Storia dell'amicizia tra gli allenatori di Argentina e Algeria, che si sono incrociati alla Lazio, si sentono spesso e di recente hanno anche cenato insieme a Roma. E ora si scontreranno all'esordio mondiale
Ieri allievo e maestro, oggi campeon e outsider. Ma lo strano incrocio tra Lionel Scaloni e Vladimir Petkovic è anche un’amicizia maturata negli anni, con scalo periodico a Roma dove i due commissari tecnici si conobbero nell’estate 2012. C’è una sfida della sfida tra Argentina e Algeria, che si affrontano martedì nel loro debutto mondiale a Kansas City. Strategia e stima si confondono in un duello molto particolare.
ironia e rispetto
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Scaloni ha parlato della sua esperienza alla Lazio con Petkovic nel giorno del sorteggio dei gironi, scherzandoci su: “Non mi faceva mai giocare, andavo sempre in panchina, quando lo vedo gliene dico quattro”. Quattro come le presenze in campionato fino a gennaio, momento in cui l’allora difensore argentino fece le valigie per chiudere la carriera all’Atalanta. “Ma aveva ragione lui – ha sottolineato, più serio – io mi stavo avvicinando al ritiro ed ero più utile alla squadra come assistente, per dare indicazioni ai compagni. Da Vlado ho imparato molto sotto il profilo tattico. Sarà un piacere affrontarlo in America”. La stima è ovviamente ricambiata. Petkovic è stato interpellato sul collega più giovane pochi giorni fa: “Lionel è un grande allenatore e una persona magnifica. Con la sua Argentina ha costruito un miracolo. Abbiamo un ottimo rapporto e sono sempre felice di abbracciarlo”.
il retroscena
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È successo che si vedessero non molto tempo fa lontano dai campi di gioco e dallo stress delle partite. Scaloni e Petkovic si sono ritrovati allo stesso tavolo in una cena romana, al ristorante Le Due Lune, a pochi chilometri dal centro sportivo di Formello. A fare gli onori di casa è stato il titolare Sandro Mocci, collante dell’amicizia di entrambi, con la cornice delle maglie di Senad Lulic appese ovunque: è il terzino bosniaco entrato nella storia della Lazio per il gol decisivo nella finale di Coppa Italia contro la Roma, proprio nel 2013 sotto la guida di Petkovic. Scaloni se ne era appena andato e non poté partecipare alla festa. Ma conosce bene il significato di quella vittoria. Nel corso della serata Lionel, già campione del mondo in Qatar, confidò ai commensali la tentazione di lasciare l’Argentina per accogliere una delle offerte arrivate dai club europei. Petkovic, che aveva abbandonato la panchina della nazionale svizzera per lo stesso motivo cimentandosi in una sfortunata avventura al Bordeaux, gli suggerì di non seguire il suo esempio: “Per come stai tu, a casa tua, è meglio non tentare questa strada. Gestire un club ogni giorno è molto faticoso e stressante. Vuoi mettere il ruolo di selezionatore?”. Scaloni, guarda caso, è rimasto dov’è, a banchettare con Messi e Lautaro. E se raggiungerà le 100 volte da ct al termine della fase a gironi, a Dallas, lo deve anche ai consigli di un allenatore che già molti anni fa gli aveva indicato il percorso più idoneo: smettere di giocare e dedicarsi al futuro da tecnico. Chissà se martedì Petkovic troverà persino il modo di intrappolarlo: glielo chiede un Paese intero, l’Algeria, che aspetta dagli ottavi di finale del 2014 nuove imprese mondiali.










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