Non è un mistero che, dopo l'addio alla Juve, il rapporto tra i due dirigenti si sia incrinato: "Sono rimasto in buoni rapporti con tutti ad eccezione di Paratici" aveva svelato il presidente nerazzurro. E ora, a Firenze, si ritroveranno
Esiste un tempo, neppure di durata breve, in cui Beppe Marotta e Fabio Paratici sono collaboratori, amici, legati da un rapporto quasi di famiglia dentro un contesto professionale che ha viaggiato a gonfie vele per moltissime stagioni. Uno di quegli splendidi "c'era una volta" per cui bisogna fare un balzo all'indietro di più di 20 anni, quando a Genova le strade di Marotta e Paratici cominciarono ad intrecciarsi per precisa volontà dell'attuale presidente dell'Inter. Anno 2004. Paratici ha appena concluso una carriera da calciatore di livello bassino e si accomoda subito dietro una scrivania. Non molto comodo, in realtà, perché viene nominato responsabile scouting della Sampdoria e comincia a fare ciò che poi si rivelerà il suo core business assoluto, ovvero visionare talenti e proporli alla società per cui lavora. E lo fa talmente bene da guadagnarsi in poco tempo la promozione a direttore sportivo, mentre l'amministratore delegato del club è proprio Marotta. Una coppia di cervelli clamorosamente complementare: il primo discute con centinaia di agenti, visiona e valuta migliaia di profili, li propone al secondo che si interfaccia con la proprietà per poi tessere tele di rapporti con i vertici di altre società. Il risultato è perfetto.
In pochi anni, il Doria si ritrova dalla Serie B alla qualificazione in Champions League. Frutto di una serie di scelte azzeccatissime di Paratici e Marotta: Gigi Delneri in panchina, il ritorno in Italia di Cassano dal Real Madrid, il colpaccio Pazzini dalla Fiorentina e una squadra che vola. Difficile fare di più - ed il tempo lo confermerà con la clamorosa retrocessione in B dei blucerchiati nello stesso anno dei preliminari di Champions -, così Marotta accetta le avances della Juventus (per il ruolo di a.d.), si porta dietro il fedelissimo Paratici (nominato d.s.) e pure Delneri in panchina. A Torino comincia un'altra storia, con amministratore delegato e direttore sportivo sempre protagonisti in prima linea.
dai trionfi a cr7
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Dopo una stagione di assestamento, Marotta e Paratici riportano la Juve a vincere uno scudetto a 9 anni di distanza dall'ultimo. Dal mercato arrivano Bonucci, Barzagli, Pirlo, Vidal. Il cannibale Conte in panchina. Poi Pogba, Tevez, il campionato da record dei 102 punti, coppe varie, due finali di Champions contro le potenze Barcellona e Real Madrid, l'illusione di poter tornare in cima all'Europa oltre che in cima all'Italia. E da lì la scelta di puntare sull'unico apparentemente davvero in grado di spingere la Juve a fare quell'ultimo passettino in Champions, l'uomo che è mancato nelle due finali precedenti, il Pallone d'oro. Cristiano Ronaldo. Il colpo del secolo. L'ultimo grande acquisto della coppia Marotta-Paratici. Ma c'è un "ma", perché è proprio lì che il rapporto tra i due si incrina fino alla rottura. Il colpo CR7 viene quasi totalmente orchestrato da Paratici dopo aver incassato il benestare della famiglia Agnelli, e la conferma arriva nel giorno della presentazione del campione portoghese.
In primissima linea, accanto a Ronaldo, ci sono Agnelli e soprattutto il direttore sportivo, abbracciato dal super procuratore Jorge Mendes con cui ha organizzato l'arrivo a Torino di Cristiano. Marotta sta un po' più in disparte. Pochi mesi dopo, in autunno, ecco l'addio alla Juve: "Ma sono rimasto in buoni rapporti con tutti, ad eccezione di una persona: Fabio Paratici. Ci tengo a precisare che si è trattato di motivi umani e non professionali". Apparentemente dunque non a causa del colpo Ronaldo, ma per motivi che in realtà ruotano attorno all'acquisto del portoghese e alle modalità con cui Paratici avrebbe aggirato il parere di Marotta su una questione che in seguito ha causato problemi anche al bilancio dei bianconeri, oltre a non aver portato la Juve a raccogliere quello che parte della dirigenza bianconera dell'epoca sognava grazie all'acquisto di Ronaldo. Così i rapporti tra Marotta e Paratici nel tempo si sono logorati, fino a raggiungere i minimi storici. Ma chissà, magari a Firenze in occasione della sfida tra Fiorentina ed Inter arriverà una bella stretta di mano. Difficile? Sì, forse proprio impossibile.










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