(di Laura Valentini)
ANTONIO PALMIERI, 'NON E' COLPA
DELL'ALGORITMO!'. IDEE PER USARE BENE LA NOSTRA LIBERTA'
NELL'ERA DIGITALE' (EGEA, PP 136, 16,50 EURO)
Vira sulla tecnologia e in particolare sull'intelligenza
artificiale il confronto tra 'apocalittici e integrati' che
Umberto Eco evocò a inizio anni '60 sulla cultura di massa e in
particolare sulla tv: è giusto demonizzare l'IA oppure basta
usarla senza porsi interrogativi guardando solo al lato
positivo? A fare il punto sulla narrazione diffusa che ci vuole
da anni, forse a torto, vittime della tecnologia arriva il libro
di Antonio Palmieri 'Non è colpa dell'algoritmo!' (Egea) dal
sottotitolo 'Idee per usare bene la nostra libertà nell'era
digitale'.
L'autore, che ha lavorato in Rai e in Mediaset e come
parlamentare dal 2001 al 2022 ha seguito i temi della
comunicazione e dell'innovazione, propone nel libro un cambio di
prospettiva: piattaforme digitali e intelligenza artificiale non
sono soggetti autonomi, ma strumenti progettati da esseri umani
e alimentati quotidianamente dalle nostre scelte. Se funzionano,
è perché li usiamo. Se ci condizionano, è anche perché
rinunciamo a governarli. In altre parole nel libro si scopre
come il 'determinismo tecnologico' non solo sia inutile ma possa
divenire dannoso. Il ragionamento dell'autore parte dal fatto
che da anni ci raccontiamo di essere vittime della tecnologia:
prigionieri degli algoritmi, manipolati dai social, sopraffatti
da un'intelligenza artificiale che decide al posto nostro. È una
narrazione diffusa, seducente e profondamente comoda, che
diventa una scorciatoia che ci assolve e ci indebolisce, che
produce solo scoraggiamento e rassegnazione, ragiona Palmieri,
sfiducia e moralismo: la colpa è sempre di qualcun altro, anzi,
di qualcos'altro, ovvero dell'algoritmo. E questo non toglie che
i rischi reali dell'ecosistema digitale - dalla sorveglianza
alla polarizzazione, dalla dipendenza alla manipolazione - sono
concreti, dannosi e noti, ma l'autore ritiene sia preferibile
puntare l'attenzione su ciò che spesso viene rimosso dal
dibattito pubblico: la responsabilità personale, il buon uso
della nostra libertà, che è fondato sulla consapevolezza.
In sostanza si tratta di mettere al centro la persona: la
libertà di ognuno sarà pure imperfetta, ma è decisiva se fondata
sulla consapevolezza di come funzionano social, intelligenza
artificiale generativa e relazionale e, soprattutto, su come
siamo davvero noi esseri umani. Attraverso esempi, riflessioni e
provocazioni che toccano l'uso dei social e dell'intelligenza
artificiale generativa e relazionale, la scuola, il lavoro, la
famiglia, la vita quotidiana, l'accessibilità, la comunicazione
politica e molto altro ancora, la proposta è quella di abitare
il digitale senza subirlo, di usare la tecnologia senza farci
usare, di allenare la libertà con le nostre micro-scelte
quotidiane.
Come a dire che la tecnologia non è un destino ineluttabile:
è una partita che, nel bene e nel male, gioca ciascuno di noi. E
la sfida che lancia è proprio quella di ridefinire noi stessi,
la nostra umanità, chi siamo, come siamo stati fatti, come
funzioniamo. Questo presuppone sapere innanzitutto che siamo
'esseri relazionali' e non solamente esseri razionali. Secondo
Palmieri non è un gioco di parole: è l'inizio del cammino per
essere consapevoli di come le tecnologie "assecondino" queste
caratteristiche e quindi essere capaci di utilizzarle al meglio,
esercitando in modo consapevole la nostra libertà. Il libro
propone una postura controcorrente: abitare il digitale senza
subirlo, usare la tecnologia senza farsi usare, allenare la
libertà invece di delegarla.
Antonio Palmieri dopo le esperienze in tv dal 1993 si è
occupato della comunicazione elettorale di Forza Italia, fino a
diventarne responsabile nazionale. Terminata l'esperienza
politica, ha cofondato e dirige la Fondazione Pensiero Solido,
la cui missione è capire l'impatto delle tecnologie nelle nostre
vite.
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