Russia, Israele e Qatar alla Biennale 2026, Venezia si conferma l'Onu delle arti

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Dal 9 maggio al 22 novembre vedrà la partecipazione di 99 Paesi e 31 Eventi collaterali

Dopo due edizioni segnate dall’assenza in seguito all’invasione dell’Ucraina, la Russia tornerà a partecipare alla Biennale di Venezia riaprendo il proprio padiglione nazionale in occasione della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, che si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 con la partecipazione di 99 Paesi e 31 Eventi collaterali. Anche Israele conferma la propria presenza, segnando un ritorno che riflette il delicato equilibrio geopolitico che caratterizza la storica manifestazione veneziana.

La Russia torna alla Biennale Arte dopo aver ritirato nel 2022 la mostra prevista, all’indomani dello scoppio della crisi ucraina, mentre nel 2024 Mosca aveva concesso il proprio padiglione nazionale alla Bolivia. Quest’anno, invece, presenterà “The Tree is Rooted in the Sky”, un’esposizione che riunisce oltre 50 giovani musicisti, poeti e filosofi provenienti dalla Russia e da altri Paesi.

La Biennale ha confermato ad ArtNews di non aver mai vietato la partecipazione della Russia, precisando che l’istituzione non decide in linea generale quali nazioni possano o meno prendere parte alla manifestazione. Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali, ha respinto l’idea di un “ritorno”: il padiglione ai Giardini, ha affermato, ha sempre rappresentato la “presenza della Russia nello spazio culturale veneziano”. L’esposizione sarebbe, nelle sue parole, la prova che “la cultura russa non è isolata” e che i tentativi di “cancellarla”, attribuiti alle élite politiche occidentali negli ultimi quattro anni, “non hanno avuto successo”.

Come spesso accade, alcune nomine hanno già sollevato polemiche. Un gruppo di artisti e operatori culturali ha lanciato una petizione online per chiedere l’esclusione del pittore Predrag Đaković dal ruolo di rappresentante della Serbia, sostenendo che non rispecchi “la qualità della produzione artistica contemporanea” del Paese. Il collettivo attivista Art Not Genocide Alliance (Anga) ha invece invitato la Biennale a escludere Israele dall’edizione di quest’anno finché non sarà “chiamato a rispondere dei suoi crimini”, minacciando in caso contrario “un boicottaggio totale di artisti e pubblico”.

L'edizione 2026 della Biennale Arte, intitolata In "Minor Keys" e curata dallo staff di Koyo Kouoh, si presenta con un’attenzione crescente verso nuove presenze internazionali. Tra le novità spiccano sette Paesi presenti per la prima volta: Repubblica di Guinea, Repubblica di Guinea Equatoriale, Repubblica di Nauru, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia e Repubblica Socialista del Vietnam. El Salvador debutta con un proprio padiglione.

Sarà presente di nuovo anche Santa Sede, con un padiglione dal titolo "L’orecchio è l’occhio dell’anima", che vede come commissario il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, e curatori Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, che hanno scelto il Soundwalk Collective per un'installazione. Il padiglione dell'Italia avrà come titolo "Con te con tutto", curato da Cecilia Canziani e che vedrà protagonista l'artista Chiara Camoni.

Di fronte ai 'segnali politici' che alcuni osservatori e commentatori hanno voluto leggere nel ritorno di alcuni paesi, la Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco ha voluto precisare con un comunicato alcuni elementi di chiarezza: "La Biennale di Venezia è un’istituzione aperta, e ne sono espressione le partecipazioni nazionali che nascono da iniziative spontanee. Ogni Paese riconosciuto dalla Repubblica Italiana può infatti chiedere autonomamente di partecipare. Può darne semplice comunicazione qualora sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, oppure trasmettendo una lettera dell’autorità governativa competente nel caso in cui non disponga di un proprio Padiglione permanente. Si ricorda inoltre che i Paesi non riconosciuti dalla Repubblica Italiana hanno negli anni trovato forme di presenza e di espressione nell’ambito degli Eventi Collaterali". "Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, la Biennale di Venezia esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte. La Biennale, e così la città di Venezia, si confermano luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo la vicinanza fra i popoli e le culture e auspicando sempre la fine dei conflitti e delle sofferenze", viene precisato nel comunicato dell'istituzione.

Il Sudafrica non avrà un proprio padiglione alla Biennale 2026. Il ministero della Cultura lo ha confermato dopo settimane di incertezza iniziate a gennaio, quando il ministro aveva annullato all’improvviso una mostra dedicata a Gabrielle Goliath per le preoccupazioni legate a un’opera che faceva riferimento a un poeta palestinese ucciso a Gaza. L’Australia, al contrario, ha reintegrato l’artista Khaled Sabsabi come proprio rappresentante, dopo averne revocato la nomina quando la sua scelta era diventata un caso politico. Altri paesi si prendono una pausa: la Nigeria, ad esempio, non parteciperà a questa edizione, ma ha già annunciato il ritorno per la 62esima Biennale nel 2028.

A fine 2024 la curatrice Koyo Kouoh, direttrice dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, era stata nominata prima donna africana alla guida della Biennale Arte. Kouoh è scomparsa improvvisamente nel maggio 2025, ma il tema da lei scelto, “In Minor Keys”, sarà realizzato come previsto dal team curatoriale che aveva personalmente selezionato. Con un percorso tra 'processioni', giardini, oasi e scuole d'arte, celebrando relazioni, umanità e meraviglia, la 61esima edizione si presenterà come un grande esercizio di ascolto. Al centro dell'Esposizione, 111 artisti e collettivi selezionati (nessun italiano e pochi europei in genere) secondo un criterio di risonanze e convergenze più che di appartenenze geografiche o generazionali. Un'orchestrazione che trasformerà la mostra in una costellazione di pratiche capaci di attivare comunità, memoria e immaginazione politica, in un mondo attraversato da tensioni e violenze. (di Paolo Martini)

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