"La legge europea per il ripristino
della natura è una legge e non una direttiva. È un obbligo e
quindi entro il primo settembre 2026 gli Stati membri dovranno
consegnare una prima bozza che dovrà essere validata entro
l'anno successivo. Quindi entro il primo settembre, per la prima
volta, avremo il piano nazionale di ripristino. Io sono
fiduciosa". Lo ha detto la coordinatrice del National
biodiversity future center Maria Chiara Pastore nel corso
dell'ANSAincontra dedicato ai temi della biodiversità e del
restauro della natura insieme al direttore scientifico
dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS)
Enrico Giovannini.
"Oggi gli alberi e gli arbusti devono in parte essere
riportati all'interno della città - ha aggiunto -. Quello che
dobbiamo fare è pensare di rinunciare a degli spazi che sono
oggi occupati dalle auto e che quindi possono, come molti paesi
in Europa stanno già facendo, di ricomprendere e ricostituire
questi spazi, riportarli alla natura, immaginando anche che
possano ospitare un sistema di connessione, che è quello che poi
garantisce la biodiversità".
A una domanda riguardo l'effettivo aumento o diminuzione
della biodiversità nelle città italiane, Pastore ha spiegato che
di veri e propri "dati sulla biodiversità nelle città non ce ne
sono tantissimi e questo è uno degli aspetti interessanti. Il
Centro nazionale di biodiversità ha proprio lavorato moltissimo
su questo aspetto nel tentativo di ricomporre un sistema di
informazioni innanzitutto settoriale, che quindi comprendeva
molto spesso degli aspetti molto specifici di una disciplina e
che non vedeva e non riusciva a ricomporre un sistema".
Ma ha poi sottolineato che "la biodiversità è nelle nostre
città e forse non la vediamo proprio tanto. Ma è presente e
abbiamo bisogno di conoscerla, in un momento dove la città è
proprio un luogo dove, siccome noi ci viviamo, dobbiamo
cominciare a nutrirla e reimmaginarla come un ecosistema
complesso".
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