Piaceva al Milan, fece uccidere l'amante e andò in galera: a 41 anni Bruno torna a giocare, ed è polemica

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L'ex portiere del Flamengo è sceso in campo col Vasco de Gama di Rio Branco in coppa del Brasile. E il dibattito sulla sua figura nel paese torna ad accendersi

Giorgio Burreddu

Collaboratore

20 febbraio - 21:19 - MILANO

Bruno de Souza è invecchiato. Ha meno capelli, la barba più tossica e bianca, un accenno di pancia. Ha 41 anni, ma il tempo sembra avergli già indicato l’uscita. L’uomo che fece assassinare la sua amante è tornato a giocare. Non è più il ragazzo capitano del Flamengo, Goleiro Bruno, come lo chiamavano. Oggi Bruno è il portiere del Vasco de Gama di Rio Branco, la squadra che gioca nel campionato statale dell’Acre, la quarta divisione. Novanta minuti, due rigori parati, persino uno segnato. Alla fine il turno di coppa lo hanno passato gli altri, quelli del Velo Clube. E va beh, non è questo il punto. Bruno si è anche fatto intervistare. “Prima di tutto, ringrazio Dio per essere qui. È bello essere ad Acre ed essere accolti”. 

sedici anni fa

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Lo avevano arrestato nel 2010. Eliza Samudio, la sua amante, era sparita nel nulla. Tra negazioni, bocche cucite e timori, venne fuori che era stato Bruno il mandante dell’omicidio. Bello, ricco, famoso. In rampa di lancio per una carriera da campeao. Sposato. Eliza gli aveva dato un figlio, ma non c’era spazio per uno scandalo nella sua vita. Così Bruno ordinò di farla fuori, la fece sbranare dai cani. Fu uno schifo. Tre anni dopo l’arresto gli diedero 22 anni anziché una quarantina solo perché Bruno ammise qualcosa, gli inquirenti la giudicarono una mezza confessione e tanto bastò per chiudere un caso. Un altro orribile femminicidio. Alexandre Alliatti, giornalista e scrittore, vincitore del Premio San Paolo per la letteratura, ha definito la presenza di Bruno “un circo macabro”.

cosa fare

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Dopo un omicidio come quello, cosa è giusto fare: riflettere sul passato o andare oltre? La sua presenza in campo è legale. Ha il diritto di giocare a calcio e qualsiasi club ha il diritto di ingaggiarlo. Ma, come ha scritto Alliatti, “ciò che Bruno offre non sono parate: è un circo”. Ogni volta che il portiere torna in campo, si tira fuori l'argomento della riabilitazione. “È un dibattito interessante. Chi ha commesso un reato dovrebbe avere il diritto di riabilitarsi: è un atto di civiltà. Non si tratta di impedire al portiere di ricostruirsi una vita, di lavorare, di andare all'università, di crearsi una famiglia. Ma è importante ricordare che il crimine per cui Bruno è stato condannato era direttamente collegato alla fama raggiunta nel calcio. Fu un crimine di potere: il ricco e famoso giocatore, campione nazionale, idolo della più grande tifoseria brasiliana, candidato per la nazionale, si sbarazzò della donna che, per lui, rappresentava un fastidio, un ostacolo nell'universo che lui, con il suo talento, aveva creato”. All’epoca dei fatti, Bruno non era solo il portiere del Flamengo. In Europa era cominciato a circolare il suo nome, i media avevano iniziato a dire che presto sarebbe arrivato in Italia, al Milan, oh lo voleva il Milan, una cosa che ti cambia la carriera. La Serie A, Milano, magari la Champions. Que vida. Non era la sua.

dettagli di un omicidio

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Insieme ad altre otto persone, tra cui la moglie e una ex amante, insieme all’amico Macarrao e a un altro complice, l’ex poliziotto Marcos Aparecido dos Santos, Bruno fece rapire Eliza, poi l’avrebbe uccisa e fatta a pezzi. Poi avrebbe dato il suo cadavere in pasto ai cani, i suoi rottweiler, per occultare infine ogni prova. Mentre altre parti del corpo di Eliza sarebbero state sepolte sotto una colata di cemento. In carcere, già in quegli anni, Bruno aveva continuato ad allenarsi, con l’obiettivo di giocare ai Mondiali del 2014. Secondo g1, portale di notizie brasiliano, a settembre scorso lo stato di Acre avrebbe registrato 664 casi di stupro tra gennaio e luglio di quest'anno. Secondo i dati dell'Osservatorio di Analisi Criminale della Procura della Repubblica dello Stato ci sono state 128 denunce di stupro e 536 casi di stupro di persone vulnerabili. Bambini, adolescenti e altri soggetti vulnerabili rappresentano l'80% delle vittime. E il numero rappresenta un aumento del 13,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando furono registrati 583 casi. E secondo un rapporto delle Nazioni Unite, a San Paolo c’è un caso di molestie su una donna ogni 15 secondi.

scenario macabro

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La storia di Bruno e del suo ritorno si incastra in questo scenario. Tragico, se pensiamo che proprio nel Vasco-AC alcuni giocatori sono stati arrestati per stupro. Secondo i media brasiliani, Erick Luiz Serpa Santos Oliveira, Matheus Silva, Brian Peixoto Henrique Iliziario e Alex Pires Júnior sarebbero stati indagati per lo stupro di due donne avvenuto la notte di venerdì scorso. I giocatori negano le accuse. Prima dell'inizio della partita contro il Velo Clube, tuttavia, la squadra di Acre ha attirato l'attenzione entrando in campo indossando maglie con i nomi di tre dei quattro atleti arrestati. "Come se i problemi non bastassero, la delegata ha convocato sette dei nostri giocatori per testimoniare, solo per scombussolare la psicologia dei ragazzi. Avrebbe potuto farlo domani dopo una partita importante come questa, ma ora dobbiamo concentrarci sul campionato. Sono sicuro che chiunque sia venuto qui se ne è andato soddisfatto dell'ottimo calcio che abbiamo presentato", ha dichiarato l'allenatore Eric Fernandes. Come se il calcio fosse il centro di tutto. Due settimane fa Bruno è tornato anche allo stadio, a vedere il suo Flamengo, quello con cui aveva vinto un campionato nel 2009, e con cui aveva segnato anche su calcio di punizione contro i peruviani del Coronel Bolognesi in Libertadores.

allo stadio

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Prima della partita contro l’International, Bruno ha camminato per le strade circostanti lo stadio con una birra in mano e ha immortalato il momento in alcuni video pubblicati sui suoi social. "Ciao a tutti, siamo davanti al Maracanã. Ricordare è vivere, vivere una storia completamente diversa. L'emozione è travolgente. Sia dentro che fuori, e questa emozione si vive ancora più intensamente”. Nel 2017, Bruno si limitò a dichiarare che “quello che è successo, è successo, ho commesso un grave errore, ma nella vita succede. La gente ha cercato di seppellire il mio sogno. Ma sto ricominciando”. Infatti Alliatti ha ricordato che Bruno “non ha mai mostrato chiari segni di rimorso o rispetto per la vittima. Nelle sue interviste, ha messo in dubbio la condanna, ha minimizzato il suo coinvolgimento e ha affermato che la situazione gli era sfuggita di mano, come se l'omicidio fosse al di là del suo controllo”. Non è la prima volta che Bruno torna a giocare. Già in libertà vigilata, il numero uno venne ingaggiato dal Rio Branco. Una catena di supermercati, l’unico sponsor del Rio in quella stagione, annunciò la sospensione della partnership per la prima volta dopo quattordici anni. Adem Araújo, il proprietario, disse che pur credendo che ogni essere umano meriti una seconda possibilità, non se la sentiva di avvicinare la sua azienda a quei fatti. Ritirò la sponsorizzazione, tutto qui. Poi c’erano stati i tesseramenti con il Boa Esporte, un club di seconda divisione, con un contratto di due anni. Rafael Gois Silva Xavier, il proprietario del club, aveva spiegato che Fernandes “è stato ritenuto colpevole, ha scontato la sua pena e adesso è stato rilasciato. Si merita una seconda possibilità”. Mentre Debora Dinez, un’attivista femminista e professoressa di Giurisprudenza, replicò dicendo che sì, “è vero che non c’è niente di illegale nella scarcerazione di Bruno, ma quello che il sistema giudiziario brasiliano ha fatto nel suo caso, ossia seguire alla lettera la legge che riguarda la scarcerazione, è una cosa che avviene di rado in un paese con il quarto più alto numero di detenuti al mondo”. In pratica: “Il caso di Bruno è il prodotto di un sistema giudiziario che coltiva le disuguaglianze”.

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