L'ex bianconero che nel 1996 era in campo nella storica vittoria della Bosnia contro la Nazionale di Sacchi parla della sfida di stasera, ma non solo: "Il termometro del calcio italiano è la Juve. Mi piace il carattere tosto di Gattuso. Avrei voluto Barella al Bayern..."
Quando una giovane Bosnia ferita disarcionava il ct Arrigo Sacchi dal cavallo azzurro, 5 novembre 1996, Hasan Salihamidzic detto Brazzo, che in bosniaco significa “fratello”, aveva il 10 sulla schiena. Segnò e a Sarajevo fu festa per settimane. Oggi l’ex juventino, a 49 anni, nutre la speranza del suo popolo proprio con i ricordi di quel giorno: "Nessuno ha dimenticato la vittoria di 30 anni fa, anzi sappiamo che può succedere ancora", racconta da Monaco di Baviera in italiano perfetto. Salihamidzic tiferà da lì, anche se il cuore batte a Zenica.
Brazzo, come sta vivendo la Bosnia questo grande evento?
"Non so da quanti anni ci mancava una notte così speciale, per una nazione come la nostra è qualcosa di più di una singola partita. In campo andrà una generazione di talenti, ma con due giocatori d’esperienza alla guida: Kolasinac e Dzeko, in Italia li conoscete bene. Siamo una squadra interessante, con un grande ct come Sergej Barbarez: io e lui abbiamo vissuto serate di questo tipo, in una decisiva per la qualificazione a Euro 2004 contro la Danimarca potevamo chiudere in vetta il girone, ma finì 1-1 e arrivammo quarti... Nessuno vuole rivivere quella delusione".
Che ricorda del suo gol all’Italia di Sacchi, che poi si dimise?
"Finì 2-1, avevo 19 anni e per me era l’onore più grande, visto tutto ciò che avevamo vissuto. Era uno dei primi grandi momenti calcistici della Bosnia appena nata, serviva a dimenticare le sofferenze. Ringraziamo ancora l’Italia per essere venuta a giocare quella amichevole, significava tantissimo. Al tempo avevate una Nazionale impressionante, uno 'squadrone' come dite voi, ma da lì è partita la nostra storia: in un tempo difficile, la gente aveva bisogno della propria nazionale".
Che atmosfera bisogna aspettarsi a Zenica?
"Sarà pure uno stadio piccolo, a capienza ridotta, ma ci sarà un’atmosfera unica: non la dimenticherete. Il popolo sarà un giocatore in più, poi parlerà il campo: anche se qualcuno pensa il contrario, ci sarà qualità".
A portarla nella Bosnia c’è, soprattutto, il baby Alajbegovic?
"Non so se giocherà titolare o meno, ma è un talento generazionale: nessuno dubita che avrà un futuro abbagliante. In squadra ha un campione come Dzeko, la cui leadership può servirgli. Ma non è l’unico, ci sono tanti giovani che, se in giornata, sanno cambiare le partite: Bajraktarevic si sta facendo notare al Psv, Demirovic ha qualche anno in più ma è una certezza allo Stoccarda".
Nell’Italia, invece, non c’è lo stesso squadrone di un tempo.
"Gli azzurri vivono un momento difficile, tutto il movimento è più debole rispetto a un tempo e non solo da quest’anno. Per me il termometro del calcio si chiama Juventus, la squadra che amo perché, voglio dirlo, sarò bianconero per la vita. Quando la Signora non è al massimo, anche la Nazionale la segue ma, ovviamente, la stessa cosa funziona al contrario. Sono sicuro che Juve e Italia torneranno in cima, ma spero accada dopo questo playoff: per la nostra gente è troppo importante andare in America".
Barella è eccezionale, ma anche Locatelli e Esposito... Avete tanti giocatori pericolosi
Hasan Salihamidzic
Qualcuno, però, le piacerà in questa generazione italiana...
"Il fatto che abbia qualche stella in meno delle precedenti, non significa che questa Italia non sia forte. Ho molto rispetto per tutti gli azzurri: Barella, ad esempio, è eccezionale e l’ho guardato spesso quando facevo il ds al Bayern. Ma poi, da Locatelli a Esposito, avete tanti giocatori pericolosi".
Che cosa ricorda delle battaglie in campo con Gattuso?
"Col suo Milan incredibile ha eliminato il mio Bayern nel 2007. Poi, quando sono venuto alla Juve, ce le siamo suonate per bene: mi piaceva perché aveva un carattere tosto come il mio, sapeva trascinare. Ora in panchina lo vedo furbo e intelligente, molto preparato. Accanto ha sempre Gigi Buffon: a Torino avevo un rapporto ottimo, è rimasta la stima anche se non ci telefoniamo da un po’. Sento più Giorgio Chiellini, che adesso ha molto da fare con il nuovo lavoro...".
Per chiudere, ha visto il video degli italiani che hanno esultato appena è passata la Bosnia?
"Se ne parla tantissimo a Sarajevo. Senza voler colpevolizzare nessuno, in una partita che si basa su pochissimi dettagli questo episodio può aggiungere motivazione ai nostri. Ripeto, la Bosnia è tosta e sarà accompagnata da una grande atmosfera allo stadio. Non è ancora il momento di festeggiare per l’Italia..."









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