Quesada, ct della svolta dell'Italrugby. Così l’amico di Velasco ha forgiato il gruppo

18 ore fa 3

Dell'Argentina gli mancano solo i campi di polo, sua grande passione. Vive a San Felice, vicino a Milano, frequenta connazionali che hanno fatto grande lo sport italiano, da Velasco a Zanetti a Scola. "Dopo la partita con l'Inghilterra ho cercato di non piangere. Non è stato facile"

Andrea Buongiovanni

Giornalista

8 marzo - 10:51 - MILANO

Ma chi è l’uomo che sta ribaltando il rugby italiano? Gonzalo Quesada, 51 anni, il primo ct azzurro argentino e il nono nell’era Sei Nazioni, in poco più di due anni ha ottenuto risultati che illustri predecessori hanno solo sognato. Nato a Buenos Aires, vive da sempre di rugby. Da apertura dei Pumas ha collezionato 38 caps e 486 punti, anche miglior realizzatore del Mondiale 1999. Da allenatore è stato vice della Francia fino al 2011, poi a Parigi col Racing 92 e lo Stade Français (conquistando un titolo e una Challenge Cup), al Biarritz, ai Jaguares (nel Super Rugby) e ancora allo Stade Français. È latino, vive di passioni e di grandi capacità comunicative. Nel gruppo ha presto conquistato tutti. E, a differenza di quanto accaduto ad altri, due anni non stati sufficienti per fargli perdere l’entusiasmo iniziale. Dell’Italia ama tutto: la storia, la cultura, la cucina, i paesaggi. Gli mancano solo i campi da polo, vera passione... Insieme alla moglie Liga, modella lettone, vive a San Felice, alle porte di Milano. E da lì, confrontandosi spesso con connazionali che hanno fatto grande lo sport italiano, da Julio Velasco a Javier Zanetti e Luis Scola, va alla conquista del mondo.

emozioni

—  

"Dopo la partita - ammette - ho cercato di non piangere. Ma visto il carico emotivo non è stato facile trattenere le lacrime. I ragazzi e il mio staff sono stati bravissimi. Abbiamo preparato la partita al meglio: avevamo un piano preciso, l’Inghilterra ha fatto di tutto per farlo saltare. Ha continuamente rallentato il pallone e giocato le mischie al limite del regolamento. Ho temuto di ripetere la partita di due anni fa, avanti fino a dopo l’intervallo e poi beffati. Ma, come immaginato e pensato, avevo ottime risorse in panchina e con quelle abbiamo fatto la differenza nel finale". L’Italia, nei 32 precedenti con l’Inghilterra, cinque volte aveva perso per una meta trasformata o meno. Stavolta, nella sfida punto a punto, ha avuto la meglio. "Non abbiamo mai perso il focus - sostiene - siamo rimasti sempre compatti, anche quando abbiamo subito il cartellino giallo. Se avevo già battuto l’Inghilterra? Sì, ricordo un successo a Buenos Aires del 1997, quando ancora giocavo".

il clan

—  

Non fa dediche, ma è come se... «Martin Castrogiovanni - racconta - martedì si è unito a noi e ha preparato un grande asado al barbecue. E venerdì ho chiamato Diego Dominguez e l’ho incaricato di distribuire le maglie ai ragazzi, per noi un gesto sempre carico di significati". Aggiungiamoci che presto l’amico Sergio Parisse entrerà nel suo staff e il “clan degli argentini” è completo. All’Italia fa decisamente bene.

Leggi l’intero articolo