Quando l'accordo sulla leadership del centrosinistra appare ancora lontano, la sindaca di Genova Silvia Salis interviene nel dibattito con un'intervista televisiva a tutto campo. Nello studio di Che Tempo Che Fa viene ricevuta da un lungo applauso. "Accolta da un'ovazione, mai nessuno", il benvenuto di Fabio Fazio. Dopo il passo in avanti - in cui si era detta disponibile nel caso in cui fosse stata chiamata per la leadership del centrosinistra - ribadisce: "faccio la sindaca di Genova". Evidenzia la centralità del "campo progressista", pone l'accento sul tema del lavoro, e torna sulla sua contrarietà alle primarie: "non voglio vedere una gara" fra i leader perché per vincere occorre essere concentrati "sull'obiettivo", mentre a sinistra c'è il rischio - sempre dietro l'angolo - della frammentazione e quindi "dell'irrilevanza". E alle primarie non solo non parteciperebbe da protagonista, dice ancora, ma neanche voterebbe: "Sono coerente, sia Schlein che Conte mi sostengono a Genova, non sarebbe corretto. Voterei alle politiche".
Parole che arrivano nel giorno in cui la segretaria del Pd Elly Schlein, in una lunga intervista al quotidiano spagnolo El Paìs, ribadisce la sua linea sulla sfida aperta per la scelta del candidato premier del 'campo largo'. "Arriveremo a un accordo", rassicura. "Sarà chi ottiene più voti o ci saranno primarie di coalizione", spiega la leader dem. Che ha sempre detto di essere pronta a correre nel caso in cui l'ultima parola fosse affidata ai gazebo. Poi la mano tesa agli alleati: "non partiamo da zero perché in questi tre anni abbiamo avanzato insieme molte proposte legislative". Tra gli altri temi, Schlein cita lavoro, sanità e politiche industriali. Sottolinea che l'unità "è una richiesta degli elettori" ed evidenzia il "nuovo clima" costruito dalle forze di opposizione per "superare le divisioni e i personalismi". La strada per trovare una convergenza sulla scelta del leader, però, resta in salita.
A marcare le distanze è in primis il M5S, con il vicepresidente Stefano Patuanelli che insiste sui dubbi interni al Pd in tema di primarie. "Mi fa un po' specie - incalza - che arrivino dalla parte politica che le ha sempre proposte". Poi fissa un punto. "Siamo in una politica - dice - dove vige anche la contrapposizione tra leader, e i progressisti devono scegliere quello che incarnerà il programma. Non vedo alternative alle primarie per farlo". Insomma, al M5S l'idea di consegnare la leadership al partito che prende più voti - come ipotizzato da Schlein - non piace. E c'è di più, tra i pentastellati, si fa largo una linea netta. Anche nel caso in cui i leader non trovassero l'accordo sulle primarie - è il ragionamento - serve un'indicazione del leader, elemento considerato 'costitutivo' di un programma elettorale.
L'automatismo del voto in piú, per i pentastellati, non è politicamente solido, l'obiettivo resta quello di trovare l'interprete del progetto da presentare agli elettori. Il presidente M5S Giuseppe Conte ripete di essere pronto a fare il "centravanti" della coalizione, così come si è detta disponibile la segretaria dem. Prima però, c'è il lavoro sul programma da portare avanti. Il Pd ha iniziato la campagna di ascolto, il M5S avvierà la fase di democrazia deliberativa di 'Nova'.
In attesa di appianare le distanze sulle materie più divisive, e di sciogliere il nodo della leadership, i leader del campo largo si ritrovano a Roma alla festa per i 55 anni del quotidiano 'Il Manifesto'. Tra buffet e dj set, Schlein, Conte e Nicola Fratoianni si abbracciano e si fermano a discutere.
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