L'artista in gara con il brano 'AI AI'. "Cessate il fuoco? Oggi è diventato sentire comune"
Dargen D'Amico
19 febbraio 2026 | 13.55
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Non tutti arrivano a Sanremo con l’obiettivo di conquistare il podio: c’è anche chi sceglie il palco dell’Ariston per lanciare una provocazione. È il caso di Dargen D’Amico, che con 'AI AI' si prepara a trasformare la gara in un terreno di riflessione sull’intelligenza artificiale, sul futuro della creatività e su un Paese che, a suo dire, rischia di rimanere indietro. Un’operazione che si inserisce nel percorso del nuovo disco ‘Doppia mozzarella’, in uscita il 27 marzo prossimo, che conferma la sua vocazione di usare la musica anche come strumento critico. "Alle pagelle dei brani mi avete dato sei - esordisce subito incontrando i giornalisti - Che voto è sei?". Alla base del brano, spiega il cantante, “c’è un grande dubbio su cosa succederà quando la macchina prenderà il controllo. Nasce dalla riflessione che, nonostante l’Ia stia entrando in modo violento nelle nostre vite, in Italia non c’è nessun dibattito sui rischi dell’intelligenza artificiale". Il pezzo è stato scritto ‘a puntate’, con l’idea che risale a un paio d’anni fa e poi "si è stratificata”.
A livello musicale, sottolinea, 'AI AI' ha sonorità fine anni Sessanta “un periodo in cui la ‘macchina’ ha iniziato ad avere un peso enorme nel mondo, e quella sonorità mi è sembrata una metafora perfetta. Non l’ho scritto per Sanremo. Non pensavo proprio che mi avrebbero richiamato. Non c’erano stati grandi contatti con la ‘casa madre’ Rai”. Le polemiche più significative del suo rapporto con il Festival risalgono all'edizione 2024, quando durante la prima serata dopo l'esibizione di ‘Onda Alta’, l'artista invocò lo stop ai conflitti in Medio Oriente. Poi qualche giorno più tardi, ospite di Mara Venier, venne interrotto dalla conduttrice di 'Domenica In' mentre parlava di migranti e dei costi economici dell'accoglienza. L'interruzione scatenò accuse di censura sui social e proteste da parte delle opposizioni politiche.
“Io non ho niente contro la Rai - sottolinea - sarebbe come avercela con un ministero. Non avevo molte speranze che prendessero il brano. Ma sono certo che mi fanno parlare: ho sempre parlato liberamente. Nessuno mi ha mai detto cosa dovevo dire”. Quanto al suo rapporto con Sanremo, “l'ho sempre guardato e penso che abbia un ruolo importante in questo Paese. La mia canzone è una festa, sì, ma la vita è un intreccio di tragedia e commedia. Io cerco di rappresentare il tempo in cui vivo. A Sanremo devi essere coerente con te stesso e io l’ho fatto”. L’Ariston, per lui, non è mai stata una zona comfort. “È come essere nudi in pubblica piazza - ammette -. Ma a Sanremo bisogna essere sinceri in modo spudorato”. Quest'anno il Festival si svolgerà con le tensioni geopolitiche ancora forti. "Il messaggio del cessate il fuoco è diventato un sentire comune - fa notare -. Anche chi dubitava" due anni fa "si è ‘bagnato’ nel sangue degli scontri. Credo che nessuno abbia dubbi su quello che succede in Palestina”.
Guardando ai conflitti in generale, “io non mi sono dimenticato né dell’Ucraina né dello scempio delle istituzioni russe. Ma neppure del fatto che come Stato italiano siamo complici del genocidio a Gaza - sottolinea -. La musica deve avere un significato che vada oltre la strumentalizzazione, deve dare un senso di fratellanza e comunione”. Il titolo del nuovo album 'Doppia mozzarella' nasce da una riflessione sulla società attuale: “E’ una frase contenuta in un brano - spiega -. Mi sembrava perfetto: come collettività ci siamo abituati ad avere necessità comandate, non siamo più padroni della nostra volontà. Spesso aggiungiamo cose pensando di migliorarci, di riempire un vuoto, ma poi ci troviamo più insoddisfatti di prima”. Il disco è stato costruito in modo artigianale: “Ci ho lavorato con i miei amici musicisti. Forse sarà il mio ultimo disco senza Ia: qui l’intelligenza artificiale non c’è”. Durante la settimana del Festival, Dargen accompagnerà la canzone con un progetto parallelo, “un documentario in pillole sui miei canali”.
E per la serata delle cover si esibirà insieme a Pupo e al trombettista Fabrizio Bosso in una cover di ‘Su di noi’. “Avevo scelto inizialmente un artista che avevo già visto a Sanremo: volevo portare un brano del passato, anche per nostalgia. Ma quel brano era già stato preso da altri - rivela -. Così ho detto: perché non mandare un messaggio sul palco, a cui tengo tantissimo? Volevo usare musiche che arrivano da altre culture e dare un messaggio di unione, non di divisione. Poi Carlo Conti ha capito che era un’idea importante e mi ha proposto Pupo. Lui ha accettato ‘sulla carta’, con fiducia”. Parlando ancora di intelligenza artificiale, Dargen D’Amico torna più volte sull’immagine diffusa dalla polizia dopo gli scontri a Torino che mostra un poliziotto aiutare un collega aggredito, una foto che secondo quanto riportato da facta.news, è stata modificata con l’intelligenza artificiale. “Finché le forze dell’ordine useranno fotografie modificate con l’Ia non possiamo fidarci di ciò che vediamo. Potrebbe non esistere più niente di vero”.
La sua posizione è netta: “L’Ia la vedo come una complicazione. Potremmo vivere meglio. Credo vada usata solo per questioni di vita o di morte. Per ora preferisco farne a meno”. Anche la copertina del nuovo album va in questo senso, con il cantante che sfoggia un collier fatto di matite di stoffa: “La matita rimanda a un mondo artigianale, più rispettoso dei diritti e dell’umano”. Tra provocazione e impegno civile, Dargen D’Amico è pronto a tornare al Festival di Sanremo a modo suo, continuando a osservare con attenzione il presente: "Oggi - ammette - mi considero un sognatore… nel mio cinismo". (di Federica Mochi)
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