Simeone è negli Usa per seguire l'Argentina, in cui gioca il figlio Giuliano: le mille facce del tecnico dell'Atletico sugli spalti durante la rimonta contro l'Egitto
Beatrice Balbinot
8 luglio - 19:19 - MILANO
Mano appoggiata alla guancia, sguardo perso nel vuoto, bocca piegata all’ingiù. Insomma, una brutta cera. O meglio: una cera da tifoso vero. La telecamera indugia su di lui per qualche secondo appena dopo il gol del 2-0 per l’Egitto, lui se ne accorge e se ne va. Sembra infastidito, ma chi non ha mai provato il nervosismo di un padre tifoso che segue la partita mentre la sua squadra perde? La sua squadra e quella dove gioca il figlio, in aggiunta. Un po’ come nei campi di provincia la domenica mattina. Questo era il Cholo Simeone durante l’ottavo di finale tra l’Egitto e la sua Argentina: non la star internazionale, non uno degli allenatori più famosi del circuito, ma semplicemente un papà tifoso che rimane attaccato alla balaustra per seguire meglio la palla che rotola nel campo sotto di lui. Dallo psicodramma alla gioia incontenibile della vittoria, passando per la delusione di un rigore sbagliato e per la speranza ultima a morire di un ribaltone poi concretizzatosi. Sulla faccia del Cholo c’era dipinta tutta l’Argentina.
REAZIONI SOCIAL
—
Chi era dentro all’Atlanta Stadium al minuto 93 di Argentina-Egitto lo sa bene, chi non c’era lo può immaginare: è venuto giù lo stadio. Forse per il tetto chiuso, forse perché le tribune sono veramente vicine al terreno di gioco, forse perché quasi tutti i seggiolini erano occupati da maglie albiceleste: fatto sta che quando Enzo Fernández ha messo il pallone del 3-2 finale in rete, il boato è stato impressionante. Alle voci dei tifosi si sono aggiunte quelle dei giornalisti argentini e ovviamente l’urlo più liberatorio possibile: quello di Simeone, che con la sua maglia dell’Argentina, il proprio cognome stampato tra le scapole e il numero del figlio appena sotto abbraccia la moglie e salta di gioia in tribuna. Appena prima del gol stava seguendo l’azione dando indicazioni tattiche con le mani e urlando a gran voce: non lo poteva sentire nessuno, però ha funzionato.
Che il suo volto contrito per il vantaggio avversario fosse già diventato un meme su internet lo preoccupa solo fino a un certo punto. D’altronde, ha appena assistito alla rimonta più entusiasmante di questo Mondiale: l’adrenalina cancella l’apprensione e mentre scuote il capo sorridendo sulla sua faccia sembra quasi dipingersi l’ombra di un “lo sapevo che l’avrebbero ribaltata”. Per un racconto attraverso immagini di questo folle ottavo di finale bastava piazzare una camera davanti al Cholo e immaginarsi la partita attraverso le sue espressioni: un riassunto perfetto, gli highlights delle emozioni.
CHILOMETRI
—
Tra l’altro, quella di Atlanta non era la prima partita seguita sugli spalti dal Cholo. Simone e famiglia avevano appena lasciato Miami, dove avevano assistito a un’altra partita da tachicardia: il sedicesimo di finale tra Argentina e Capo Verde, terminato sempre 3-2 dopo i tempi supplementari. Insomma, il Cholo sembra abbonato alle partite folli. 1070 km al seguito della Selección, come un ultras, sempre a caccia di emozioni forti. Un bell’allenamento cardiaco, questo sì. Ma quando prima ancora che ex giocatore e allenatore, sei papà e vero tifoso funziona così: quel pepe lì, quella bellissima ansia che ti prende la bocca dello stomaco e quella liberazione che solo una bella vittoria ti sa dare sono le uniche cose che aspetti dalla tua giornata. Per conferma chiedere agli argentini. Per conferma, chiedere al Cholo.









English (US) ·