Sawe e la maratona sotto le 2 ore: allenamento, dieta e recupero spiegati da Berardelli

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Dentro il metodo di un coach élite: strategie, numeri e abitudini per migliorare davvero le prestazioni

Irene Righetti

2 maggio - 11:15 - LONDRA

Dietro un risultato storico come quello di Sabastian Sawecapace di fermare il cronometro a 1h59’30” alla TCS London Marathon — c’è un lavoro invisibile, costruito giorno dopo giorno. A raccontarlo è il suo allenatore, Claudio Berardelli, che abbiamo incontrato a Londra. Non un’impresa nata per caso, ma il risultato di un percorso tecnico e umano molto preciso, fatto di scelte radicali e dettagli curati al limite.

Un obiettivo costruito nel tempo

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L’idea di abbattere il muro delle due ore non era un’illusione improvvisa. Berardelli spiega che il progetto esisteva da tempo, anche se non era scontato che si concretizzasse proprio a Londra: “Sotto le due ore no, anche se sapevo che Sabastian era in grandissima condizione. Ci stavamo lavorando da tempo all’idea delle due ore, ed è successo a Londra perché si sono allineate le stelle, tutto era perfetto”. Per chi corre, questo significa una cosa chiara: i grandi risultati nascono da cicli lunghi, non da picchi improvvisati. La gara è solo la punta dell’iceberg.

Carico di lavoro: volume e intensità fuori scala

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Uno degli aspetti più impressionanti riguarda la struttura degli allenamenti. Sawe non è stato semplicemente “portato in forma”: è stato trasformato. “Da quando ho la fortuna di allenarlo abbiamo cambiato molte cose. Era un ragazzo inespresso che nessuno aveva ancora scoperto. E c’è ancora molto da scoprire”, racconta Berardelli. Il salto di qualità passa da numeri che, anche per runner evoluti, restano estremi: “Abbiamo alzato tantissimo il livello di carico, sia dal punto di vista del volume sia dell’intensità. Nelle ultime 6 settimane è rimasto sempre sui 200 km a settimana, con un picco di 240 chilometri”. Ma non è solo questione di chilometri. È la qualità a fare la differenza: “A un mese dalla maratona ha corso 40 km a duemila metri in 2h01’, che equivale a una maratona in 2h07’”. Tradotto in chiave “active”: non basta correre tanto. Serve alternare volume e lavori specifici che simulino lo sforzo gara, anche in condizioni più difficili (quota, fatica accumulata).

 media@londonmarathonevents.co.uk

Il recupero come parte dell’allenamento

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Se il carico è altissimo, il recupero diventa decisivo. Non è un accessorio, ma un pilastro: “È fondamentale: il recupero consiste nel riposare il più possibile”. Nel centro di Kapsabet, in Kenya, dove Sawe vive e si allena, la routine è  focalizzata: “La loro vita è fatta di molto riposo e un’alimentazione semplice, poi c’è tutta la parte legata alla fisioterapia”. Un messaggio chiaro per chi corre: senza recupero adeguato, anche il miglior programma perde efficacia.

Fisioterapia quotidiana e prevenzione

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Il lavoro sul corpo è continuo e strutturato. Berardelli ha costruito uno staff dedicato: “Tre fisioterapisti keniani e un supporto italiano, Francesco Lancini, che ci segue e fa anche formazione”. Gli strumenti sono quelli della performance moderna: “Massaggi, tecar, pressoterapia e tutto un lavoro di prevenzione e supporto in palestra”. La frequenza? Altissima: “Quasi quotidianamente effettua massaggi”. Per un runner amatoriale questo si traduce in un principio semplice: non aspettare il dolore. La prevenzione vale più della cura.

Stabilità mentale senza etichette

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Curiosamente, non c’è un mental coach nel team. Non perché non serva, ma perché il lavoro mentale è integrato nella quotidianità: “Con i ragazzi svolgo un po’ anche questa funzione. Tutti i giorni lavoro su questo aspetto perché avere una stabilità personale è alla base di tutto”. Qui il punto è centrale: la continuità mentale conta quanto quella fisica. Routine, equilibrio e ambiente fanno la differenza più delle singole tecniche motivazionali.

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Alimentazione: semplicità ed equilibrio

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Nessuna dieta estrema o sofisticata. Sawe segue un’alimentazione tipicamente keniana: “Tre pasti principali più due snack, con un apporto notevole di carboidrati e proteine, spesso vegetali attraverso i legumi”. L’elemento simbolo è l’ugali: “Una polenta bianca che mangia tutti i giorni a cena, insieme a verdure e spezzatino di carne. Niente di troppo complesso”. Per chi corre: non serve inseguire mode nutrizionali. Conta la costanza, l’equilibrio e l’adeguatezza ai carichi di lavoro.

Il segnale del talento

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Infine, come si riconosce un fuoriclasse? Non sempre dai dati, ma dai momenti in cui rompe gli schemi. Berardelli ricorda un episodio chiave: “Alla mezza maratona di Siviglia 2022 doveva fare la lepre fino ai 10 km e poi fermarsi. Invece ha proseguito e ha vinto facendo il record della gara. Lì ho capito che forse c’era qualcosa di buono”. È il dettaglio che distingue un buon atleta da un campione: la capacità di andare oltre il programma quando il corpo (e la testa) lo permettono.

Per chi pratica running, la storia di Sawe non è replicabile nei numeri, ma nei principi sì: costruzione a lungo termine, equilibrio tra carico e recupero, attenzione al corpo e semplicità nelle abitudini. È lì che nasce la performance.

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