Roma e Juve hanno bruciato 1,5 miliardi in 5 anni: perché la Champions è fondamentale per entrambe

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Si sfidano stasera i due club che hanno accumulato le maggiori perdite in Serie A. Costi in riduzione e bilanci in miglioramento, ma servono i ricchi premi della coppa per essere sostenibili

Marco Iaria

Giornalista

1 marzo - 08:12 - MILANO

La Champions serve come il pane, soprattutto per Roma e Juventus. Ecco perché sfide come quella di stasera assumono un valore doppio, se non triplo. Intendiamoci: è un’ovvietà dire che la Champions sposta i bilanci. Ma non vale per tutti allo stesso modo. Giallorossi e bianconeri sono quelli che hanno più disperato bisogno dei ricchi premi Uefa, perché sono anche quelli più indietro nel percorso verso la sostenibilità finanziaria. Basta guardare, banalmente, i bilanci al 30 giugno 2025: Juventus -58 milioni, Roma -54, Napoli -21, Milan +3, Inter +35, Atalanta +38, in rigoroso ordine... inverso di virtuosismo contabile. Allargando lo sguardo, si percepisce ancora meglio la differenza. 

che gap

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Nelle ultime cinque stagioni, la Roma ha accumulato una perdita di 642 milioni, la Juve addirittura di 847 milioni. Nessuno ha fatto peggio in Serie A: Inter e Milan hanno riportato un deficit aggregato rispettivamente di 472 e 149 milioni, concentrato nei primi anni, mentre il Napoli (+11 milioni) e l’Atalanta (+154) sono in territorio positivo. Giallorossi e bianconeri, invece, hanno perso insieme 1,5 miliardi. Tantissimo. Certo, c’è stato il Covid, ma sono stati gli enormi costi della rosa, non commisurati ai risultati sportivi, a rendere la gestione insostenibile, tanto che gli azionisti sono dovuti intervenire a più riprese per coprire i buchi e garantire la continuità aziendale. 

qui roma

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Da quando Friedkin è sbarcato nella Capitale, nell’agosto 2020, non ha mai smesso di iniettare equity, anche perché all’inizio si è trovato in carico circa 150 milioni di stipendi del personale tesserato e circa 90 di ammortamenti dei “cartellini”. Le performance sul campo non hanno aiutato. La squadra si è piazzata tra il quinto e il settimo posto in campionato, senza mai avere accesso agli introiti della Champions: vincendo la Conference nel 2022 sono pervenuti 21 milioni, saliti a 32 con la finale di Europa League successiva (per dare un’idea, il Napoli quest’anno ne porterà a casa almeno 50 dalla Champions, pur essendo stato eliminato nella prima fase). È stato il tycoon americano a sopperire con le sue risorse a un conto economico perennemente in rosso: gli apporti (finanziamenti soci via via convertiti in conto capitale) ammontano a 824 milioni, compresi i 50 versati nei primi mesi di questa stagione. 

qui juve

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Non sono stati da meno i soci della Juventus. È vero che Exor, la holding di Elkann/Agnelli che detiene la maggioranza, si è fermata (si fa per dire) a 446 milioni, nello stesso arco di tempo. Ma il totale degli aumenti di capitale, cui hanno contribuito anche gli azionisti di minoranza, arriva a 698 milioni, considerando le tre operazioni straordinarie tra il 2021 e il 2025. Includendo la ricapitalizzazione del 2019, si sfiora il miliardo (998 milioni). A Torino, le motivazioni di tale impiego di denaro sono state differenti: bisognava rimediare agli investimenti sbagliati dell’era Ronaldo, quando la Juve, dominante in Italia, puntava ad agganciare l’élite europea. L’emergenza pandemica, che ha penalizzato soprattutto le società in fase espansiva, ha dato il colpo di grazia. A parte la stagione 2023-24, quella dell’esclusione dalle competizioni Uefa a causa delle irregolarità contabili (perdita di 199 milioni), i bianconeri hanno sempre frequentato il giardino della Champions. Nonostante ciò, hanno inanellato rossi pesanti, che si sono attenuati solo in tempi recenti. Ecco, la lettura dei bilanci 2024-25 lascia ben sperare. 

prospettive

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Sia Roma sia Juventus hanno registrato una contrazione delle perdite grazie a un consistente taglio della spesa. Nel post-Covid, i giallorossi hanno ridotto stipendi tesserati e ammortamenti di 80 milioni, i bianconeri addirittura di 150 milioni. Di conseguenza la Roma è passata da una perdita di 219 milioni nel 2021-22 a -58 nel 2024-25: per l’attuale esercizio gli amministratori prevedono ancora un deficit, ma in ulteriore calo. La Juventus è scesa da -239 a -58 nello stesso periodo. La semestrale al 31 dicembre 2025, anche a causa degli oneri per l’esonero di Tudor (8 milioni), ha riportato un risultato negativo di 2,5 milioni. Il business plan bianconero ipotizza il raggiungimento del break even nel 2026-27, a condizione che la Juve giochi sempre la Champions e raggiunga almeno gli ottavi. La musichetta della coppa riecheggia come un’ossessione per chi gestisce gli aspetti economico-finanziari. Se Roma e Juventus vogliono consolidare il trend di miglioramento dei conti e diventare finalmente autosufficienti, devono per forza qualificarsi. Non si tratta solo dei premi Uefa: la vetrina internazionale più prestigiosa valorizza il marchio e i giocatori, con effetti benefici sulle altre voci di entrata.

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