Golden State vive un momento poco brillante, con Butler fuori per la stagione e Curry ai box, è però esploso il 23enne di Brasilia: a febbraio ha firmato un rinnovo triennale da 15 milioni
Un passaporto brasiliano (proprio come la leggenda Oscar Schmidt), una folta capigliatura riccia, tenacia ed energia da vendere. Per tredici anni, su un campo Nba, tutto questo aveva un nome solo: Anderson Varejao. Fino a quando non è arrivato Gui Santos.
stagione sfortunata
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Nato nel 2002, 201 centimetri, Santos è stato selezionato nel 2022 da Golden State al secondo giro, con la scelta numero 55. Tanto rodaggio in G League, altrettanta panchina in Nba, fino a guadagnarsi a febbraio un rinnovo triennale da 15 milioni di dollari. "Quando ho chiamato i miei per dirglielo, pensavano che la notizia fosse che aspettassi un figlio!", se la ride in conferenza stampa. I Warriors hanno avuto una stagione sfortunata dopo aver perso Jimmy Butler per la rottura del crociato, e con lui le speranze di una corsa ai playoff come ai vecchi tempi. Poi anche Curry si è fermato per un guaio al ginocchio. E il nuovo acquisto Porzingis ha esordito solo pochi giorni fa, dopo aver risolto un problema di salute. Non è la corsa ai playoff che Kerr si augurava, tutt'altro: GS è solo nona a Ovest (32-32). Ma in questo scenario Santos è passato da giocatore di rotazione con qualche scampolo a 30 minuti a partita. Uno come Gui certo non si fa scappare il suo momento: a febbraio ha viaggiato a 15.1 punti di media, tirando con il 41.3% da 3 punti. "Una grande storia di miglioramento: dalla 55ª scelta ad essere un giocatore molto importante per noi", ha commentato coach Kerr.
adattamento
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Scelto e cresciuto a Golden State, dove tutti lo apprezzano per l'etica del lavoro e l'energia. In Brasile era un playmaker abituato ad avere sempre la palla in mano; arrivato nella Baia ha dovuto adattarsi, mettendo a frutto intelligenza cestistica e duttilità. Ne vanno fieri Kerr, Green, Curry. "Nel 2015 guardavo le Finals perché giocava Leandro Barbosa, brasiliano. Vedevo Steph e Klay, era pazzesco. Steph ora è un grande compagno, una grande persona, ed è diventato anche un mio amico. Quando ero più giovane non lo avrei mai immaginato. Gli ho detto che dovrebbe venire in Brasile al mio matrimonio!", racconta Santos a The Athletic. E alla domanda su chi sia il Curry brasiliano, non ha dubbi: "Neymar".
trovare steph
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A proposito di calcio, Gui racconta: "Ho avuto la palla da basket in mano da sempre, ma se vuoi avere amici in Brasile devi giocare a calcio, due sandali come porta e via. E mi divertivo". Ma il basket era cosa di famiglia: la mamma ha smesso quando è nato lui, il papà è stato sui campi per vent'anni. Seguendolo ha deciso che sarebbe diventato come lui. A 16 anni va via da Brasilia per giocare al Minas, nel campionato professionistico, poi arriva la nazionale brasiliana, e il draft nel 2022. Il percorso di crescita è passato da qualche pallone malconcio, da ferri di misure sospette, dal giocare sempre coi più grandi e dover pulire il campo. Sempre chiari però gli obiettivi: prima diventare più veloce e più fisico per essere scelto al draft. Poi, arrivato in G League, chiede qual era la strada per la Nba. "Mi dissero che dovevo giocare duro in difesa, andare a rimbalzo e poi saper trovare Steph sul campo". Detto fatto. E appena ha avuto l'occasione ha dimostrato di non essere solo energia.










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