L'attaccante nerazzurro si gode la rete da tre punti e il primato: "Ci carica e non ci può spaventare, è quello che vogliamo tutti. Cresciuto insieme a Chivu, legame importante anche se con poche parole"
Se voleva davvero essere teatrale, se cercava un po’ di sana drammaturgia per segnare finalmente un gol iconico, uno di quelli che restano nella testa e nel cuore di un popolo, allora la lunga attesa del bambino Pio non è stata vana: dopo mesi ad ascoltare chi lo accusa di non vedere mai la porta, dopo partite su partite senza lo straccio di una gioia personale, finalmente Esposito junior ha avuto la sua rivincita. Ha bucato con uno spillo l’ansia di San Siro, non solo la porta di Falcone. Ha rotto la cappa di ansia che ricopriva lo stadio nerazzurro come un ghiacciaio della Groenlandia: la gente interista, di fronte a uno spettacolo modesto e a tratti sconcertante, si era ormai rassegnata a buttare nell’umido l’occasione. Qui al fischio finale del Maradona tutti avevano esultato come per una rete di Lautaro e, sotto sotto, pensavano a una passeggiata di salute contro il povero Lecce, vista anche l’abitudine nerazzurra a sculacciare le squadre più "piccole".
lo shock
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Le disavventure di Conte avevano, invece, misteriosamente anestetizzato la squadra di Chivu, stanca e stranita. Nel secondo tempo il romeno ha, quindi, azzardato una scelta dal sapore antico, ha pescato dai vecchi manuali militari e piazzato l’ariete per abbattere il fortino nemico: sostituendo Bonny, Esposito ha iniziato a vincere la partita grazie alla voglia matta dei suoi 20 anni. Falli, sponde e qualche errore sparso qua e là, una piccola silenziosa scalata prima della rete, quando ormai l’attacco procedeva alla garibaldina con tre punte e poche idee: sarà pure stato fortunato per la scivolata di Siebert davanti a lui e avrà pure ciabattato il tiro ma, quando Pio entra, trova sempre il modo di lasciare il segno. E questo ha un peso enorme nella corsa scudetto, così San Siro non dimenticherà il figliol prodigo che esulta mostrando i muscoli sotto la Nord, una statua scolpita nel marmo. "Aspettavo questo gol da tanto, il più importante che abbia mai segnato per l'Inter. Il lavoro ripaga sempre e sono contentissimo", ha esultato Pio alla fine. Poi l’aggiunta che mostra maturità superiore alla sua età: "Il primo posto ci carica e non ci può spaventare, è quello che vogliamo tutti. Le partite sono tutte difficili e stasera ne è stata la dimostrazione. Sarà un cammino complesso, ma vogliamo stare lassù. Il mio minutaggio? Penso sia abbastanza, anche più di quanto mi aspettavo all'inizio".
la connessione
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Aveva segnato comodamente in Coppa Italia e in Champions a Bruxelles, ma la rete in campionato mancava da quella di Cagliari: era il 27 settembre, l’estate sarda appena finita. Sono passati oltre tre mesi e mezzo senza gioie in A, ma nel periodo aveva però mostrato il resto dell’argenteria di casa. Cinque assist distribuiti ai compagni, gli ultimi due mirabili per Lautaro tra Pisa e Bergamo, segna di una connessione felice con il capitano. Anche ieri, prima della rete, Esposito aveva trovato istintivamente Martinez, ma l’abbraccio più emozionato è stato col suo allenatore-papà: "Chivu ha corso verso di me, nella mischia poi l'ho visto, era successo anche in Primavera che mi venisse ad abbracciare – ha continuato l’eroe di giornata -. Il nostro è un legame importante, anche se di poche parole: siamo cresciuti insieme…". Evidentemente, il gusto per la teatralità arriva da lontano.









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