Sabatini: "Il ds è un ponte tra società e squadra. Il mercato? Sì al confronto, ma gli allenatori si devono fidare"

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during the Serie A match between Torino FC and AS Roma at Stadio Olimpico di Torino on April 12, 2015 in Turin, Italy.

intervista

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Il mestiere del ds è cambiato con il passare degli anni. Ne abbiamo parlato con l'ex direttore della Roma. "I giocatori li ho sempre scelti io. L’occhio umano e le emozioni batteranno sempre algoritmi e nuove tecnologie”.

26 maggio 2026 (modifica alle 19:24) - MILANO

La figura del direttore sportivo negli ultimi anni è stata investita da una vera e propria metamorfosi del mestiere. Sono cambiati i compiti, in primis. Il diesse oggi non è più soltanto un esperto di calciatori, ma anche di bilanci, contabilità, economia. Si chiama ancora “direttore sportivo”, ma la parte sportiva non è più l’unica di cui si deve occupare. Ne abbiamo parlato con uno dei direttori che ha fatto la storia di questo lavoro, Walter Sabatini. Un totem del nostro calcio. “È vero che il mestiere è cambiato, si è evoluto. Ma i giocatori li sceglie sempre il direttore. L’occhio umano e le emozioni batteranno sempre algoritmi e nuove tecnologie”.

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