Il padovano, ex Williams, stregato dal bolognese: "Ha un talento fuori dalla norma, deve provaci subito perché Russell è un buon pilota, però non è un campione come Verstappen. E non è detto che nel 2027 abbia ancora la macchina più veloce"
Riccardo Patrese ha vissuto l’epoca d’oro della Formula 1: ha debuttato nel 1977, correndo con Niki Lauda e James Hunt. Negli anni ’80 ha duellato con Ayrton Senna, Alain Prost, Nigel Mansell e Nelson Piquet, mentre nel 1993 si è ritirato da compagno di squadra di Michael Schumacher. È l’italiano con più partenze di sempre e il secondo con più vittorie (6), dietro soltanto ad Alberto Ascari (13). Nel 1992 ha conquistato il titolo costruttori con la Williams, ottenendo il miglior risultato della carriera: il secondo posto in classifica alle spalle del compagno di squadra Mansell.
Patrese, tra tutti i suoi rivali, chi era il più forte?
“Nomino due piloti: Senna e Schumacher. Entrambi hanno vinto gare e lottato per il Mondiale anche quando avevano a disposizione macchine meno competitive. Quindi hanno dimostrato di avere qualcosa in più rispetto agli altri. Di recente ho visto fare la differenza a Max Verstappen, che con una Red Bull non più eccezionale ha messo in seria difficoltà le McLaren”.
Che rapporto aveva con Senna?
“Di amicizia: abitavamo a Montecarlo e ci incontravamo per correre o andare a cena insieme. Ricordo anche grandi duelli sportivi, molto accesi. Ayrton era tanto buono lontano dalla pista quanto determinato in macchina”.
I suoi primi successi sono arrivati tra il 1982 e il 1983 con la Brabham…
“C’è stato un momento in cui potevo arrivare alla Ferrari: Enzo Ferrari mi diceva sempre che mi avrebbe voluto nella sua scuderia. Dal 1979 al 1981 ci siamo sentiti, ma quando ho capito che non c’era spazio ho chiamato Bernie Ecclestone e sono passato alla Brabham, che all’epoca era un top team. Lì sono riuscito a conquistare il GP di Monaco del 1982, ricevendo il trofeo dal principe Ranieri e dalla principessa Grace. Sembrava che la prima vittoria non arrivasse mai, poi mi sono ripetuto l’anno successivo in Sudafrica”.
Dopo due stagioni in Alfa Romeo, nel 1986 è tornato alla Brabham e ha vissuto una delle esperienze più difficili della sua vita…
“Sì. C’era in programma un test a Le Castellet, inizialmente destinato a me, ma alla fine lo ha effettuato Elio De Angelis per prendere confidenza con la macchina. In quell’occasione ha perso la vita. Ancora oggi ci penso: io non volevo più guidare dopo quello che era successo. Mi ha convinto Ecclestone a continuare, dicendomi che per rispetto bisognava andare avanti. Noi piloti sapevamo che rischiavamo la vita”.
Qual è stata la sua vittoria più bella?
“Se devo essere sincero, quella conquistata a Imola nel 1990 mi è rimasta nel cuore più delle altre. Non salivo sul gradino più alto del podio da 7 anni e avevo vissuto momenti molto complicati con l’Alfa Romeo, che avrebbero potuto anche concludere anticipatamente la mia carriera. Fortunatamente Ecclestone mi ha ripreso in Brabham e poi sono passato alla Williams, il team con cui ho ottenuto i risultati migliori”.
Ha mai pensato che, se avesse avuto un compagno di squadra diverso da Mansell, sarebbe potuto diventare campione del mondo?
“Bastava che non fosse britannico. Nigel era decisamente supportato per via della sua nazionalità. Non sto dicendo che abbia avuto favoritismi, ma il business era molto legato all’Inghilterra. Poi onore a lui che ha vinto il Mondiale. Io ho sempre messo davanti a tutto l’interesse del team, quindi sono stato molto contento di conquistare il titolo costruttori. La mia carriera è stata così lunga perché tutti mi hanno apprezzato come uomo squadra, oltre che come pilota e collaudatore”.
Kimi Antonelli ha più possibilità contro George Russell?
“Sicuramente. Innanzitutto perché lo ha voluto in Mercedes Toto Wolff, che ha scommesso su di lui quando tutti gli davano quasi del matto. Invece credo che abbia preso una decisione corretta perché ha puntato su un ragazzo con un talento fuori dalla norma. Poi Russell è un buon pilota, però non è un campione come Verstappen. Io ho detto a Kimi che deve conquistare il Mondiale quest’anno. Lui rideva, ma sa che nel 2027 potrebbe non avere la macchina più veloce”.
Quindi la Ferrari può colmare il distacco dalla Mercedes?
“Penso che abbiano svolto un buon lavoro. In questo momento sono i rivali più temibili delle Frecce d’argento e le macchine sono ancora in evoluzione per via del nuovo regolamento. La rossa potrebbe trovare delle soluzioni interessanti: aspettiamo qualche mese e vediamo cosa succederà”.
Lewis Hamilton si è ritrovato?
“Io non l’ho mai dato per finito. Ha vinto 7 Mondiali, oltre 100 gare ed è normale che con la vettura dello scorso anno non avesse le stesse motivazioni di Charles Leclerc, che non ha mai avuto una chance di lottare per il titolo. Hamilton vorrebbe diventare otto volte campione del mondo e spera che la nuova Ferrari gli dia questa opportunità”.










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