Premier: "Olimpia, ora testa e difesa, così si vince lo scudetto. Brooks? mi assomiglia"

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La guardia di Milano degli anni 80: "Milano resta favorita, ma deve rivedere l’aspetto difensivo per gara-4, solo così può vincere. Poeta ha cambiato la mentalità, ora c'è dialogo tra panchina e giocatori"

Davide Romani

Giornalista

18 giugno - 10:12 - MILANO

Per otto stagioni negli anni 80 Roberto Premier è stato un pilastro dell’Olimpia di Peterson e poi Casalini. Il numero 10, lo stesso di Leandro Bolmaro. Il tiro dall’arco una sentenza in stile Armoni Brooks. Oggi l’ex guardia di Milano aspetta di capire se la squadra di Poeta riuscirà a completare la scalata scudetto.

Premier, i primi tre atti della finale scudetto hanno avuto sviluppi ed esito diversi tra loro. Soprattutto l’ultimo…

"Nelle prime due partite giocate al Forum si è vista la forza di una squadra di Eurolega come Milano. L’Olimpia è riuscita a vincere con l’arma necessaria per conquistare questo tipo di partite: la difesa. Certo, devi far canestro però quando limiti gli avversari a pochi punti o li costringi a far fatica per andare a canestro hai già risolto la metà dei problemi".

Mentre in gara-3 cos’è successo?

"Semplicemente non è successo ciò che si è visto nelle prime due uscite. Non so se è dovuto al fattore campo, però se subisci 109 punti in trasferta è difficile che tu ne faccia 110. Perciò Milano deve rivedere l’aspetto difensivo per gara-4 perché solo in quella maniera, ancora di più se non giochi in casa, si può ottenere la vittoria fondamentale, decisiva".

È un caso che lo strappo è arrivato nel terzo quarto?

Quando subisci 36 punti in un quarto da 10 minuti è difficile che porti a casa la partita. Che il quarto sia il primo, il terzo o l’ultimo non cambia niente. A Venezia è riuscito lo strappo nel terzo quarto e Milano non è riuscita a tamponare né con la difesa né con l’attacco. Dopo è difficile, soprattutto in un momento d’esaltazione vissuto dalla Reyer, tentare il recupero".

A volte mi rivedo in Brooks per come esce dai blocchi, la sua capacità di ricevere e tirare, a volte anche senza guardare il canestro

Roberto Premier

Come si resetta in 48 ore da una prestazione così?

"Non serve resettare. Nei playoff, in una serie di finale, basta vincere. Può essere di uno, di dieci, di trenta. Conta vincere. Quindi i giocatori di Milano devono catalogarla come una giornata storta e approcciare nel migliore dei modi gara-4 perché queste partite si vincono di testa e con la difesa. Quest’ultimo concetto esalta la squadra che la fa bene, che va in contropiede dopo aver impedito canestro e rubato palla, e demoralizza avversario".

C’è qualcuno in questa finale che le piace?

"A volte mi rivedo in Brooks per come esce dai blocchi, la sua capacità di ricevere e tirare, a volte anche senza guardare il canestro, oppure quando ha poco spazio e cerca comunque il canestro dalla distanza. Anche Cole di Venezia mi piace. Vedremo che pesò avrà il problema alla caviglia avuto in gara-3".

Milano resta favorita?

"Assolutamente sì, per diversi motivi. Ha comunque la possibilità di giocare gara-5 in casa e inoltre ha una profondità di squadra notevole. È superiore fisicamente e numericamente anche se a basket si gioca 5 contro 5. I cambi saranno fondamentali perché l’Olimpia può inserire dalla panchina giocatori che sarebbero titolari in altre squadre".

Poeta ha cambiato la mentalità: ha fatto capire ai giocatori che se non si aiutano uno con l'altro non si va da nessuna parte

Roberto Premier

Da ex giocatore, che idea si è fatto di coach Poeta?

"Credo abbia cambiato la mentalità. C’è un dialogo tra panchina e giocatori. L’allenatore deve far capire ai giocatori che sono loro a fare canestro e se non vanno d’accordo in campo, se non si aiutano l’uno con l’altro non si va da nessuna parte".

Nel 1986-1987 con Milano centrò il Grande Slam: scudetto, Coppa Campioni e Coppa Italia. Ora l’Olimpia può centrare un triplete diverso. Ci sono punti in comune?

"No, non possiamo fare questo tipo di paragoni. La nostra squadra era unica".

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