Perché Renault chiude Ampere dedicata alle auto elettriche

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La fine dell’indipendenza della divisione nata da Renaulution di Luca de Meo, che ora viene ricondotta nel perimetro del gruppo francese, segna un cambiamento di rotta impresso dal Ceo François Provost per far fronte a un mercato che chiede maggiore flessibilità

Emilio Deleidi

4 febbraio - 14:53 - MILANO

Con l’annuncio della chiusura della divisione Ampere tramonta definitivamente il progetto disegnato da Luca de Meo per la Renault, nella cui visione la mobilità elettrica avrebbe dovuto avere un peso determinante. Nata nel 2023 nel contesto del piano strategico Renaulution ideato dall’allora Ceo del gruppo francese, Ampere aveva il compito di gestire tutte le operazioni relative all’hardware e al software delle vetture elettriche, concentrando le attività nel distretto francese degli impianti di Douai (dove vengono prodotte Renault 5, Megane e Scenic E-Tech Electric, Alpine A290, Nissan Micra e Mitsubishi Eclipse Cross), Maubeuge, Ruitz e Cléon (che ha sfornato più di un milione di motori elettrici e da dove uscirà l’Alpine A390). Una divisione altamente specializzata e vocata all’elettrico, dunque, alla quale in un certo senso si contrapponeva Horse Powertrain, la joint-venture tra Renault e la cinese Geely (alle quali si è aggiunta alla fine del 2024 il colosso petrolifero saudita Aramco), deputata alla produzione di motori ibridi e termici, destinati anche ai mercati extra-europei. Ampere, come tale, non serviva evidentemente più, anche se continuerà a vivere all’interno di Renault con il compito di sviluppare software e architetture elettriche e, come Ampere Energy, di svolgere le attività relative alle batterie.

più semplicità, meno spese

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Perché è finita prematuramente l’avventura di una Ampere totalmente indipendente? François Provost, che ha ereditato da de Meo il timone del gruppo Renault, si è trovato a fronteggiare una situazione di mercato differente e, soprattutto, prospettive di sviluppo della mobilità elettrica molto diverse da quelle di pochi anni fa. Di fronte a tempi di accettazione da parte dei consumatori di molti Paesi europei delle auto a batteria ben più lunghi di quelli ipotizzati anche nel recente passato, Bruxelles ha innestato una – pur parziale e più di facciata che sostanziale – retromarcia sulla data del 2035, precedentemente scolpita nella pietra come fine epoca per i motori a combustione. La parola d’ordine di tutti i costruttori, ora, è flessibilità: significa offrire al mercato una pluralità di soluzioni tecniche per soddisfare le diverse esigenze dei clienti. Termico puro, ibrido mild, full e plug-in, convivono e conviveranno ancora a lungo nelle concessionarie europee, come hanno ben capito i costruttori cinesi che, dopo aver pensato d’inondare il Vecchio Continente di modelli a batteria, hanno prontamente ritarato l’offerta, puntando su quelli ibridi e super-ibridi (plug-in e Bev con range extender, nelle quali il motore termico funge solo da generatore). A questo punto, mantenere in vita una divisione consacrata alle sole elettriche per Renault perdeva senso: strategie e pianificazione devono essere il più possibile integrate, mentre i costi vanno ridotti per far fronte a una situazione resa sempre più complessa anche dall’instabilità del quadro geopolitico internazionale. A tutto questo si è aggiunta la fine dell’ipotesi di quotare in Borsa Ampere, com’era nelle intenzioni di de Meo, cancellata all’inizio del 2024, forse per il timore di non riuscire a raggiungere la valutazione stimata (8-10 miliardi di euro).

una nuova strategia

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In contesto simile, è difficile ipotizzare quali esattamente saranno le prossime mosse di Provost. Al momento, la casa ha dichiarato che la chiusura di Ampere non avrà impatti immediati sui suoi 12 mila dipendenti, assorbiti all’interno di Renault, e sulle fabbriche del distretto “elettrico”. Quanto al piano prodotti, che prevedeva il lancio di sette vetture elettriche entro il 2031 (comprese 5, 4, Twingo e Scenic E-Tech), ha visto la recente integrazione dell’accordo con Ford per la realizzazione di due nuove citycar elettriche, prodotte nelle strutture Renault, ma con marchio Ford, utilizzando la piattaforma Ampere. Semplificazione, taglio dei costi e sfruttamento delle sinergie sono certamente i punti chiave della strategia disegnata dell’attuale Ceo, entrato in carica il 31 luglio 2025 con un mandato quadriennale, ma questi scopi saranno perseguiti anche con una rimodulazione dei lanci in programma e un possibile ridimensionamento delle tecnologie di trazione puramente elettriche, come per altro stanno facendo tutti i costruttori occidentali. Ciò potrebbe significare anche una parziale riconversione degli stabilimenti Ampere a una produzione integrata dei modelli a batteria e di quelli dotati di propulsori termici (elettrificati a vari livelli), mentre da Cléon, oltre ai motori elettrici, dovrebbero uscire anche droni per usi militari, nel quadro del piano di riarmo voluto dall’Unione europea. Chissà cosa pensa di questa svolta Luca de Meo, ora alle prese con tutt’altro genere di problemi nelle sue vesti di amministratore del gruppo Kering, che controlla marchi di lusso di abbigliamento, accessori e bellezza.

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