Il giornalista argentino Sergio Levinsky è l'autore della biografia "Il mondo di Messi" uscita recentemente. Dalla preparazione speciale alla vita privata, viaggio nel mondo di Leo che punta il secondo titolo consecutivo
Pochi sanno di Messi più di Sergio Levinsky, decano dei giornalisti argentini, 64 anni, al suo undicesimo Mondiale fin da Spagna 82, e sempre al seguito dell’Argentina. Ha visto Maradona e adesso vede Messi al quale ha dedicato di recente un libro, “Il mondo di Messi”, che è la biografia definitiva, ricca di storie, parole, ricordi, dati ma anche aneddoti e retroscena. Levinsky in questi giorni è a Kansas City, ha appena finito un’intervista con una tv cinese, e racconta al telefono il “suo” Messi in questa Argentina “che può davvero vincere il Mondiale, anche se dopo una partita evitiamo l’euforia: è troppo presto”.
Com’è possibile che Messi corra come quando aveva trent’anni?
“C’è un segreto in questa condizione. Messi ha fatto una preparazione speciale in gran segreto. Hai visto le ultime quattro partite dell’Inter Miami? Volava, letteralmente. Anche De Paul era impressionato. È entrato in amichevole con l’Islanda e ha cambiato tutto. Il suo obiettivo era il Mondiale”.
Sembra la storia di Bilardo con Maradona prima dell’86.
“Ma Messi può fare di più. Diego giocava nel Napoli, aveva margini di manovra fino a un certo punto. Messi ha diverse clausole nel contratto con l’Inter Miami che gli consentono di rivolgersi al medico argentino, di andare in Argentina in caso di problemi… Messi è il jefe, il capo. Ha voluto lui De Paul. Ha scelto lui il tecnico Hoyos che conosceva dalle giovanili del Barcellona”.
Vuole disperatamente due Mondiali?
“Non è così. Per lui il sogno della vita era il Mondiale in Qatar e ce l’ha fatta. Questo sarebbe un di più, come dite voi. Noi diciamo “yapa”, una cosa che non ti aspetti ma che se arriva, dopo che hai già vinto tutto, è bello…”.
Diego trascendeva il pallone, Leo non parla di politica
Sergio LevinskyRispondendo alla domanda "Diego o Leo?"
Forse si parla poco di Scaloni...
“Scaloni è un allenatore fantastico. Quello che va apprezzato è il suo lavoro psicologico oltre che calcistico. Parla con i giocatori e anche questa volta in un paio di settimane li ha resi squadra. Alcuni non avevano neanche giocato per infortuni come Romero o Lisandro, ma ora sono più freschi”.
Un’ombra sul successo sono quelle parole sul momento difficile.
“Non si sa molto, ma si sa che il papà non sta bene ed è in terapia da tempo. Leo ha pianto dopo i gol e i compagni sono andati ad abbracciarlo per questo”.
Diego o Leo?
“Come si fa una domanda del genere a un argentino? Non “o” ma “e”. Come scegli tra Beatles e Rolling Stones o tra Mozart e Beethoven? Loro due e Pelé sono i tre geni del calcio, ognuno a suo modo. Maradona con la palla sapeva fare forse più cose, aveva più talento, però Messi ha avuto una carriera migliore e con più successi”.
Diego e Leo molto diversi.
“Diego parlava del Papa e di Fidel, a Messi importa il calcio, la famiglia, gli amici. Diego trascendeva il pallone, Messi non parla di politica”.
Com’è possibile che Ronaldo per venti anni sia stato il suo rivale pur non avendo questo talento?
“Nel mio libro non c’è un capitolo sulla rivalità perché la distanza è troppa. Però non voglio mancare di rispetto a Ronaldo, un animale da competizione, ha tolto cinque Palloni d’oro a Messi. Solo che non è comparabile al genio! Come diceva l’ex ct Sabella, è “Immessionante”. Ma potrebbero giocare assieme, anzi è il sogno di Beckham per il Miami: far venire un giorno Ronaldo con Messi”.
Non sappiamo molto, se non che il papà sta male ed è in terapia da tempo. Per questo Leo ha pianto dopo i gol
Sergio LevinskySulle lacrime di Leo Messi dopo il primo gol segnato all'Algeria
Un altro segreto, si dice, è la vita privata.
“Messi è una persona semplicissima. Scaloni ha detto che 'i compagni lo vedono come Dio o come il vicino di casa', perché è un uomo molto semplice, che ti apre la porta di casa, è alla mano, ti invita. Ma non ama la vita mondana, non ama stare fuori. Noi diciamo che è “familiero”. Per lui conta la famiglia ma nel senso di clan: fin da bambino stavano tutti assieme, papà, mamma, fratelli, cugini, zii. Quando è andato a Barcellona da adolescente ha sofferto non sai quanto la solitudine. S’è ritrovato da solo”.
In Sudamerica l’Argentina ora domina.
“Ha vinto le ultime quattro Coppe America: dico quattro perché due sono le coppe e due le qualificazioni mondiali dove tutti sono contro tutti, quindi è come la Copa. E avrebbe vinto la quinta nel 2019 senza i due rigori tolti. Ma in campo c’era Bolsonaro che faceva campagna elettorale in Brasile e comandava lui anche al Var. Quella volta Leo si è maradonizzato e ha parlato di mafia”.
Vincerà il Mondiale?
“Dopo l’Algeria c’è entusiasmo, direi sì, ma è la prima partita e il torneo è lungo. Ti dico: più sì che no…”.









English (US) ·