L’ex manager analizza il duello iridato e promuove la coppia con Acosta: "Se la moto sarà quella di oggi, non vedo come possano perdere"
17 agosto - 08:03 - GENOVA
"Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido d'Africa nera". Parole di Francesco Guccini. Scritte per raccontare di un luogo e di una tragedia, della piazzetta che Carlo Pernat vede dalla finestra: piazza Alimonda. Il caldo, quello è ancora lo stesso di allora. Carlo con l’enfisema che lo tortura da qualche tempo non può uscire. In casa, a portata di mano, ha la bombola dell’ossigeno. "Ogni tanto scendo giù al bar a farmi una partita a carte", racconta. "Ma ora fa troppo caldo". Il resto del tempo lo passa a contatto col suo amato paddock, pur senza metterci piede. Nel senso che sente continuamente tutti. Ha informazioni e progetti, come ha sempre avuto negli ultimi quarant’anni e più. Dispensa opinioni e consigli, riceve proposte. Compresa una che lo sta allettando parecchio: un ritorno al passato e al primo amore, al motocross. Vedremo. Intanto, con le finestre aperte su una Genova silenziosa come mai, una bella chiacchierata sul Mondiale. "È che stiamo vivendo veramente un momento epocale", attacca. "Ti assicuro che da quando ci sono io, cioè da quasi sempre, una serie di cose come quelle che stanno succedendo adesso non sono mai successe. Intanto andiamo incontro a un cambio di regolamento molto radicale, perché ci sarà una nuova cilindrata, saranno modificate la aerodinamica, l'elettronica, avremo nuove gomme".
Ed è cambiata la proprietà…
"Di conseguenza cambieranno gli obiettivi. Questa è una cosa che avevano presente tutti, tanto è vero che i contratti sono stati tutti conclusi a gennaio-febbraio, cioè prima ancora di cominciare la stagione. È inutile che stiamo qui a vedere tutte le manfrine che sono state fatte. Il contratto tra le case e il nuovo gestore è stato firmato, anche se non se ne conoscono i termini concreti. Saranno definiti e comunicati più a avanti dicono. Ma è fondamentale che ognuno esprima il proprio parere adesso, subito. Perché poi si andrà avanti 10 anni sulla base degli accordi presi ora, quindi è bene essere chiari e sviscerare tutte le questioni, risolvere i problemi. Le case devono avere ben presente quanto chiedere relativamente di diritti televisivi, i piloti devono stare attenti e rendersi conto che è necessario darsi un rappresentante, perché se no quelli che restano fregati sonno sempre loro: vedi la volontà di introdurre gare sui circuiti cittadini, vedi le 44 partenze nell'arco di una stagione e tutto il casino che generano. Però non vorrei una cosa: non vorrei che si ripetesse la stessa storia vissuta nel 1992…".
Cosa è successo, nel 1992?
"Io c'ero, e me lo ricordo benissimo. C'ero e fui contattato direttamente da Bernie Ecclestone che sembrava intenzionato ad acquisire il Motomondiale. Nel suo progetto, io avrei dovuto essere il presidente dell'Irta, lo aveva anche già comunicato a tutti i team. Poi io non me la sono sentita, altre cose sono cambiate e ad acquisire tutto fu la Dorna. È stata la nostra fortuna, intendiamoci: da zingari che eravamo, con la gente che arrivava al circuito ognuno con le sue braghette e le sue magliette multicolori, siamo passati ad essere una struttura professionale. Il fatto è che il progetto di Bernie era di gestire le moto per tenerle in un angolo, in un profilo basso per non dare fastidio alla Formula 1. Perché la Formula 1 era un po' in crisi in quel periodo, mentre le moto stavano crescendo parecchio. Non dico che la situazione adesso sia la stessa, ma il parco degli sponsor possibili è quello, e non vorrei che l'intenzione fosse quella di mantenere la MotoGP a livello attuale, non oltre, per salvaguardare gli introiti della Formula 1. La Formula 1 attuale che è diventata una specie di status symbol, di evento in cui bisogna essere presenti per contare. A prescindere dal vero spettacolo sportivo. Una cosa però è certa: lì di sponsor grandi ce ne sono tantissimi Ed è su quel fronte che la MotoGP dovrebbe prendere esempio".
In che senso?
"Che sui grandi sponsor dovrebbe lavorare direttamente il gestore, di questo ho parlato tante volte con Carmelo Ezpeleta. La MotoGP dovrebbe essere in grado di offrire pacchetti completi per grandi investitori: compresa la gestione, casomai, di un team sponsorizzato al quale si può poi aggiungere la partnership con uno o più gran premi, cartellonistica in tutti gli eventi. Così facendo, si arriverebbe a dare marchi importanti, e ovviamente i relativi budget derivati dalla sponsorizzazione, a tutti i team indipendenti: per i vari Cecchinello, Tech3, Pramac sarebbe una manna. Questo tema sarà il discrimine: se vedremo fare una cosa del genere significa che il nuovo gestore, Liberty, entra per sviluppare e per far diventare ancora più grande il Motomondiale, se non vedremo un'operazione del genere temo che saremmo invece di fronte al progetto di cui ho paura, cioè che l'acquisizione sia stata un modo di tenere a bada il fenomeno moto. È venuto il momento di puntare i piedi, e spero che le case lo facciano. Per il bene di questo sport che andrà avanti, questo è sicuro, andrà avanti perché è troppo bello. Ma deve sfruttare al meglio le sue possibilità".
Però qualche buon segnale sotto questo punto di vista c'è: l'arrivo di Gunther Steiner alla Tech3 è chiaramente il segno di un progetto di sviluppo. Se consideriamo quello che ha fatto con la Haas...
"Esatto. Sicuramente è uno che se è entrato lo ha fatto con una visione, un progetto. Ma non vedo molto altro. E soprattutto, spero che si sveglino i giapponesi...".
Ecco, ma si sveglieranno i giapponesi?
"Speriamo di sì. Io so che sia Yamaha che Honda sono sotto il fuoco incrociato dei loro concessionari, dei loro rivenditori in giro per il mondo. Credo di sì, che reagiranno. Yamaha sta spendendo cifre considerevolissime. E soprattutto sta facendo il cambio tecnico più grande della sua storia, con il passaggio al motore V4. E la Honda, dai, fa 18 milioni di moto vendute all'anno, non può non reagire. Sono lunghi nei loro processi, tutto quello che vuoi, ma sono anche già due-tre anni che crescono un po'. Troppo lentamente, e non abbastanza, certo. È ancora troppo il distacco che hanno nei confronti della Ducati. Cioè, se la Yamaha ha qualche giustificazione, la Honda no. Quindi alla fine si sveglieranno ma ci hanno veramente impiegato troppo tempo. Ti rendi conto se ci avessero detto vent'anni fa che in MotoGP avrebbero dominato le case italiane… Che Honda e Yamaha non sarebbero riuscite a tenere il ritmo di Ducati e di Aprilia… Se uno avesse detto una cosa del genere vent'anni fa avrebbero chiamato l'ambulanza e lo avrebbero portato al manicomio senza neanche passare dal via".
Per tenere il ritmo le giapponesi hanno avuto bisogno delle concessioni…
"Se io fossi stato nella Ducati col fischio che gliele avrei date. Le concessioni un po' vanno bene, ma non così. La Ducati è stata prima di tutto molto brava, grazie soprattutto a Dall'Igna. E poi ha fatto investimenti importantissimi. Per cui bisogna essere prima di tutto meritocratici: chi un vantaggio se lo è guadagnato non può poi metterlo a repentaglio con tutto quello che è concesso alle altre case. Recuperando qualcosa solo grazie a queste concessioni non è che Yamaha e Honda facciano una gran bella figura".
La Honda ha preso Fabio Quartararo e Davide Brivio...
"Sì, vero. E prima Romano Albesiano, che di certo avrà un po' le mani legate, ma che altrettanto sicuramente avrà sveltito un po' alcuni procedimenti e accelerato i processi decisionali. Poi sì, Quartararo e Brivio sono grandi acquisti. Quartararo è uno dei tre veri fuoriclasse di questa MotoGP, insieme a Marc Márquez e a Pedro Acosta. E la scelta di Brivio è giusta, giustissima. Io a Davide voglio un bene dell'anima, scherzando gli ho sempre detto che è il mio delfino. Ma appunto, scherzi a parte, è uno che ha gestito sempre tutto alla perfezione, dei tempi della Yamaha. È riuscito a vincere anche con la Suzuki, adesso guarda quello che sta facendo la Trackhouse. Io sinceramente credevo che rientrasse nei piani dell'Aprilia...".
Come?
"Massimo Rivola, che ha lavorato bene eh, intendiamoci, dopo aver portato la sua squadra a livello in cui è ora, avrebbe fatto una scelta precisa. Io per lui vedo un ruolo alla Claudio Domenicali, da amministratore delegato, e a quel punto sul campo, secondo me avrebbe dovuto affidarsi proprio a Davide Brivio. E sono sicuro che così sarebbe uscita una miscela perfetta, altro che la Ducati…".
Allargando un po' il discorso: per tutto l'inverno tanti esperti o presunti tali hanno ripetuto che il 2026 sarebbe stato per molti versi simile al 2025 perché le moto sarebbero state grossomodo le stesse e altrettanto uguale è la composizione delle squadre. Invece stiamo vedendo qualcosa di completamente diverso, perché?
"Innanzi tutto perché le moto non sono rimaste le stesse. Se c'era 100 da investire, comunque 30 o 40 è andato sulla moto del 2026. Nel caso di Aprilia anche di più. E si vede. Aprilia ha lavorato molto bene, e soprattutto lo ha fatto con budget meno rilevanti degli altri. La scelta di Fabiano Sterlacchini è stata perfetta, era l'uomo migliore possibile...".
L'errore con lui casomai lo ha fatto la KTM...
"Mamma mia... Del resto lì nel maggio del 2024 sono successe cose totalmente inspiegabili. Nel momento in cui con Enea Bastianini avevamo capito che non ci sarebbe più stato spazio alla Ducati, siamo andati a parlare in KTM e insieme Beirer c'erano Guidotti e Sterlacchini. Abbiamo fatto tutti gli accordi, e non c'era nessuna avvisaglia della catastrofe che stava per capitare e che ha avuto come prima conseguenza la fuoriuscita di Guidotti e la non conferma di Sterlacchini. Cioè, abbiamo fatto l'accordo con persone che da lì ha pochissimo poi se ne sono andate".
Sterlacchini uomo giusto al momento giusto, quindi. E così l'Aprilia ha lavorato benissimo. La Ducati era troppo convinta di essere superiore?
"Sì. Soprattutto per il fatto di avere Márquez e per quello che Márquez ha fatto l'anno scorso. C'è una cosa da dire: la vera Ducati ottimale è stata quella del 2024. Poi nel 2025 le evoluzioni non hanno avuto l'efficacia che si auspicava, e Marc ci ha guidato sopra. Almeno uno 30% di prestazione in più ce lo ha messo lui, aveva così tanta motivazione, dopo tutte le sue vicissitudini, che ha nascosto quello che non andava. E infatti Bagnaia ha fallito, ma tutti quelli che avevano la moto del 2025 hanno fallito, anche Di Giannantonio. Quest'anno grossomodo è la stessa cosa, con la differenza che Marc è un po' più appagato. Non che non voglia vincere, ci mancherebbe. Però non ha quel fuoco che aveva l'anno scorso, quel 30% in più non ce l'ha, non sempre".
Ma quando ci fu il momento cruciale prima dell'inizio della stagione 2025 e si trattava di decidere se andare avanti con la moto nuova o tenere quella del 2024 che aveva funzionato così bene, Marc era già consapevole della situazione. Ha scelto la moto 2025 fiducioso di poterla "domare" con la consapevolezza che ad altri avrebbe creato problemi?
"È proprio quello che penso io. Ed è quello che so io. Quest'anno la situazione è diversa, intanto c'è da dire che nel frattempo si è fatto male e ha iniziato la stagione in condizioni fisiche precarie. Non è il Márquez dello scorso anno, corre stando più attento, comprensibilmente. L'anno scorso se n'è fregato di tutto: voleva solo vincere. Andava in terra, si rialzava, vinceva. Fermo restando che quest'anno il Mondiale si è riaperto solo perché lo ha riaperto L'Aprilia, perché nel momento in cui Marquez era a 102 di distanza da Bezzecchi, pensare che si potesse riaprire era difficile".
Ecco, parliamo di Bezzecchi…
"Bezzecchi non è un fenomeno, parliamoci chiaro. Detto questo, l'anno scorso è stato bravissimo. Ha avuto tutta la squadra, tutta l'Aprilia, per sé, visto che Martin era fuori per infortunio, ma lui è stato veramente un "cagnaccio". E ha fatto un salto mentale incredibile. Un salto che si è visto ancora di più all'inizio di questa stagione, nella quale però si è ritrovato Martin. E se lo è ritrovato in palla come francamente non me lo aspettavo nemmeno io. In più c'è ancora anche Márquez. Dopodiché è successo quello che è successo al Balaton. In quel momento l'Aprilia che era un vaso bellissimo è diventato un vaso venato da una serie di spaccature. Non è più l'ambiente di prima. Attenzione: non sto dicendo che Marco e Jorge non si parlino come un certo sito mi ha attribuito pochi giorni fa. Però che ci sia stato un po' di nervosismo non ci sono dubbi, l'episodio di Martin con Bonora lo ha dimostrato. Il vaso è incrinato, stanno cercando di metterlo a posto ma incrinato è incrinato".
Cosa bisogna fare per rimetterlo a posto?
"Marco e Jorge mi ricordano un po' Max Biaggi e Jean-Philippe Ruggia. Io cercavo di portarli fuori a mangiare insieme, tentando di parlare il meno possibile di gare. Spesso coinvolgevamo anche i meccanici. Però è chiaro che poi tutto dipende da loro, dai piloti. Dalla loro testa. Ti ricordi quando c'erano Valentino Rossi e Jorge e Lorenzo insieme… Avresti potuto provare a fare tutte le cene che volevi. L'importante è che le due squadre continuino a collaborare, ad avere un atteggiamento di disponibilità su tutti i fronti a cominciare da quello dei dati. In questo aiuta senz'altro il fatto che in Aprilia ci siano brave persone. Rivola non ha molta esperienza di questo tipo di gestione, ma si è circondato bene. Il punto interrogativo più grande lì dentro però adesso rimane Martin. È in uscita, e non gli interessa niente: lui vuole solo vincere. E così porterebbe il numero uno in Yamaha come ha già fatto arrivando in Aprilia".
Ma Bezzecchi rimane in lotta per il titolo?
"Sì. Perché ha molta voglia, e come ho detto è un 'cagnaccio'. Dico di sì, però dipende da lui, nel senso che deve stare più calmo, deve mettere a posto la testa. Resta che il Mondiale era chiuso per merito dell'Aprilia, e si è riaperto per colpa dell'Aprilia. Per lo spettacolo è sicuramente una gran bella cosa, ci sono sei o sette piloti in lotta per il titolo. Senza dimenticare che il titolo Costruttori se lo giocano Ducati e Aprilia, due case italiane. Non era mai successo. È un bell'orgoglio".
Passiamo alla Ducati: Márquez e Acosta compagni di squadra nel 2027, le "Furie Rosse", la nazionale spagnola. Fermo restando che Acosta è un fuoriclasse, tu l'avresti fatta una squadra così?
"Considerando la situazione di questo momento, sì. Dall'Igna ha fatto benissimo. Cioè, in generale, io non l'avrei mai messo due spagnoli insieme in una squadra italiana, ma in questo momento lui ha fatto bene a farlo. Gigi vuole solo vincere. È un meritocratico, e capisci che se tu parti da quei due presupposti la scelta non può essere messa in discussione nemmeno per un secondo. Gigi è il classico ingegnere, e gli ingegneri non vivono, gli ingegneri funzionano. Funzionano e fanno funzionare ciò che gli è affidato. Certo è che il prossimo anno avere una Ducati con cinque dei suoi sei piloti stranieri fa impressione. Direte: la Ferrari lo ha sempre fatto e non ha mai perso l'affetto e il tifo degli italiani".
Cosa vuol dire "in questo momento"?
"In questo momento di cambiamenti, di nuovo regolamento, con tanti soldi che girano. Per contro, è vero che tutta la politica fatta negli anni scorsi con i giovani piloti italiani adesso non esiste più. Tutti i piloti italiani se ne sono andati: Bezzecchi, Bastianini, Di Giannantonio, Bagnaia. Arriva Bulega, preso per i capelli. Vedremo".
Ecco, dietro non abbiamo granché...
"Zero. Lunetta e Pini cresceranno, speriamo. Ma fenomeni non sono. Era girata la voce che Valentino volesse passare Vietti in MotoGP, ma mi sono detto che sarebbe stato impossibile. Mi dispiace molto per Arbolino che aveva una tecnica incredibile, un talento davvero notevole. Il problema probabilmente è stata la testa, troppi alti e bassi".
Sul fronte piloti, cos'altro ti ha lasciato perplesso?
"La gestione della vicenda Razgatlioglu. Rischiamo di perderlo. Uno come lui che vinceva la Superbike è stato spostato nell'ultimo anno di Michelin…Se fosse rimasto in Superbike ancora un anno, non sarebbe passato in MotoGP insieme alle Pirelli che conosce benissimo? Non sarebbe stato meglio? La Yamaha e il suo manager avrebbero dovuto fargli un contratto di tre anni: 2026 ancora in Superbike, e poi 2027 e 2028 col nuovo regolamento e nuove gomme in MotoGP. E invece ha dovuto farsi tutta questa stagione su gomme con cui non si trova minimamente. In cui ogni sabato e ogni domenica vede tutti dal fondo, da lontano chiedendosi, come in effetti fa, se sia ancora in grado di guidare oppure no. Ma cos'hanno nella testa? E un altro che non capisco è Ogura. Io lo ammiro, Ogura. Quando era in moto due, la Honda gli ha offerto una moto per la MotoGP, e lui l'ha rifiutata. 'Bravo!’, avevo pensato allora, ha rifiutato perché la moto non è competitiva. Sfido chiunque a rifiutare la Honda. Però adesso hai una Aprilia ottima e te ne vai? D’accordo, lui ambiva alla sella di Bagnaia nel team ufficiale, ma ugualmente restando dov’era avrebbe avuto la stessa moto come ha anche quest’anno. Sei in una condizione eccellente, e vai alla Yamaha, in questa Yamaha? La verità è che quest’anno, in questo mercato così squassante i piloti si sono divisi in due categorie, con altrettanti tipi di scelte molto radicali, molto nette. C’è chi ha fatto scelte esclusivamente per vincere, come Acosta, come lo stesso Márquez e tutto sommato anche come Bagnaia che aveva altre alternative. E chi invece è andato meramente per soldi, e lo ha anche detto, come Martin. E probabilmente come anche Ogura. Quello che forse è riuscito a mettere insieme le due cose è stato Quartararo".
A questo proposito, un mercato (non) regolamentato come questo, che finisce per far parlare di trattative per tutto l’anno, e che occupa almeno metà se non di più di ogni stagione degli anni pari come è successo quest’anno (nonostante fosse tutto deciso dall’inverno) non è un po’ troppo stucchevole? Non sarebbe il caso di fare qualcosa? Cosa?
"L’ho già detto tante volte a Carmelo (Ezpeleta, ndr): ‘Fai una finestra di mercato’. Il mercato è a luglio e agosto. Due mesi. I contratti fatti prima non valgono. Una volta questa cosa non era codificata, ma era sostanzialmente quello che avveniva: dei contratti si cominciava a parlare ad Assen".
Chi lo ha vinto questo mercato?
"La Ducati con Pedro Acosta. Con Acosta di fianco a Márquez. Se la moto il prossimo anno sarà a posto, com’è a posto la Ducati di oggi, non vedo come questa squadra potrà perdere. Di sicuro il mercato non l’hanno vinto Di Giannantonio e Alex Marquez: ma l’hanno vista la Ktm? E non credo che prenderanno grandi stipendi. È vero che la situazione economico finanziaria della casa è migliorata, le vendite sono cresciute di colpo e che le prospettive sono senz’altro migliori di quello che avrebbero potuto essere solo fino a pochi mesi fa. Ma insomma…".
Chi vince il Mondiale 2026?
"Marc Marquez. Perché è risalito da -102 e per un’altra una ragione molto semplice: sa gestire le varie situazioni, quando sa di poter andare a vincere va a vincere, quando capisce di dover accontentarsi lo fa, si prende i suoi piazzamenti e va avanti. Lo sa fare certamente due volte meglio rispetto a Bezzecchi e a Martin".










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