Il cantante in gara con il brano 'Ora e per sempre': "Nato con aiuto di mio figlio. Cover 'The Riddle' in chiave reggaeton ma non quello di Bad Bunny"
18 febbraio 2026 | 17.40
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Dopo undici anni di assenza, Raf si prepara a tornare a Sanremo con ‘Ora e per sempre’, un brano profondamente autobiografico, scritto insieme al figlio Samuele. Un progetto nato quasi per caso, tra le mura di casa. “La canzone viene da uno spunto di mio figlio - spiega il cantante -. Dovevo aiutarlo a costruire la melodia di un ritornello, mi sono messo al piano e abbiamo iniziato a lavorarci insieme. Poi mi ha detto: ‘Forse è meglio se la fai tu, te la cedo volentieri’”. Da lì è iniziato un percorso creativo che si è intrecciato con la storia personale di Raf. Mentre lavorava al testo, l’artista ha ritrovato un biglietto ingiallito del 1996, proveniente da Cuba, con le promesse matrimoniali alla moglie Gabriella, scritte da un sacerdote canadese, quando i due si sono sposati.
“In quel biglietto c’era la frase ‘finché morte non vi separi’ - spiega Raf -. Mi sembrava triste. L’avevo sbarrata e avevo scritto in spagnolo: ‘ora e per sempre’. Ho pensato che potesse essere il titolo della canzone”. Il brano che porterà all’Ariston diventa così il racconto di due ragazzi che si incontrano alla fine degli anni ’80, crescono insieme mentre il mondo cambia, si complica e si fa più duro. Nel testo si accenna anche alla mancanza di empatia dei potenti verso popoli sopraffatti. Ma, come in tutte le canzoni pop, c’è un barlume di speranza: “So che quando il sole sorgerà ci troverà ancora insieme’ dico nell’ultimo verso. Sono convinto che l’amore prevalga su tutto” evidenzia.
Il rapporto con il figlio Samuele è uno dei cardini di questa fase artistica e anche personale dell'artista. “Con mio figlio amiamo ritrovarci a tavola tutti i giorni - spiega -. È un rito che conserviamo con cura. Io ho un piccolo home studio, lui ha il suo, lavoriamo lì. Con difficoltà, perché lavorare con i figli è una delle cose più complicate”. Raf non nasconde le tensioni, tipiche di ogni rapporto padre-figlio. “Samuele è molto sensibile. C’è sempre stata una sottile polemica tra noi, ma crescendo è diminuita. Ora ha 25 anni, è più affrontabile. Il suo punto di forza è la scrittura, ha un linguaggio più attuale del mio. È bello sapere di aver scritto a quattro mani con mio figlio. Venticinque anni fa non lo avrei mai immaginato”. Nel corso della sua carriera, ha partecipato quattro volte al Festival: 1988 (‘Inevitabile follia’), 1989 (‘Cosa resterà degli anni ’80’), 1991 (‘Oggi un Dio non ho’) e 2015 (‘Come una favola’). Ma il rapporto con la kermesse non è mai stato lineare. “Non l’ho né odiato né amato. È cambiato il festival, sono cambiato io - ammette -. In passato non ho avuto un bel feeling, basta guardare le classifiche. Sono andate maluccio, poi i brani sono diventati successi”.
La competizione, ammette, non lo ha mai appassionato. “Non mi piace fare gare. È una forzatura pensare che la mia canzone sia migliore della tua. Negli ultimi anni però il festival è cambiato: è diventato l’unico palcoscenico che ti dà visibilità se hai un progetto nuovo”. Un cambio di rotta che individua soprattutto nella direzione artistica di Claudio Baglioni. “Prima neanche lo guardavo. Da Baglioni in poi ha preso una bella piega, molto più musicale. Ora mi piace”. Raf resta una figura centrale della musica italiana anche per il suo ruolo di autore. Nel 1987 firma, insieme a Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi, 'Si può dare di più', brano vincitore di Sanremo interpretato da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Tozzi. Un successo che ancora oggi rappresenta una pietra miliare della sua carriera.
Parlando della cover di ‘The Riddle’, mitica canzone anni ’80 di Nik Kershaw, che canterà con i The Kolors, Raf spiega: “È un brano del 1984, lo ricordo bene perché uscì lo stesso anno di ‘Self Control’. Ho pensato di prendere quella marcia irlandese e metterci un ritmo più ballabile, quasi reggaeton. Ma non è il reggaeton di Bad Bunny”. L’obiettivo era non snaturare l’anima pop del pezzo: “La versione di Gigi D’Agostino era molto da deejay, qui invece la canzone resta pop. Penso che ci divertiremo”. Sul piano personale, Raf rivendica con orgoglio la solidità del rapporto con la moglie Gabriella: “Siamo una coppia molto solida. Dopo tanti anni sembra incredibile, anche noi a volte non ci crediamo”. Secondo Raf, non è un caso che sempre più artisti portino sul palco storie familiari: “Non abbiamo più pudore nel mostrare lati intimi. Forse ce n’è bisogno. I rapporti interpersonali sono difficili. È importante ricordare che ci sono persone che si amano: uomo e donna, padre e figlio, madre e figlia”.
Sul tema Eurovision, il cantante prende una posizione più netta. Interpellato sulla possibilità di partecipare, in caso di vittoria, dopo le polemiche legate alla presenza di Israele, ammette: “Non ci avevo pensato. La scelta di Levante di non andare ha tutta la mia solidarietà. Mi chiedo perché ci sia Israele e la Russia sia esclusa da tutte le competizioni sportive e dall’Eurocontest. È uno dei motivi per cui non andrei. Devo rifletterci bene, ma penso di essere certo di non andare”. A non convincerlo è anche il format del contest: “Non mi si addice. È un baraccone spesso kitsch, tutto è eccesso - fa notare -. Che vado a fare? Quando ci andai con Tozzi era diverso, c’era l’orchestra. Oggi non mi viene voglia”. Infine, Raf mette a confronto il successo duraturo con le vittorie momentanee: “Meglio avere successo che vincere Sanremo. Vincere è bello ma non è sinonimo di carriera. Non ti garantisce nulla”. (di Federica Mochi)
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