Il belga nel ritiro della nazionale: "Il Milan resta il Milan, sono fiero di essere in una squadra così grande". De Winter: "Ho imparato molto, ho acquisito esperienza e penso di essere cresciuto"
11 giugno - 10:05 - LOS ANGELES
Accanto ad Alexis Saelemaekers, spunta Koni De Winter, compagno di club e di Nazionale, difensore che a differenza dell’esterno si esprime in olandese, ma può confermare quanto sia stato complicato quest’anno nella centrifuga milanista. È un assunto che vale in tutte le lingue del mondo: “Posso dire che giocare per il Milan è… difficile – ha ammesso il centrale belga, 24 anni domani, dal ritiro americano della sua nazionale con sede vicino a Seattle -. C’è molta pressione, molte aspettative. Penso che un giocatore debba imparare a gestire tutto questo, e che abbia fatto una buona scelta ad andare in questo grande club. Ho imparato molto, ho acquisito esperienza e personalmente penso di essere cresciuto molto”.
Nonostante tutto, per De Winter evidentemente c’è del buono in questa annata senza Champions, che deve essere andata di traverso invece al compagno Alexis: in francese, Saelemaekers ha mostrato poca voglia di parlare approfonditamente del Diavolo e di ciò che accadrà nel futuro: “È un peccato non aver raggiunto gli obiettivi di stagione, ma il Milan resta comunque il Milan, un club mitico - ha detto l’esterno quasi 27enne (farà il compleanno a fine mese, nel cuore della Coppa del Mondo) -. In rossonero devi mostrare il 100% in ogni allenamento, in ogni partita. Personalmente, ho dimostrato di poter stare a questo livello e sono fiero di essere in una squadra così grande".
Allora, Saelemaekers, è merito del Milan se sta per giocare il suo primo Mondiale?
"Intanto, questa possibilità è un vero orgoglio per me, è il frutto del lavoro che paga dopo tanti anni di fatiche: ovviamente, è giocare in un club così grande come il Milan che mi ha reso più maturo e mi ha portato fino a qua”.
In questo momento si parla molto anche del suo futuro. Quanto spazio occupano i pensieri legati al club? Vuole dire qualcosa ai tifosi rossoneri?
"Al momento la cosa più importante per me è la Coppa del Mondo. Tutto ciò che riguarda il club lo metto da parte, non è davvero una delle mie preoccupazioni: preferisco semplicemente concentrarmi su questo grande evento".
A proposito, come state vivendo l'adattamento agli Stati Uniti e alle condizioni climatiche che troverete durante il torneo?
"Per abituarci il più velocemente possibile, le prime notti non sono state le più semplici, ma è anche per questo che arriviamo un po’ prima, per poterci acclimatare più rapidamente e abbiamo tutti i comfort attorno a noi per stare bene… Personalmente, il caldo non mi fa così paura. Ho la fortuna di giocare in un Paese come l’Italia dove le temperature sono comunque abbastanza alte. Penso che la cosa più importante sarà la nostra mentalità in campo".
Ma per lei qual è la temperatura ideale per giocare a calcio?
"Quando si è concentrati sul campo durante una partita, non ci si concentra necessariamente sulla temperatura... Però, se devo dare una preferenza, penso che 20 gradi siano un ottimo compromesso".
Come si immagina all'interno del sistema di gioco del Belgio?
"Penso di avere un ruolo nel 4-3-3. Sono piuttosto versatile e questa è una delle mie qualità. Posso anche adattarmi al ruolo di terzino destro: penso di averlo già fatto nel corso della mia carriera, quindi non sarebbe necessariamente un problema".
Nel gruppo del Belgio c’è davvero qualche problema o siete uniti nelle differenze?
"Posso dirvi che il gruppo sta davvero molto, molto bene. E che siamo uniti. Quello che anima di più lo spogliatoio penso sia Doku. È un ragazzo che ha davvero gioia di vivere e fa bene a tutti avere un giocatore così".
Ha citato uno dei giocatori chiave della rosa: c’è un po’ di preoccupazione sulle sue condizioni. Come sta?
"Abbiamo anche fiducia nello staff medico e sappiamo quanto è strategico Doku per noi: può fare la differenza quando è al 100% e quindi speriamo sia subito al massimo".










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