Dalla gioventù fra tennis ed equitazione al lancio del martello: la storia e le ambizioni dell'atleta emiliana che stasera vuole confermare l'oro di Roma 2024
Sara Fantini sogna una serata da Leo Fabbri, o da Nadia Battocletti se preferite: confermarsi campionessa europea nel lancio del martello a Birmingham due anni dopo l’oro vinto a Roma 2024. L’azzurra ha chiuso al quarto posto le qualificazioni di lunedì (70,51 metri, in testa la danese Katrine Koch Jacobsen con 72,62) ma in questa stagione ha lanciato la terza miglior distanza tra le partecipanti alla finale: 75,62 lo scorso 16 luglio a Madrid, a soli 15 centimetri dal suo record italiano di 75,77 che resiste dal 2022. Il via alle 20.45 italiane: tra le favorite le finlandesi Krista Tervo (77,35 a maggio) e Silja Kosonen (76,41 a giugno), sempre pericolosa la 41enne polacca Anita Włodarczyk, tre ori olimpici, quattro mondiali e quattro europei, qualificata con la penultima misura utile.
la storia
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Fantini gareggia sempre con un ciondolo a forma di martello al collo, regalo della madre per il suo primo titolo italiano, eppure da giovane l’atletica non era minimamente nei suoi pensieri. Figlia d’arte (il padre, Corrado “Cocco” Fantini, è arrivato 11° nel getto del peso nella finale olimpica di Atlanta 1996; la madre Paola Iemmi era una specialista delle prove multiple e poi del giavellotto), la 28enne emiliana non voleva trascorrere le giornate in quel mondo in cui aveva visto i genitori allenarsi con estrema fatica. Così per sette anni ha giocato a tennis e ha praticato anche l’equitazione, con la “monta americana”, quella dei classici film western. La scintilla con i lanci è scoccata durante l’adolescenza, prima con il disco e poi con il martello. Finalista olimpica a Tokyo 2021 e a Parigi 2024, nel 2022 ha tolto a Ester Balassini il record italiano della specialità che resisteva da 17 anni e ha vinto anche la medaglia di bronzo agli Europei di Monaco (71,58).
un nuovo allenatore
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Quest’anno ha deciso di cambiare allenatore. Dopo una vita trascorsa a Bologna con Marinella Vaccari (ex coach anche di Balassini), si è trasferita sempre in Emilia alla corte di Renzo Pozzo, con cui ha trovato nuovi stimoli. “Con Renzo ho modificato tecnica, preparazione e modo di lavorare – ha raccontato Fantini alla vigilia di questi Europei – Il rischio era non sapere esattamente dove sarei arrivata, ma la risposta è stata sorprendente: sto bene, la stagione è andata in modo molto positivo, anche inaspettato”. Sono comunque molto grata del percorso che ho fatto con Marinella, di crescita e di scoperta - ha aggiunto la lanciatrice tesserata per i Carabinieri - È stato molto importante per la mia formazione. Ma dall’anno scorso sentivo il bisogno di cambiare qualcosa per fare un ulteriore salto di qualità. Una scelta che mi ha fatto tornare ancora più voglia di andare al campo ad allenarmi. Per ora con Renzo abbiamo fatto un ottimo lavoro e sono convinta di cosa va costruito per i prossimi anni. Siamo solo all’inizio”. In futuro Fantini, che studia lettere all'università di Parma, pensa anche a un’esperienza all’estero con l’obiettivo di provare a giocarsi una medaglia a Los Angeles 2028.
cancellare i pregiudizi
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Il lancio del martello, soprattutto al femminile, non è una specialità molto praticata in Italia: Fantini domina gli Assoluti all’aperto da 10 stagioni consecutive (è imbattuta dal 2017). “Resistono ancora alcuni stereotipi - rivelava prima degli Europei di Roma 2024 - E ci sono anche problemi legati al reclutamento delle ragazze che non vogliono praticare questa specialità per ragioni sociali. Io però dico sempre che ognuno deve avere il diritto di esprimersi in totale libertà e nella propria unicità”. Proprio per cercare di cancellare i pregiudizi legati ai corpi delle atlete, dagli Europei di Birmingham sono in vigore le nuove linee guida dell’Ebu (in italiano Unione europea di radiodiffusione, l’organizzazione che riunisce le principali emittenti internazionali) “per una copertura mediatica rispettosa dell’atletica femminile”. Secondo la saltatrice in lungo serba Ivana Španović, che ha contribuito alla stesura del documento insieme alla federazione europea di atletica, “il modo in cui vengono trasmesse alcune competizioni può infatti avere anche gravi effetti a lungo termine sulla salute mentale delle atlete”.









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