Il conduttore all'Adnkronos: "fu il programma che mise in cantiere tutta la tv moderna". L'anniversario celebrato sabato e domenica su Rai Storia
"Fu il programma che mise in cantiere tutta la tv moderna". Renzo Arbore riassume così, in un'intervista all'Adnkronos, l’impatto che ebbe cinquant’anni fa, il 28 marzo 1976, l'arrivo sulla Rete 2 de L’Altra Domenica, un programma destinato a cambiare per sempre la televisione italiana. Un contenitore anarchico, surreale, imprevedibile, nato come cuscinetto tra le dirette sportive e diventato in pochi mesi un laboratorio di comicità, musica e nuovi linguaggi. A mezzo secolo di distanza, Renzo Arbore torna a raccontare quella "stagione irripetibile", mentre Rai Cultura celebra l’anniversario con una lunga maratona su Rai Storia il 28 e 29 marzo, tra antologie e materiali d’archivio, che includeranno l’unica puntata serale del 1979 e l’ultima puntata della trasmissione.
Di quel debutto, Arbore ricorda soprattutto la grande emozione: "Era la prima volta che si faceva un programma in diretta che andava in onda tutta la domenica, prendendo la linea a più riprese dalla programmazione sportiva. Io ero giovanissimo, avevo 38 anni, ed emozionatissimo". A chiedere ad un allora quasi esordiente Renzo Arbore (e all'autore Ugo Porcelli) di scendere in campo, fu Maurizio Barendson, "che voleva alternare dei momenti di spettacolo allo sport".
Ma già dopo pochi mesi ci si rese conto che quella formula non bastava più. La parte spettacolare soffriva dell’ingombro sportivo e, dalla seconda edizione, L’altra Domenica diventò un contenitore autonomo: prima di 70 minuti, poi di 90, infine di due ore. Quella intuizione sperimentale si trasformò così in un programma vero e proprio, pieno di prime volte. "L'Altra Domenica - rivendica Arbore - fu la culla di tantissime primogeniture televisive. Innanzitutto i cantanti e i musicisti si esibivano dal vivo mentre tutta la musica fino ad allora era in playback. 'L'Altra Domencia' fece esordire in tv nomi del calibro di Lucio Dalla, Paolo Conte, Vasco Rossi, Fabrizio De Andrè. Poi c'erano le prime donne parlanti, una serie di ragazze che invece di fare le vallette facevano le giornaliste, cominciando da Milly Carlucci, Isabella Rossellini e Silvia Annichiarico. Avevamo corrispondenze di spettacolo da Londra, Parigi e New York. Ma, soprattutto, facemmo il primo quiz in diretta della tv italiana. Il pubblico poteva chiamare il 3139 e noi facevamo quiz enigmistici. Praticamente fu il programma che mise in cantiere tutta la tv moderna", ribadisce.
Anche sul piano tecnologico L’Altra Domenica intercettò non poche novità: "Facemmo solo poche settimane in bianco e nero e poi arrivò la magia del colore, che per un programma-rotocalco incentrato sullo spettacolo fu come il cacio sui maccheroni", sottolinea Arbore.
A rendere unico il programma fu pure la sua galleria di personaggi improbabili, scovati negli ambienti più disparati. "Il nostro slogan - ricorda Arbore - era: occorre razzolare nell'inconsueto. Facevamo un lavoro capillare di scouting alla ricerca di cose curiose, dal teatro d'avanguardia ai concerti, ma poi fummo i primi anche a spaziare dalla cultura pop al folk, con inviati anche alle sagre di paese. C'era Roberto Benigni nei panni di un improbabile critico cinematografico, Andy Luotto che faceva il 'cugino americano' capace di dire solo 'buono' o 'nobbuono', c'era il primo gruppo en travesti che erano le Sorelle Bandiera, Mario Marenco che faceva la parodia di Vittorio Orefice calandosi nei panni del corrispondente da Roma, al posto dell'orchestra c'erano dei musicisti di strada. Insomma, tante tante novità, con un linguaggio mai visto prima".
Portare tutto questo nella Rai degli anni Settanta non fu semplicissimo, ma Arbore ebbe un alleato decisivo: "Per fortuna c'era la grande complicità dell'allora nuovo direttore di Rai 2, Massimo Fichera, di fatto l'inventore di Rai2. Un visionario, uno che assecondava le novità. A lui si devono tanti programmi importanti, da 'L'altra Domenica' a 'Portobello'. Rai2 doveva offrire l'alternativa alla ben più paludata Rai1. E infatti - racconta Arbore - 'Domenica In' nacque qualche mese dopo 'L'Altra Domenica' proprio per offrire un pomeriggio domenicale più ingessato e istituzionale. Praticamente per farci concorrenza. Non è che noi avessimo ascolti stratosferici ma eravamo già un programma di culto tra i giovani soprattutto".
Così "Fichera assecondò il successo di questo esperimento". E anche quando arrivarono le prime proteste politiche, il direttore non fece un passo indietro: "Qualcuno dei nostri sberleffi di satira anche politica, infilato tra una domanda del quiz e una corrispondenza, non fu gradito al Palazzo. Ma Fichera fu abile a far scivolare la cosa senza incidenti. Avevamo una bella libertà", rimarca Arbore.
Cosa manca oggi della tv di allora? Arbore non ha dubbi: "Sicuramente una curiosità e una voglia di scoprire cose nuove che oggi non c'è più, oggi si è trasferita sui social. Noi siamo stati un po' gli antesignani dei social. Proponevamo cose incredibili: non dimenticherò mai il servizio di Marenco che dalle rive del Tevere raccontava il ritrovamento del moncherino di Muzio Scevola", dice ridendo. “O una corrispondenza di Isabella Rossellini sulle lucertole che nelle fogne di New York diventavano piccoli coccodrilli pericolosi. Ci divertivamo molto e quell'atmosfera arrivava anche al pubblico".
'L'Altra Domenica' durò poco più di tre anni, l'ultima puntata andò in onda il 27 maggio 1979. Ma quei tre anni bastarono per cambiare per sempre il linguaggio della televisione italiana. Una rivoluzione che, cinquant’anni dopo, continua a risuonare anche nella tv di oggi. (di Antonella Nesi)












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