Pellegrini: "Sara Curtis? Mai avuta una velocista così. Mia erede? Sarebbe sbagliato, siamo diverse"

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La Divina ha fiducia nella nuova campionessa azzurra del nuoto: "Il suo record una gran cosa. Sara ha una mentalità più americana che italiana, alla sua età io molto più introversa"

Alessandra Giardini

Collaboratore

15 agosto 2026 (modifica alle 13:28) - MILANO

Da lei in poi il nuoto è entrato in una dimensione diversa: globale, glamour, vincente. Federica Pellegrini ha preso il suo sport e ne ha fatto molto di più. Oggi c’è una generazione che ha cominciato ad andare in piscina sognando di diventare lei. E Sara Curtis ha fatto il suo exploit il 13 agosto, nel giorno che da 18 anni era la data dell’oro olimpico e del record del mondo di Federica sui 200 stile libero. "È una data speciale, mi ricorda uno dei giorni più belli della mia vita da atleta" dice la Divina. 

Federica, in 18 anni quanto è cambiato il mondo? 

"Non c’erano i social. Se si sanno usare bene, possono essere molto belli, puoi vedere anche tutto il lavoro che c’è dietro una grande performance. Dall’altro lato possono essere destabilizzanti, non sono tutti sempre felici di vederci vincere o primeggiare. È un’arma a doppio taglio". 

Sta guardando gli Europei? 

"Sì e no. Con le bambine cerco di evitare troppa televisione. La semifinale di Sara non l’ho vista in diretta, non me l’aspettavo. Ho visto la finale. Abbassare ancora il record è stata una gran cosa". 

Come ci si sveglia dopo un record del mondo? 

"Con una consapevolezza diversa. Le medaglie sono importantissime. Ma il record ti dice che nessuno ha mai nuotato quella distanza più veloce di te". 

Che cosa cambia ora nella vita di Sara? 

"Penso che questo primato lo volesse, ci credeva molto. Quando feci il mio primo record del mondo, ai Mondiali 2007, nella semifinale dei 200, avevo appena cambiato allenatore, non pensavo di arrivarci così presto. Sara, invece, credo che lo cercasse proprio. Non cambierà moltissimo nella sua vita". 

C’è un consiglio che vorrebbe darle? 

"La vedo molto centrata, con un piglio giusto, molto serena. Non me la sento di darle grandi consigli, forse l’unico è di guardare poco i social". 

All’inizio Sara è stata criticata per la scelta di andare via dall’Italia. 

"Quando mi trasferii in Francia nel 2011 fu visto come un mezzo tradimento. C’era chi disse: “Vuoi dire che in Italia non c’è un tecnico che ti possa allenare?”. Non era quello il punto. Io volevo farmi seguire da Philippe Lucas. Non ho mai avuto problemi a prendere decisioni. Andare a Parigi, da sola, fu una scelta coraggiosa. E ha fruttato". 

Sara ha scelto la Virginia, un campus in cui la velocità è centrale.

"Credo che si sia trovata bene proprio a livello di approccio. Io la vedo molto più americana che italiana come mentalità: nel modo di affrontare le cose, nel divertimento, nell’essere competitiva ma sempre col sorriso. Per noi italiani, spesso vincere sembra più un sollievo che una gioia". 

Sara si dice egocentrica: è giusto per arrivare al top? 

"Non necessariamente. Io alla sua età ero molto più introversa. L’egocentrismo è di tanti velocisti, pure nell’atletica: molto pieni di sé, ma nel modo giusto". 

Sara avrebbe voluto i genitori sul podio. Lei? 

"No no. Io i miei genitori li ho tenuti lontani dalla vasca fin quando ho potuto, da piccola non li volevo lì. Crescendo capisci quanto sia importante avere la famiglia accanto nei momenti più delicati, e infatti ci sono sempre stati. Ma il podio è una cosa da vivere da soli: una cosa molto forte, un bel momento". 

Si aspettava di lasciare un’eredità così importante? Prima di lei sembrava quasi impossibile vedere un’azzurra a quei livelli, oggi c’è una squadra forte. 

"È successo più velocemente di quanto mi aspettassi. In Italia i cambi generazionali li abbiamo sempre sofferti un po’. Invece quando io ho smesso c’era già una nuova generazione pronta ad arrivare quasi subito. Pensavo che le donne avrebbero fatto più fatica a emergere. La cosa che mi gasa tantissimo è proprio questa: ci sono anche le donne. E tornando a Sara, vedere una velocista pura che arriva così in alto in competizioni che sono sempre state quasi precluse a certe nazioni, è qualcosa di enorme. Mi fa rivivere un po’ l’oro sui 100 di Jacobs all’Olimpiade: pensi non succeda mai, e invece a un certo punto succede". 

Lei e Sara tecnicamente siete due mondi diversi. 

"Non credo che Sara si senta la nuova Pellegrini e non credo che lei lo sia. Non perché non possa arrivare ai miei risultati, magari ne farà anche di più. Il punto è che siamo completamente diverse e facciamo gare completamente diverse. E anche se facessimo le stesse gare, troverei sbagliato parlare di me rispetto a lei. Ho smesso di nuotare cinque anni fa, l’oro olimpico l’ho vinto 18 anni fa, è un altro mondo. Lei non è la nuova Pellegrini, è Sara Curtis".

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