(di Patrizia Vacalebri)
"Era il 1993. Ricevetti una
telefonata da Daniela Giardina, storico capo della comunicazione
di Valentino, e da Rita Airaghi, braccio destro di Gianfranco
Ferré. Erano disperate, perché le due rispettive maison avevano
ricevuto un invito a sfilare a Pechino dal governo cinese,
utilizzando esclusivamente modelle locali, cinesi. Mi chiedevano
di partire con loro per aiutarli a selezionare sul luogo le
ragazze. E io, molto scettico, partii per questa avventura che
non scorderò mai. Imposi tuttavia di portare con me due mie
modelle, Veronica Webb e Angie Harmont, ora attrici, per avere
la sicurezza di qualcuno da mandare in pedana". A raccontare la
storia della sfilata di Valentino in Cina è Piero Piazzi,
storico talent scout di modelle, che in quel momento lavorava
con l'agenzia Riccardo Gay, la stessa che mandò per la prima
volta in passerella Carla Bruni, Monica Bellucci, Marpessa e
Maria Carla Boscono.
Oggi Piazzi, ciuffo biondo e volto da attore americano, è
presidente della Women Management che fa parte del Gruppo Elite,
una delle più importanti agenzie di modelle e modelli a livello
internazionale, che ha scoperto icone della moda come Cindy
Crawford, Gisele Bundchen, Naomi Campbell, Alessandra Ambrosio e
Stephanie Seymour, spesso attraverso il suo concorso di scouting
internazionale Elite Model Look. "Arrivati in Cina - ricorda
Piazzi - capii subito che sarebbe stato davvero difficile uscire
da quella situazione con un risultato decente. Regnava la
disorganizzazione. Nessuno parlava una lingua diversa dal
cinese. Le modelle erano carine ma non avevano portamento, per
me sarebbe stato un disastro. Ferré e Valentino dovevano fare
ognuno il proprio fashion show, ma io li vedevo lavorare assieme
in armonia, senza rivalità. Anzi, nei momenti liberi stavamo
tutti assieme e ci divertivamo ad andare nei mercatini, in giro
per la città. Valentino era rilassato, felice come un bambino.
Affascinato dalle modelle cinesi, perché aveva notato che
avevano i colli lunghi come quelli di Marella Agnelli, che lui
adorava". "A lui non interessava che le modelle fossero perfette
o bellissime. L'importante per lui era la classe. Dovevano
essere donne eleganti nel portamento, nello sguardo, di classe
insomma". "Con nostra grande sorpresa, le sfilate di Ferré e di
Valentino, nonostante le premesse disastrose, furono un vero
successo, di stampa e di pubblico. Tanto che dopo due giorni -
racconta ancora - costrinsero Valentino a sfilare sulla Muraglia
Cinese. E fu di nuovo bellissimo. Valentino aveva il dono di
trasformare tutto ciò che toccava in qualcosa di favoloso. Come
per magia. E anche con le modelle, anche se non erano perfette,
riusciva a trasformarle in dee".
"Erano ancora molto indietro in Cina nel '93. C'era sporcizia
e alla cena in ambasciata venimmo a sapere, fortunatamente dopo
aver mangiato, che ci era stata servita carne di serpente. Non
battemmo ciglio, ma quando sparì la collezione di Valentino
dall'albergo, Giancarlo Giammetti diventò una furia. Alzò
talmente la voce che la collezione ricomparve, come per magia.
Così noi tornammo felici e soddisfatti in Italia, pieni di sete
e oggetti comprati nei mercatini", conclude.
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