'Dobbiamo migliorare la selezione dei pazienti attraverso biomarcatori sempre più efficaci'
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19 giugno 2026 | 16.41
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"Negli ultimi dieci anni l'immunoterapia ha cambiato profondamente la storia dell'oncologia. Non avevamo mai visto prima un'innovazione diffondersi così rapidamente e modificare in modo così significativo la capacità di cura e la qualità della vita dei pazienti". Lo ha detto Carmine Pinto, direttore dell'Oncologia medica del Comprehensive Cancer Center dell'Irccs di Reggio Emilia, intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia oggi a Roma (Centro Studi Americani). Secondo Pinto, l'introduzione dei farmaci immunoterapici ha rappresentato una svolta in diverse patologie tumorali. "Siamo passati da un'unica terapia disponibile a un'intera classe di trattamenti che hanno migliorato sopravvivenza e qualità di vita in tumori dove fino a pochi anni fa le prospettive erano molto limitate" ha spiegato.
Un esempio emblematico è quello del melanoma metastatico: "La sopravvivenza mediana - ricorda Pinto all'Adnkronos Salute - era inferiore a un anno per molti pazienti, mentre oggi con le combinazioni immunoterapiche una quota significativa di persone (oltre il 50% dei pazienti) è viva a distanza di sette anni. Questo significa che una parte dei pazienti può essere considerata guarita. Progressi importanti si stanno registrando anche nel tumore del rene, del polmone e nei tumori caratterizzati da instabilità microsatellitare, dove le nuove combinazioni terapeutiche stanno aprendo prospettive di sopravvivenza molto più lunghe e, per alcuni pazienti, di possibile guarigione".
La nuova frontiera, ha sottolineato Pinto, è "anticipare sempre di più l'utilizzo dell'immunoterapia. Il passaggio fondamentale è trattare la malattia nelle fasi iniziali, prima o dopo la chirurgia, per aumentare ulteriormente le possibilità di cura". Restano però alcune sfide aperte. "Abbiamo bisogno di migliorare la selezione dei pazienti attraverso biomarcatori sempre più efficaci, per offrire la terapia giusta al paziente giusto nel momento giusto". Secondo l'oncologo, inoltre, il cambiamento delle prospettive di sopravvivenza impone una nuova organizzazione dell'assistenza: "Alcuni tumori stanno diventando malattie croniche. I pazienti devono essere accompagnati nel tempo, perché emergono nuovi bisogni legati alla gestione delle terapie, degli effetti collaterali e della qualità della vita" ha poi concluso.
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