La panchina azzurra per Max resta una tentazione, ecco come la dirigenza rossonera potrebbe spazzarla via
A differenza di Antonio Conte, che ha scelto la strada della schiettezza con un'auto-candidatura pubblica, Max Allegri è decisamente più abbottonato quando si parla di prospettive azzurre. Abbottonato però non esclude gli ampi territori del possibilismo. Alla vigilia del Napoli, il tecnico rossonero aveva risposto così a chi gli chiedeva se gli piacerebbe allenare la Nazionale: "Ho iniziato un lavoro con il Milan. Non ci ho ancora pensato, sono qui, sono contento e spero di rimanerci a lungo. Siamo partiti con l'obiettivo di rientrare in Champions, una competizione affascinante che mi piacerebbe giocare col Milan". A poche ore dall'Udinese invece si era limitato a un laconico "prima dell'allenatore devono decidere il presidente", riferendosi ai vertici federali. E insomma, suona già diverso rispetto alle parole di una settimana prima quando, per quanto la dichiarazione d'intenti fosse abbastanza netta, c'era anche quel "non ci ho ancora pensato" a tenere aperto lo spiraglio.
incompiuta
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Allegri in pratica non si sta sbilanciando, il tentativo sarà quello di restare alla finestra in modo da acquisire il maggior numero di elementi possibili che possano permettergli di avere un quadro chiaro della situazione. Innanzitutto per se stesso, è ovvio. Possiamo metterla così: di base la precedenza ce l'ha il Milan, e non è una questione puramente contrattuale (scadenza nel 2027, una stagione in più in caso di ritorno in Champions, con ulteriore opzione fino al 2029), bensì "filosofica": Max ha scelto di tornare dove aveva già vinto per cancellare il fallimento sportivo della scorsa stagione e avviare un ciclo a medio-lungo termine lungo il quale rimettere il Diavolo al centro del villaggio in Italia, e stabilmente nell'Europa che conta. Lasciare dopo una sola stagione avrebbe il sapore amaro dell'incompiuta, al di là di come finirà l'annata corrente. Allo stesso tempo, la panchina azzurra resta un ruolo seduttivo a prescindere dall'addio al terzo Mondiale di fila. Anche in questo caso lo stimolo di ridare vigore a un intero movimento è forte.
sviluppi
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Ecco perché Allegri cercherà di avere in mano più elementi possibili prima di decidere. Il Milan avrà la precedenza, però... Sì, ci sono dei però. Che si possono chiamare garanzie. Occorre che il club gli metta in mano una strategia di sviluppo convincente e, allo stesso tempo, tenga nel dovuto conto la sua figura. Ruota tutto attorno a questi due aspetti. Per quanto riguarda il primo, Max si attende una rosa numericamente più robusta (i 19-20 giocatori di movimento della stagione attuale sono un numero esiguo anche se non c'erano impegni europei). Si attende un rinforzo di spessore per ogni reparto. Si attende giocatori pronti, con esperienza o comunque già sgrezzati a sufficienza. Si attende un mercato aggressivo, perché le lacune del gruppo attuale sono sotto gli occhi di tutti. E poi c'è la parte personale, altrettanto delicata. Max ha sempre rispettato i ruoli e non ha velleità inconfessabili alla Ferguson, ma in alcune situazioni di mercato (sia in estate che a gennaio) è ragionevole pensare che avrebbe gradito - diciamo così - un maggior coinvolgimento. Una pianificazione più condivisa. Di questo, e di tanto altro, parlerà quando arriverà il momento si sedersi al tavolo con la dirigenza per ascoltare le idee della proprietà in vista della prossima stagione. Farlo con la qualificazione in Champions acquisita, sarebbe già un ottimo punto di partenza.












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