L'allattamento al seno non è soltanto una forma di nutrimento: è un gesto che attiva benefici immunitari duraturi, sia per il bambino sia per la madre. Anche se questo fatto è noto da tempo - con le ricerche più recenti che mettono in luce un effetto dell'allattamento nel ridurre il rischio di tumore al seno nelle donne - il meccanismo biologico all'origine di questi benefici non è ancora del tutto chiaro. Una revisione degli studi sul tema pubblicata su Trends in Immunology individua nelle cellule T la chiave di questa protezione "doppia" e protratta nel tempo.
Il ruolo delle cellule T materne
Gli scienziati del Salk Institute for Biological Studies (California), che hanno curato l'analisi, sottolineano che, in base agli studi più recenti, i linfociti T o cellule T (globuli bianchi solitamente incaricati di eliminare le cellule infette o tumorali) avrebbero anche un ruolo di supporto nella produzione di latte. Sottogruppi di cellule T si espandono durante l'allattamento e vanno a ricoprire diverse funzioni, dalla maturazione delle ghiandole mammarie alla produzione di latte; queste stesse cellule esercitano anche una protezione a lungo termine dal tumore al seno.
Storicamente, i benefici immunitari associati all'allattamento - in special modo quelli sui neonati - erano stati per lo più associati alle cellule mieloidi, leucociti diversi dalle cellule T (come macrofagi e granulociti neutrofili) presenti nel latte materno e costituenti circa l'80% del totale dei globuli bianchi all'interno del prezioso nutrimento. A differenza dei linfociti T, le cellule mieloidi non sembrano avere un impatto anche sulla produzione di latte materno.
Per quanto riguarda i lattanti, le cellule T sembrerebbero contribuire a costruire il loro sistema immunitario e a supportare un microbiota intestinale sano, oltre a fornire una protezione immunitaria diretta.
Allattamento: un nuovo modello interpretativo
Gli autori dello studio sperano che gli ultimi sviluppi delle ricerche sul latte materno contribuiscano a diffondere un nuovo modo di vedere l'allattamento, da intendersi come «un processo guidato dal sistema immunitario con implicazioni di salute a lungo termine». Comprendere meglio questo secondo aspetto, che va al di là di quello prettamente nutrizionale, permetterà forse di spiegare perché alcune neomamme incontrino difficoltà nella produzione di latte, o vadano più facilmente incontro a infiammazioni del tessuto mammario (mastiti).
Individuare con precisione le cellule immunitarie coinvolte nell'allattamento permetterebbe di migliorare la salute materna e neonatale, e anche di estendere alcuni benefici (come quelli protettivi per il seno) alle donne che, per scelta, per impossibilità di allattare o perché non hanno avuto una gravidanza, non annoverino un'esperienza di allattamento al seno.
Come sottolineano gli autori, restano importanti domande aperte sul tema: quali funzioni rivestono, durante l'allattamento, le diverse popolazioni di cellule T? Quali meccanismi ne permettono il reclutamento fino alle ghiandole mammarie? In che modo le loro interazioni con il tessuto epitaliale del seno costruiscono una protezione contro futuri tumori? E grazie a quali meccanismi, le cellule immunitarie trasferite al bambino mediante il latte materno, impattano sul suo futuro sviluppo immunitario?
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