I bianconeri arrivano alla sosta a -3 dalla Champions, lo stesso distacco trovato dal toscano quando ha sostituito Tudor: pesano i colpi flop e una programmazione sbagliata, ma il club e tecnico si compattano
La mossa della disperazione Arek Milik racchiude un po’ le varie problematiche stagionali della Juventus. Il fatto che Luciano Spalletti abbia scongelato il lungodegente polacco, assente per infortunio da 665 giorni, conferma una volta di più la mancanza di fiducia nei colpi estivi dell’ad Damien Comolli (Openda e David su tutti), rimasti in panchina a guardare l’ex Napoli e il rientrante Dusan Vlahovic nel concitato finale contro il Sassuolo. Il mercato, eccezion fatta per Jeremie Boga (3 gol da gennaio per l’ala in prestito dal Nizza), continua a non decollare e lo “strappo” di sabato è soltanto l’ultimo segnale della serie. Senza contare che Joao Mario in meno di sei mesi è stato acquistato dal Porto e prestato al Bologna. Mentre Edon Zhegrova è a zero in tutto, dagli assist ai gol. Lo shopping estivo è stato “bocciato” in campo prima da Igor Tudor e poi da Spalletti.
più identità, ma stesso distacco
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L’altro dato di fatto, evidenziato dai numeri, è che l’ex ct azzurro da un lato ha dato una chiara identità alla squadra e ha migliorato diversi giocatori (da McKennie a Locatelli, da Conceicao a Kelly...), ma dall’altro non ha cambiato marcia alla classifica della Signora. Lucio ha ereditato la Juventus da Tudor a fine ottobre dopo l’interim di Massimo Brambilla e a 3 punti dal quarto posto, all’epoca occupato dal Milan. Adesso, all’ultima pausa prima del rush finale, la distanza dall’ultimo vagone Champions è la medesima. Ieri la Juventus è stata raggiunta dalla Roma al quinto posto - i bianconeri hanno gli scontri diretti favorevoli – e il Como di Cesc Fabregas ha consolidato il suo posto alle spalle di Inter, Milan e Napoli. Il confronto con le altre stagioni non è migliore, anzi: per trovare una Juventus con meno punti alla trentesima giornata bisogna tornare al 2010-11, campionato concluso al settimo posto con Delneri in panchina. Allora i bianconeri avevano 45 punti, ora sono 54. Così nelle ultime ore, quelle della delusione post pareggio col Sassuolo, sono finiti tutti nel mirino del popolo juventino: dirigenti, allenatore e giocatori. Tutti sotto accusa, seppur con responsabilità differenti
rinnovo di due anni
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Alla Continassa sono consapevoli che da sabato sera l’aria si sia fatta più pesante all’esterno, però continuano a tenere la barra dritta. Tradotto: la partita contro il Sassuolo si sarebbe dovuta chiudere già nel primo tempo dopo il vantaggio iniziale di Kenan Yildiz, ma sarebbe bastato il rigore di Manuel Locatelli per vedere tutto in maniera diversa. La Juventus sarebbe comunque quinta, però a meno uno dal Como e con 9 punti nelle ultime tre partite. Negli ambienti bianconeri – dalla dirigenza a Spalletti – si fa autocritica ma a prevalere è sempre la compattezza. Tanto l’ad Damien Comolli quanto il suo braccio destro Giorgio Chiellini restano convinti che l’effetto Spalletti sulla squadra sia superiore a quello fotografato dalla distanza dal quarto posto, rimasta invariata. Non soltanto perché Luciano ha una media-punti in campionato di 1.86, superiore al predecessore Tudor (1.76) e anche a quella di Thiago Motta (1.79), quanto piuttosto per i miglioramenti dei singoli e per la fisionomia che ha acquisito la Juventus in questi mesi. Un punto di partenza per costruire un futuro vincente insieme all’ex ct. Non a caso il rinnovo è ai dettagli. La firma di Spalletti arriverà prima di Pasqua e il prolungamento non sarà fino al 2027, bensì biennale (2028).










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