Otto anni in Serie A, oggi nello staff dell’Iran. Rezaei non usa mezzi termini: problemi logistici, il confronto con Infantino e il sogno di sfidare gli Usa
Pareggiando contro la Nuova Zelanda, l’Iran ha risentito almeno il dolce gusto del campo, ma anche l’amaro dei rimpianti che può dare un risultato sfuggito per poco: pezzi di normalità, anche se tutt’attorno niente era davvero normale. Fuori dallo stadio, infatti, c’è stato qualche tafferuglio tra chi impugnava la bandiera della Repubblica Islamica e la valanga di esuli persiani con la bandiera del vecchio scià, teoricamente proibita dentro lo stadio (solo alcune sono state confiscate durante il match). I fischi, che in parte si sono sentiti durante l’inno, hanno avuto vita breve: col passare dei minuti, anche chi voleva boicottare si è fatto trascinare nel tifo. A fine match, poi, gli iraniani non si sono più morsi la lingua e hanno attaccato l’organizzazione del Mondiale come mai prima: "Nessuno sa perché dobbiamo rientrare subito e non possiamo fermarci a riposare una notte…", ha detto il ct Ghalenoei. "Per noi così è un vero disastro…", ha aggiunto il capitano Taremi. Poi tutta la truppa si è infilata sul bus, che li ha portati di gran fretta verso il volo per Tijuana, ma ha dovuto aspettare l’ultimo passeggero a bordo. Era una nostra vecchia conoscenza, Rahman Rezaei, otto anni tra Perugia, Messina e Reggina, oggi assistente del ct. Ai piedi del bus, anche lui ha mostrato indignazione per la piega che hanno preso gli eventi: "Per noi preparare le partite così è davvero un’impresa, siamo la squadra più penalizzata del Mondiale…", ha ribadito in perfetto italiano.
Rezaei, Taremi ha denunciato le difficoltà di allenarsi e viaggiare con queste restrizioni. Quanto hanno inciso davvero?
"Hanno pesato, inutile negarlo. Dal punto di vista organizzativo si sarebbe potuto fare meglio. A nostro avviso anche la Fifa avrebbe potuto essere più determinata e prendere una posizione chiara nei nostri confronti. Doveva facilitare l’arrivo a Los Angeles qualche giorno prima per ambientarci e non obbligarci a tornare subito. Nello spogliatoio è venuto il presidente Infantino e il nostro ct Ghalenoei gli ha ripetuto esattamente questo".
Qual è il vostro stato d’animo, adesso che si è finalmente giocato?
"Avevamo bisogno proprio del campo, di non pensare al resto almeno per un po’. Mi ha colpito soprattutto il sostegno dei tifosi iraniani arrivati da tutta Europa e anche dagli Usa: ci hanno dato coraggio, sostenuto per tutta la partita, creato un’atmosfera davvero bellissima".
A volte il calcio crea ponti tra Paesi con rapporti difficili
Rahman Rezaei, ex calciatore iraniano
Anche in tribuna, però, c’erano due fazioni di iraniani, divise dalle ferite della storia: lo avete percepito, al di là del tifo?
"No, assolutamente, per me quello iraniano è un popolo unico. E, poi, ripeto: tutti hanno tifato per la nostra squadra. Non abbiamo visto divisioni davanti alla nazionale di calcio, non abbiamo sentito contestazioni. Anzi, anche in Messico abbiamo ricevuto tanto sostegno e questo non succede per caso…"
Che cosa intende, di preciso?
"Penso che molti tifosi neutrali stiano simpatizzando per l’Iran dopo quanto accaduto negli ultimi mesi. Siamo stati attaccati, il mondo ha visto che il popolo iraniano non aveva colpe per quanto è successo. Nonostante tutto, siamo riusciti ad andare avanti a testa alta e ne siamo orgogliosi".
L'obiettivo è far vedere al mondo che non siamo una nazione di serie B
Rahman Rezaei, ex calciatore iraniano
L’annuncio della tregua del conflitto porta maggiore serenità anche in voi?
"Sì, siamo sollevati. Oggi l’Iran e gli Stati Uniti che ci ospitano sono in pace ed è bellissimo anche solo poterlo dire. Speriamo che tutto possa continuare in questa direzione, sempre di più. Anzi, sarebbe magnifico se potessimo giocare contro, proprio in questo torneo, proprio in questo periodo storico. Io ero in campo in Iran-Usa del Mondiale 2006, a volte il calcio crea ponti tra Paesi con rapporti difficili".
Quali sono i veri obiettivi dell’Iran in questo torneo?
"Esserci, far vedere al mondo che non siamo una nazione di serie B, ma degna di stare su questo palcoscenico con gli stessi diritti degli altri. E poi di saper giocare al calcio: lo abbiamo dimostrato anche con la Nuova Zelanda e peccato solo per il pari. Passare il turno è possibile e sarebbe un altro pezzo di storia".
Come sta Taremi dopo il passaggio italiano?
"Non ha avuto fortuna da voi, troppi infortuni, ma è la nostra stella. Ha capacità fuori dal comune e, vedrete, le farà vedere anche nel Mondiale".









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