Pucciarelli: "Sarri mi ha portato in A, Zielinski timido, Dimarco parlava da tifoso dell'Inter. E ora inseguo..."

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L'ex attaccante dell'Empoli a 35 anni gioca da play a Pesaro in C: "Si corre di più. Che belle esperienze negli Emirati Arabi e in Australia". E con noi apre l'album dei ricordi: "Giampaolo è stato un padre"

Lorenzo Topello

Collaboratore

2 febbraio - 11:03 - MILANO

Manuel Pucciarelli è sceso a patti con i dogmi tattici e ha scelto di vedere la porta un po’ più lontana: "Colpa o merito di un’emergenza a fine agosto, al momento dei primi impegni ufficiali. Mancavano centrocampisti, il mister mi ha preso da parte e mi ha chiesto se me la sentissi di fare il play”. E così l’ex bomber dell’Empoli di Sarri prima, e Giampaolo poi, si è reinventato cervello della Vis Pesaro, che da quattro anni fa rima con casa: “Un ambiente simile alla Toscana, dal sapore di famiglia. Sì, gioco in C, ma chissà che non ci ripresentiamo ai playoff…”. 

Come l’anno scorso: una cavalcata da applausi. 

“Sì, ci siamo regalati il vero salto di maturità. La società, quando sono arrivato qua nel 2022, mi aveva detto di puntarci: non solo salvezza, ma consolidamento della categoria e ricerca di traguardi anche superiori. Direi che ci stiamo riuscendo: anche per me all’inizio non è stato facile calarmi in terza serie, ma il tempo ha aiutato. E anche quest’anno, quando ci saremo assicurati la salvezza matematica, cercheremo di rimboccarci le maniche e prolungare la stagione”. 

Certo però che da play si corre di più, eh. 

“Nel mio caso sì. Ma prendete il mio compagno di reparto: è Paganini, ve lo ricordate da esterno nel Frosinone? Ecco, lui rispetto a prima corre meno. Ci siamo adattati entrambi, è un ruolo divertente”. 

Ha avuto dei colleghi niente male, fra i centrocampisti: il suo amico Valdifiori le avrà dato qualche consiglio. 

“Assolutamente, Mirko ti trasmetteva qualcosa anche solo a vederlo. È stato lui che mi ha convinto a scegliere Pesaro quattro anni fa, giocare con lui pure qua mi ha riempito di gioia”. 

L’emergente centrocampista Manuel Pucciarelli va verso i 35 anni. Ne è passata di acqua sotto i punti, dai tempi di Empoli… 

“Quanto ci siamo divertiti in azzurro. Abbiamo collezionato risultati e soprattutto creato amicizie: a volte qua alla Vis i più giovani mi chiedono qualcosa di quegli anni in Serie A, e cerco proprio di far capire loro l’importanza dei legami”. 

Ecco, i legami. Lei con chi li aveva, in quello spogliatoio? 

“Con tutti, dal presidente ai magazzinieri. Chi mi faceva ridere come un matto era Tonelli, un personaggio incontenibile fuori dal campo. E non sottovalutate Mchelidze: è vero che poteva avere qualche difficoltà con la lingua, ma ti ci divertivi così tanto che le dieci ore al campo volavano”. 

A proposito di play, il vostro era Zielinski. 

“Il più forte dei miei compagni. Era timido, stava spesso per conto suo, ma con me si apriva perché eravamo compagni di camera. Un ragazzo d’oro che diventava un fuoriclasse in campo: oggi gioca coi più forti del campionato e sarebbe titolare ovunque”. 

FC Inter's mildfielder Piotr Zielinski jubilates after scoring goal during the Italian Serie A soccer match between FC Inter and Bologna FC at Giuseppe Meazza Stadium in Milan, Italy, 4 January 2026. ANSA / ROBERTO BREGANI

E Dimarco? 

“Il piede lo aveva uguale ad ora, ma era a inizio carriera e aveva bisogno di crescere. Ha sempre parlato come un tifoso dell’Inter: il suo sogno era valorizzarsi per giocarsi le sue carte in nerazzurro, a casa”. 

Inter’s Federico Dimarco  celebrates after scoring 1-0  during the Serie A soccer  match between Inter and Empoli  at the San Siro Stadium in Milan , north Italy - Saturday , March 17, 2024. Sport - Soccer . (Photo by Spada/LaPresse)

Con Sarri ha vissuto anche gli anni prima, in B. Ci dica la verità, allora: in quale momento ha capito che sarebbe diventato un allenatore top? 

“Quando eravamo ultimi in Serie B. Aleggiava pessimismo, qualcuno dei ragazzi mormorava: ‘Ora vedrete che lui smarrirà la bussola come tutti gli allenatori quando cominciano a perdere’. Ma per come si comportava e faceva le cose, mi rendevo conto che aveva un carattere fuori dalla norma. Un pomeriggio in spogliatoio si sedette fra di noi dicendoci che ci saremmo tirati fuori da lì: disse che ci saremmo salvati, e che la responsabilità di quello che stava per succedere sarebbe stata tutta sua. Alla fine siamo arrivati ai playoff. Ancora oggi dobbiamo ringraziarlo tutti, altrimenti non saremmo arrivati in Serie A”. 

Ma del Sarri laziale che cosa pensa? 

“Secondo me la filosofia è rimasta la stessa: chi c’è c’è, chi non c’è non c’è. Lui va dritto per la sua strada, ha un carattere unico. A volte la gente pensa sia uno che si piange addosso, in realtà sa benissimo di essere bravo: chi lo segue fa bene”. 

 SS Lazio head coach Maurizio Sarr gestures during the Serie A match between SS Lazio and US Cremonese at Stadio Olimpico on December 20, 2025 in Rome, Italy. (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

E poi ad Empoli arriva Giampaolo. 

“Un’altra personalità delineata. Se lo sapevi prendere era un idolo, e infatti per me lo è stato. Se non capivi cosa voleva dire poteva confonderti. Noi lo abbiamo vissuto in maniera più che positiva, era diventato come un padre per me. Avevo un periodo difficile fuori dal campo e lui mi ha sostenuto anche extra campo: con lui ho giocato 38 gare su 38. Voleva portarmi alla Samp, ci sarei potuto andare”. 

Lecce’s head coach Marco Giampaolo during the Italian Enilive Serie A soccer match between Empoli FC and US Lecce at the Castellani stadium, northern Italy, Saturday, January 11, 2025 - Sport - Soccer - (Photo Michele Nucci - LaPresse)

È un rimpianto? 

“Forse sì. Nel 2016 mi chiamarono lui a Genova e il Sassuolo. Due realtà in grande crescita. Io dissi di no, rimasi ad Empoli e andammo di sotto: è una ferita ancora aperta, quella retrocessione”. 

Ha anticipato la domanda: che ricordi ha di quella notte a Palermo, quando l’Empoli finì in B? 

“Il mio incubo ancora oggi. Dopo quasi dieci anni mi viene sempre il magone. Avevo dato tutto, per me andare in B era una catastrofe, a differenza forse di alcuni che erano lì solo di passaggio. Quella retrocessione mi ha tagliato le gambe, e mi ha lasciato forse strascichi anche extra campo. Scelsi il Chievo, non lo rimpiango, ma avrei potuto vivere traiettorie diverse”. 

Poi le ha prese eccome. Fra 2020 e 2022 sceglie prima gli Emirati Arabi e poi il Melbourne City. 

“Avevo bisogno di cambiare aria dopo il Chievo, era un brutto momento. Mi chiamarono negli Emirati, al Dibba Al Fujairah, e dissi di sì. Esperienza leggera e divertente, ne avevo bisogno. Certo, è tutto diverso. Indimenticabili le cene di squadra: mettevano tappeti giganti intorno al campo, portavano i pentoloni di pesce o di carne, e tutti noi dovevamo mangiare con le mani. Era riso intinto con carne e pesce. Poi c’è stato il Ramadan, ti cambia il bioritmo perché costringe ad allenarsi anche alle 22. Un pomeriggio eravamo a metà seduta e mi rendo conto che intorno a me ci sono solo due brasiliani: chiedo a loro dove fossero finiti tutti e mi rispondono: ‘Sono a pregare, aspetta mezzora e tornano qua’. Molto particolare”. 

A Melbourne viveva a pochi metri da Alessandro Diamanti, pur in squadre diverse. 

“Alino è stato fondamentale per aiutarmi nell’ambientamento: andavamo a cena fuori tutte le settimane, mi spiegava la vita di Melbourne. E mi ha fatto conoscere i tantissimi italiani d’Australia, persone speciali. In campo però non è andata bene: c’era lo stile inglese anche negli allenamenti, mi imponevano almeno 100 accelerazioni a partita attaccandomi addosso i Gps. Poca tecnica, volevano solo fisico e velocità. Ci ho messo poco a tornare in Italia, e Pesaro è capitata nel momento ideale”. 

Foto Cafaro/LaPresse
31 Ottobre 2018 Salerno, Italia
sport 
calcio
Salernitana vs Livorno - Campionato di calcio Serie BKT 2018/2019 - stadio Arechi.
Nella foto: Diamanti Alessandro (A.S. Livorno Calcio)  deluso.

Photo Cafaro/LaPresse
October 31, 2018 Salerno, Italy
sport 
soccer
Salernitana vs Livorno - Italian Football Championship League BKT 2018/2019 - Arechi stadium.
In the pic: Diamanti Alessandro (A.S. Livorno Calcio)   shows his disappointment.

A proposito della Vis. Un compagno di squadra a cui le squadre di B dovrebbero pensare? 

“Su tutti Davide Pio Stabile, sta facendo davvero bene. Ma ce ne sono tanti: Berengo, Ascione, Primasso. Tanta qualità”. 

Ancora flash sul passato. Lei cresce coi poster di Sheva in camera, ma il primo gol in A lo segna contro il Milan. 

“Suppongo sia destino… Sono momenti che non si dimenticano, ti restano dentro per forza di cose. Però, da milanista sfegatato, ricordo di aver segnato due volte anche all’Inter”. 

Sono le reti che porta dentro più volentieri? 

“No, forse in cima metto il gol alla Fiorentina, quando segnò fra l’altro anche il mio amico Zielinski: un 2-0 storico, non vincevamo il derby da quasi vent’anni. E nel cuore porto anche il gol salvezza contro la Recanatese, due anni fa, all’ultimo secondo dei playout. Ha un valore inestimabile. E romantico, aggiungo”. 

A proposito di romanticismo, com’era la convivenza con Tavano e Maccarone? 

“Me lo chiedono anche i ragazzi di Pesaro, a volte. Mi viene da sorridere perché vedono me come un punto di riferimento in spogliatoio, ma gente come Ciccio e Big Mac ha avuto una carriera molto più affascinante da raccontare. Due compagni strepitosi, niente da aggiungere”. 

Maccarone e Tavano, le stelle dell’Empoli di Sarri. LaPresse

Provocazione in chiusura. Pucciarelli a Pesaro convince anche da play e a fine stagione una squadra di Serie B prova a sedurlo: l’Empoli. Pucciarelli accetta? 

“Maledizione, questa è difficile (ride, ndc). Non ci ho mai pensato, in realtà. L’Empoli è sempre l’Empoli, la parentesi più importante della mia carriera. Conosco ancora tifosi e dirigenti, sarebbe come tornare a casa. Per la retrocessione con cui finì quella stagione, non so quanto possa essere giusto: ci sarebbero forse domande da farsi. Mettiamola così, comunque: mi vedo a Pesaro per molto tempo, ma per l’Empoli farei più di un pensierino”.

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