Il mediano dell’Inghilterra si è bruciato al sole in Florida: "Lezione imparata. Ora pensiamo a vincere subito"
E' il suo Mondiale. Deve esserlo, fin dal debutto con la Croazia. Declan Rice è pronto a guidare l’Inghilterra come ha guidato l’Arsenal alla sua prima Premier in 22 anni: col suo talento che l’ha trasformato in uno dei migliori centrocampisti in circolazione e quella leadership cresciuta così tanto da convincere il ct Thomas Tuchel a dargli i gradi di vice capitano. Per ora, per Rice questo è stato il Mondiale dell’insolazione in Florida, con le foto ufficiali del torneo per cui si è presentato rosso come un peperone diventate così virali che persino la mamma lo ha sgridato. “Sembravo davvero finito” ha raccontato a Lion’s Den, show che la nazionale inglese diffonde sui suoi canali social.
Declan, per ora il suo Mondiale è cominciato... con una scottatura.
“Ho imparato la lezione. È sempre il primo giorno che ti penalizza quando sei in un paese di cui non conosci bene il clima. Pensi di potercela fare senza crema solare, poi ti fai la doccia e capisci. Ma quelle foto... non sono colpa mia. Il nostro addetto stampa mi ha convinto di farle dopo l’allenamento e io volevo fare in fretta. Dopo la doccia non sarei sembrato così rosso”.
Oltre alla scottatura c’è stata la promozione a vice capitano.
“È speciale, ma quando è l’Inghilterra diventa tutto enorme: se ne è parlato tantissimo da noi, invece alle altre nazioni non importa chi è vice capitano. Io prendo tutto con le pinze: è un bel risultato, sono felice, ma abbiamo tanti leader in gruppo che ai miei occhi sono anche loro vice capitani. Io sono quello ufficiale e sono contento di esserlo, ma abbiamo bisogno di tutti, come gruppo”.
Arriva al Mondiale dopo una stagione da 55 partite con l’Arsenal, chiusa due settimane fa con la finale di Champions dopo aver vinto la Premier. Come si sente?
“È banale dirlo, ma è il nostro lavoro e siamo costruiti per questo, ci alleniamo per questo. I nostri corpi sono fatti per giocare e lo facciamo da tanto tempo. La stagione l’ho cominciata a luglio con un’amichevole a Singapore, se le cose vanno bene un anno dopo starò ancora giocando. Fisicamente mi sento bene, mentalmente non saprei”.
In che senso?
“La stagione con l’Arsenal mi ha fatto passare così tante emozioni che penso sia stata più complicata mentalmente che fisicamente. Dal punto di vista fisico la puoi gestire, sai quello di cui sei capace. La tua mente, però, può andare in tante direzioni diverse. E quando vuoi vincere e sei in un club che si aspetta di vince re c’è sempre tanta pressione. È stata dura mentalmente, ma penso di stare bene”.
È il suo secondo Mondiale. Cosa ha imparato dal primo?
“Il Qatar è stata la realizzazione di cosa significa davvero giocare per l’Inghilterra: il livello, come gestire le emozioni, le attenzioni, le aspettative, l’idea di tutte quelle persone che ti guardano. La prima partita serve a sbloccarti”.
E a capire cosa poteva fare?
“Noi abbiamo capito che abbiamo un grande gruppo e un allenatore che sa trovare il giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero. Quando dobbiamo pensare al calcio siamo tutti iper concentrati, quando è il momento di rilassarci sappiamo staccare la spina e stiamo insieme come fossimo una grande famiglia”.
Quanto c’è del ct Tuchel in questa Inghilterra?
“È fantastico e sa come farti sentire un gigante. Ricordo questo incontro che abbiamo avuto: ne sono uscito sentendomi alto tre metri. La sua capacità di gestire i giocatori è incredibile: una volta lo trovi a giocare a ping pong con uno di noi, un’altra volta è il biliardo. Sta sempre con qualcuno, ti fa sentire che con lui puoi parlare, puoi essere te stesso senza problemi. Da giocatore, sentire quel tipo di supporto dal tuo allenatore è super”.
In attesa del Mondiale, nell’ultima amichevole ha fatto gol.
“Sarebbe bello farlo anche al Mondiale. Segnare tanti gol non è una cosa a cui penso, ma ovviamente farlo per l’Inghilterra in una competizione come questa sarebbe fantastico”.
L’intesa tra lei, Anthony Gordon e Nico O’Reilly sulla parte sinistra del campo in quel test è stata una delle vostre cose migliori.
“Non è un caso. Avevamo parlato tra noi 3-4 giorni prima, ripassato i movimenti, come ci piace muoverci col pallone, senza palla. Quando c’è quel tipo di comunicazione, le cose poi in campo ti vengono naturali. Possiamo farlo di nuovo anche al Mondiale”.
Uno dei suoi punti di forza è la tranquillità che trasmette in campo. Come ci è arrivato?
“Sono cresciuto. A inizio carriera se facevo un errore continuavo a pensarci. Adesso ho capito che se sbaglio, non sarà l’ultima volta che lo faccio. Quando sbagli tutti ti guardano, ma se lasci che la tua mente prenda il sopravvento è finita”.









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