L'artista, classe 1995, presenta il primo album di inediti 'Mangiami pure' in uscita il 27 marzo', un viaggio tra desiderio, fragilità e visioni. "Sanremo? Magari con la canzone giusta"
Roshelle apre una nuova fase del suo percorso con 'Mangiami pure', primo album di inediti in uscita il 27 marzo prossimo per Bmg. Un progetto che arriva dopo oltre due anni di ricerca e scrittura, e che segna un passaggio deciso verso una dimensione più personale e definita. Dopo il percorso a X Factor 2016, negli anni la cantautrice lodigiana, al secolo Rossella Discolo, classe 1995, ha costruito una cifra stilistica riconoscibile, collaborando con artisti come Geolier, Giorgia, Elisa, Guè e Rkomi ma è in questo disco che il suo linguaggio diventa più intimo e stratificato, libero da schemi e costruito per suggestioni.
Tra malinconia e aperture sognanti, 'Mangiami pure' si muove come un flusso in continua trasformazione, tra synth pop, alternative rock e sfumature indie. La direzione artistica è di Tommaso Ottomano, che ha tradotto anche visivamente questo universo in un immaginario sognante, come nella cover dell'album, una cucinia d'altri tempi simile a una doll house alterata dalla presenza fuori scala di Roshelle. Come in una scatola di cioccolatini assortiti, in 'Mangiami pure' ogni brano ha un suo gusto, dolce o amaro, delicato o intenso, sempre imprevedibile, e diventa un viaggio sensoriale tra desiderio e fragilità. Uno stimolo alla scoperta, rafforzato anche dal modo in cui l'invito alla presentazione dell'album è arrivata ai giornalisti: tramite una piccola scatola di cioccolatini. A raccontare all'AdnKronos la nascita di questo album è la stessa artista.
'Mangiami pure' mescola sentimenti molto malinconici ad aperture sognanti. Com’è nato?
"È nato da storie di vita vera. Diciamo che ogni canzone è stata scritta il giorno dopo che è successo qualcosa. Sono contenta di essere riuscita a racchiudere, con le parole e con le melodie, il sentimento che ho provato in alcuni frangenti. La scatolina di cioccolatini l'ho pensata perché il messaggio che c’era dietro è l’ombra di quella bellezza appetitosa che può scaturire dal guardare una scatola così bella di cioccolatini: quel volerli mangiare tutti in una volta, che poi ti fa stare male. In realtà è come fare una scorpacciata di sentimenti, di qualcosa che ti attira tanto, di cui sei appassionato. Ed è un po’ quello che mi è successo con i sentimenti, purtroppo: ne ho abusato in alcune situazioni in cui avrei potuto tirarmi fuori prima. Però la mia passione per le ombre mi ha incuriosita e mi incuriosisce sempre tutto quello che mi succede e che decido di vivere. Non ho voluto voltare le spalle alla paura di stare male. Anzi, direi che la sofferenza è stata un motore".
Quindi l’hai usata per fare musica?
"Esatto. Qualcosa di doloroso che posso trasformare in qualcos'altro".
Restando nella metafora della scatola di cioccolatini, è un disco da divorare tutto d’un fiato o da assaporare lentamente?
"Mi piacerebbe che chi si approccia all’ascolto si prendesse il tempo di ascoltarlo. Non è un album lungo, dura circa mezz’ora. Mi piacerebbe che si ascoltassero le parole e che ci si desse la possibilità di ascoltare anche i suoni, quello che le parole non sanno dire. Perché ci sono tante anime oltre la mia voce e le mie parole, ci sono quelle dei musicisti, c’è la visione del direttore artistico che ho scelto per lavorare a questo disco. È come entrare in una casa, quello è il suo modo di arredarla, la sua visione del lavoro. Secondo me è stato fatto un grande lavoro anche a livello artistico e di direzione musicale".
La cover richiama molto l’immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie. È voluto?
"Sono affascinata dalla scena in cui Alice si rimpicciolisce e si ingrandisce, ma più per un fatto emotivo, empatizzo con lei. È attratta da quella bevanda e non si fa problemi a provarla. Il suo obiettivo è entrare in quella porta. Vede qualcosa di attraente e non si fa scrupoli, poi però diventa minuscola e lascia la chiave sopra. Si pente, inizia a piangere e nel suo mare di lacrime nuota. Ed è proprio grazie a quel mare di lacrime che riesce a passare dalla serratura. Mi sono ritrovata molto in questa scena, perché è molto più profonda di quello che sembra. Cercare soluzioni, sbagliare, soffrire e poi comunque riuscire ad arrivare al proprio obiettivo, anche in un modo diverso da come lo avevi immaginato. Le cose che ci piacciono ci influenzano, anche senza volerlo. Non c’era una volontà di citare direttamente, ma è sicuramente un immaginario affine".
Chi altro ti influenza nel tuo lavoro?
"Ci sono tanti artisti: disegnatori come Egon Schiele, oppure Edward Gorey, che ha fatto dei disegni molto macabri ma bellissimi. Poi Tim Burton e Danny Elfman e mi sono appassionata molto al cinema, ho guardato tutto Hitchcock negli ultimi tre mesi".
E la letteratura?
"Shakespeare per me è fondamentale. Ho letto praticamente tutto, tranne le commedie che sto iniziando ora. È come se impostasse un mood dentro di me. Da quando ho iniziato a leggerlo non è più stato come prima. È incredibile anche come riesca a entrare nella psicologia femminile. Ho finito da poco 'Romeo e Giulietta' e ci sono parti in cui lui pensa a lei e lei pensa a lui che mi distruggono. C’è una frase che mi ha colpito molto: 'Com’è dolce l’amore posseduto quando anche le sue ombre sono così piene di gioia'. L’ho capita profondamente, perché questo disco si basa molto su ciò che ho messo nei vuoti, su quello che succede nell’assenza, nella privazione. Mi capita spesso che quello che sto vivendo lo ritrovo nei libri che leggo, come un approfondimento naturale".
C’è un brano che rappresenta più degli altri il disco?
"In realtà ogni canzone è tutto il disco. Non toglierei nulla e nessuna è a sé stante. Forse 'Fever', che è solo nel vinile e non nel digitale, è un po’ una pecora nera. Però direi che il disco è un unico corpo. Anche se c’è una canzone che amo molto cantare, 'Musa'".
L'album attraversa generi diversi, dal synth-pop all’indie fino a atmosfere più eteree. Come li hai messi insieme?
"Non abbiamo fatto una scelta precisa di genere, né io né Tommaso. Abbiamo messo insieme elementi che descrivessero delle sensazioni: l’eleganza, la nobiltà dell’animo, che magari si traducono in archi e atmosfere eteree. Poi ci sono momenti più ritmici, ma sempre coerenti nel contesto. Non è stato un processo architettonico. È stato più un lavoro per far arrivare al meglio ogni canzone, ogni storia. La musica si è costruita quasi magicamente. I provini partivano con atmosfere diverse e poi, nel costruire il disco, si è sprigionato l’'aroma'".
Com’è stato lavorare con Tommaso Ottomano?
"Molto naturale. Mi sono sentita rispettata nelle mie storie. Mi sento fortunata perché ha reso queste canzoni più di quello che immaginavo potessero comunicare. Ha messo insieme una squadra di musicisti bravissimi. È stato magico lavorare con un artista che stimi, è molto stimolante. Ho imparato tanto dal suo modo di decidere, di tenere insieme le cose. È come un fil rouge, mentre fai il puzzle non capisci bene cosa stai costruendo, ma alla fine vedi il quadro completo".
Che esperienza vorresti che l’ascoltatore vivesse ascoltando il disco?
"Mi piacerebbe che, come succede a me con le opere che amo, chi ascolta si sentisse ispirato a creare qualcosa. Se scrive, che si metta a scrivere. Se dipinge, a dipingere. Se fa musica, a fare musica. È una grande ambizione, ma mi piacerebbe. Io sono sopravvissuta anche grazie all’arte degli altri".
Sei partita 10 anni fa da X Factor e hai fatto un percorso in continua crescita. Come sei cambiata?
"Totalmente. Ho sviluppato una maggiore consapevolezza, soprattutto rispetto a quello che voglio dire e a come voglio dirlo. Oggi mi sento più in grado di prendermi le responsabilità. Prima cercavo di capire, mi muovevo un po’ in una bolla, anche facendo cose importanti ma senza rendermene pienamente conto. Ora è diverso. Le canzoni nascono da un’esigenza reale di dire qualcosa, non dal semplice fare una canzone".
Ci sono territori che vuoi esplorare in futuro?
"In questo disco ho accennato a qualcosa che riguarda le mie radici, come il canto lirico e gregoriano. Magari in futuro approfondirò quella direzione. Però non voglio decidere ora: non so cosa vivrò e come avrò voglia di raccontarlo".
Ci sarà modo di ascoltarlo dal vivo?
"Sì, assolutamente. Stiamo lavorando al tour con musicisti, spero anche con gli archi. Sarà molto bello".
Sanremo è nei tuoi piani?
"Non è un pensiero fisso, ma mi piacerebbe far parte del cast. È un bel contesto per scoprire musica e artisti interessanti. Se arrivasse la canzone giusta, mi piacerebbe portarla lì e lasciare qualcosa". (di Federica Mochi)












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