Gli isolani non giocheranno in patria, ma in giro per il Vecchio continente: una soluzione che aiuta tutti e che soprattutto permetterà di risanare il bilancio, mentre la Federazione viaggia alla media di un tecnico all’anno, e con l’ultimo sono volati gli stracci
Francesco Palma
16 giugno - 09:41 - MILANO
Cardiff, Liverpool, Edimburgo: sono le sedi delle tre partite casalinghe delle Figi. No, non è uno scherzo, né un errore di qualcuno non particolarmente ferrato in geografia. Il Nations Championship 2026 prevede tre partite in casa e tre in trasferta per ognuna delle 12 formazioni partecipanti, divise in due blocchi: d’estate le squadre dell’Emisfero Sud (più il Giappone, considerata rugbisticamente tale) e in autunno quelle europee. Le Figi invece non giocheranno mai nel loro Paese, anche se ufficialmente le tre partite contro Galles, Inghilterra e Scozia – seppur logisticamente in trasferta – sono considerate in casa, e qui sta il motivo della decisione, su proposta della stessa federazione figiana stando a quanto riporta il Guardian.
più introiti e (quasi) tutti contenti
—
Le Figi giocheranno verosimilmente in tre stadi pieni, visto che affronteranno il Galles al Cardiff City Stadium, l’Inghilterra all’Hill Dickinson di Liverpool (stadio dell’Everton di calcio) e la Scozia al Murrayfield di Edimburgo. E giocando ufficialmente “in casa” avranno dei guadagni di gran lunga maggiori di quelli che avrebbero avuto giocando nella capitale Suva, impianto da 15mila posti ma non paragonabile ai grandi stadi europei. Il Nations Championship, infatti, distribuirà i guadagni proprio come se gli isolani fossero i padroni di casa, anche se lo stadio sarà verosimilmente pieno di tifosi britannici. Non è la prima volta che accade: nel 2021 l’Argentina giocò due test match “in casa” contro il Galles a Cardiff, e quelle due partite aiutarono molto le finanze dei Pumas, messe in crisi dal Covid. Lo stesso si presume accadrà con le Figi, che stanno vivendo una fase particolare dal punto di vista economico: dopo aver accumulato diversi debiti la federazione figiana ha iniziato un percorso di risanamento che ha migliorato la situazione, ma non abbastanza da potersi lasciar scappare un’occasione del genere. Va detto anche che dall’altra parte c’era tutto l’interesse a giocare in Europa, sia per comodità e per risparmiare alle big una complicatissima trasferta nel Pacifico, sia per giocare in stadi chiaramente più “televisivi”. In questo senso, l’idea accontenta tutti, tranne forse i giocatori – che dovranno sorbirsi due tour in pochi mesi in giro per l’Europa – e soprattutto i tifosi figiani che saranno costretti a delle levatacce notturne per seguire la propria Nazionale, a causa delle 11 ore di differenza di fuso orario: le tre partite si giocheranno infatti alle 14.10 orario britannico, quindi all’1.10 di notte ora figiana.
debiti
—
La Federazione figiana, come tante altre, ha patito tantissimo gli anni del Covid, arrivando al 2022 con una perdita di circa 1,3 milioni di dollari figiani (circa mezzo milione di euro). Negli anni successivi i figiani si sono affidati ai “trustees”, degli amministratori fiduciari incaricati di rimettere a posto i conti della Federazione. Nel 2023 il presidente ad interim Peter Mazey parlava di un debito superiore ai 3,5 milioni di dollari figiani, circa 1,4 milioni di euro. Negli anni le Figi sono riuscite sempre a chiudere con un leggero utile, che serviva però a pagare i vari debiti accumulati, tra cui un prestito da 2,7 milioni di dollari figiani (circa un milione di euro) proveniente direttamente da World Rugby. Secondo la stessa federazione il risanamento aveva prodotto una svolta da oltre 3 milioni di dollari figiani, circa 1,2 milioni di euro. Il problema è che il margine resta bassissimo: nel 2024 Fiji Rugby Union ha dichiarato un utile netto di appena 105.962 dollari figiani, cioè circa 41mila euro. Tradotto: ogni 100 dollari incassati, alla federazione restavano circa 36 centesimi. Nel 2025 è andata un po’ meglio, con 231.920 dollari (90mila euro) di utile. Ma serve un’ulteriore svolta, e queste partite possono darla.
questione allenatori
—
Le Figi sono none nel ranking, sono una squadra ormai ampiamente consolidata e considerata da tutti pericolosa e difficilissima da affrontare. Eppure continuano a non avere una stabilità tecnica. Nel 2023 dovevano andare al Mondiale con Vern Cotter, che però si dimette (“motivi personali” spiegherà il neozelandese) pochi mesi prima del torneo. Viene chiamato di corsa Simon Raiwalui, un pezzo di storia del rugby figiano con 43 presenze tra il 1997 e il 2006 e poi per 6 anni (dal 2012 al 2018) allenatore della mischia delle squadre allenate da Gonzalo Quesada, oggi c.t. dell’Italia, ma che non aveva mai fatto il capo allenatore. Raiwalui comunque in pochi mesi fa sognare le Figi, che battono l’Inghilterra in un test pre-Mondiale, poi superano il girone umiliando l’Australia e sfiorando il colpaccio col Galles, per poi uscire ai quarti proprio contro gli inglesi in una partita particolarmente controversa. Nonostante questo, annuncia che non rinnoverà il contratto con le Figi e a fine Mondiale lascia. Arriva Mick Byrne, con cui però la luna di miele dura meno di due anni, e sul cui addio le versioni non combaciano. La Federazione scrive che “lascia per motivi di salute”, mentre il tecnico australiano spiega: “Non ho lasciato io e di certo non per motivi di salute, mi hanno esonerato. È vero, combatto con un cancro alla prostata da 12 anni, ma la mia salute è ampiamente sotto controllo, tutti hanno visto le mie cartelle cliniche. Questa situazione ha portato anche altri a guardarmi con occhi diversi. Io sto bene e voglio lavorare, pensare a dei contratti da firmare e discutere dei miei guadagni. Tutto quello che si è sparso in giro mi ha molto deluso”. Raccolti gli stracci volati da entrambe le parti, le Figi si presenteranno al Nations Championship con in panchina Senirusi Seruvakula come allenatore ad interim, in attesa del prossimo nome che a quel punto sarebbe il quinto in quattro anni.









English (US) ·