà bisogno in casi estremi di usare i poteri sostitutivi che sono previsti per legge oppure avere oggi i dati può permettere di lavorare insieme?
Sono convinto che lavorando insieme possiamo imprimere una svolta. I poteri sostitutivi sono una soluzione estrema prevista dalla legge ma è interesse in primo luogo delle Regioni dimostrare ai propri cittadini di essere in grado di migliorare l'efficienza dei servizi. Questo significa che se un'azienda fa troppa intramoenia, mi aspetto che il direttore generale intervenga per far rispettare la legge; se si riscontrano agende chiuse – vietate dalla legge – bisogna che la Regione intervenga sull'azienda
Il cittadino che paga per le prestazioni in libera professione attende pochi giorni: l'intramoenia va cambiata o va controllata meglio per evitare abusi e da chi va controllata?
La legge parla chiaro: l'attività in intramoenia non deve superare quella garantita dal Servizio sanitario nazionale. E sempre la legge dice che i direttori generali delle aziende devono controllare che questa norma sia rispettata intervenendo anche con la sospensione dell'intramoenia. La legge dà elementi per evitare abusi, sono strumenti che vanno messi in atto se vogliamo dare risposte ai cittadini.
Tra le norme più favorevoli per il cittadino che lei ha voluto è prevista la possibilità, in caso di ritardo, che il Cup faccia avere la prestazione nel privato in intramoenia gratis o pagando solo il ticket. Viene applicata? E il cittadino può difendersi se gli viene rifiutata questa possibilità?
Alcune Regioni hanno attivato servizi per l'applicazione di questa norma, ma non è ancora sufficiente. È un diritto del cittadino che va garantito e lo deve fare l'azienda. Non è ammissibile che gli venga rifiutato. Se questo accade, è bene che sia segnalato. E le garantisco che riceviamo segnalazioni e ce ne facciamo carico immediatamente con la Regione interessata. A breve, partirà una campagna di comunicazione proprio per aumentare la consapevolezza di ogni cittadino sui propri diritti.
Il piano sulle liste d'attesa prevedeva anche alcuni interventi come l'unificazione dei cup regionali per avere tutte le disponibilità tra pubblico e privato convenzionato. A che punto sono le Regioni?
Alcune regioni lo hanno già fatto, altre lo stanno facendo. È una sfida che dobbiamo portare a casa: il privato convenzionato deve dare il suo contributo, non è ammissibile che metta a disposizione solo le prestazioni più vantaggiose. Oltre a questo è fondamentale anche formare il personale addetto ai Cup.
Le Regioni secondo il piano hanno anche la possibilità di aprire gli ambulatori nei week end e la sera pagando meglio gli straordinari a medici e infermieri. È una possibilità che stanno usando e funziona?
In Piemonte è stato fatto ed ha funzionato. Nel 2025, come comunica la Regione, sono state erogate oltre 250mila visite fuori orario e stanno lavorando a un piano anche per il 2026. Un modello che ritengo sia replicabile












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