Si chiama follia di marzo perché può succedere qualunque cosa: 64 atenei si daranno battaglia da oggi al 6 aprile, la finale è in programma a Indianapolis. Cinque gli italiani impegnati
Alle 17.15 ora italiana verrà alzata la prima palla a due, poi sarà March Madness. Scatta il primo turno del torneo universitario americano: 64 atenei si daranno battaglia da oggi al 6 aprile, la finale è in programma a Indianapolis. Ecco le 10 cose da sapere sull’evento che tiene l’America incollata davanti alla tv come neppure gli sport professionistici sanno fare. Un fenomeno sociale, un evento made in Usa come pochi altri per atmosfera, formula e tradizione. L’avvertenza: si chiama follia di marzo perché può succedere qualunque cosa. I pronostici li fanno tutti, ma non li azzecca mai nessuno perché gli studenti-atleti sono ragazzini, la pressione è enorme e in 40’ di partita dentro/fuori si decide le stagione. L’unica certezza è che ci si diverte. Le partite sono visibili gratuitamente in Italia su Dazn più highlights e repliche integrali.
1) la formula
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68 squadre, 31 qualificate in automatico, 37 con invito. 67 partite, 15 studenti-atleti per squadra. Le First Four, una sorta di play-in, hanno già allineato il tabellone a 64 squadre: Texas ha battuto NC State, Howard piegato UMBC, Miami Ohio steso SMU, Prairie View A&M prevalso su Lehigh. Ogni sfida viene vista in tv da circa 10 milioni di appassionati. E sono attesi 700.000 spettatori alle partite.
2) I PROSPETTI
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I primi cinque in prospettiva Draft Nba 2026 sono matricole. AJ Dybantsa, ala di Brigham Young, è una sorta di primo Grant Hill, per capirci. Poi Cameron Boozer, lungo di Duke, il padre Carlos, di cui è versione moderna con l’aggiunta di tiro da 3 e visione di gioco, è stato All Star Nba. Darryn Peterson, guardia di Kansas, è il talento con più potenziale, ma ha incognite di tenuta fisica e predisposizione al gioco di squadra. Kingston Flemings è esterno esplosivo di Houston, Darius Acuff, il regista di Arkansas, esibisce sprazzi alla Stephon Marbury.
3) GLI ITALIANI
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Dame Sarr, guardia/ala, matricola di Duke, gioca nella squadra n. 1 d’America. Specialista difensivo, braccia lunghe, s’appiccica al realizzatore avversario di perimetro più pericoloso. In attacco lavori in corso, però: probabile scelta di secondo giro del Draft. Poi ci sono Emmanuel Innocenti, titolare che difende forte per l’ambiziosa Gonzaga, Riccardo Greppi, lungo fuori dalle rotazioni di Wisconsin, Michelangelo Oberti, lungo poco utilizzato di Penn, e Renè D'Amelio, riserva di California Baptist. C’era anche Alfredo Addesa, lungo di Lehigh, già eliminato, che ha segnato 2 punti in 4’ di impiego contro Prairie View A&M.
4) CENERENTOLA
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Ogni anno c’è una squadra rivelazione che sa sorprendere e rubare il cuore agli americani. Santa Clara e Nebraska sono le prime candidate, stavolta. Santa Clara torna alla Big Dance dopo 30 anni, mancava da quando Steve Nash era un senior dei Broncos, ateneo dell’area di San Francisco. Nebraska, testa di serie n. 4, gioca il Torneo Ncaa per la nona volta, ma non ha mai vinto una partita. Grazie a Fred Hoiberg, ex coach dei Chicago Bulls: forse ci siamo davvero, stavolta. Luca Virgilio è il general manager del programma di basket dei Cornhuskers.
5) IL VIAGGIO
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Il nome dell’università sul davanti della maglia conta più del nome del giocatore scritto sulla schiena. Quante volte l’avete sentito dire? Beh, era tutto vero. Ora meno, i soldi sono entrati in gioco. Ma tanti campioni Nba ricordano con orgoglio il segno lasciato per un’istituzione, una tradizione più grande di loro. Rammentano volentieri l’epoca in cui giocavano per la prima persona plurale, il noi, prima che per la prima singolare, l’io. Il viaggio Ncaa è un’impronta lasciata nel campus, un’eredità di vita quotidiana per quella comunità.
6) COACH SANTONi
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Sono le facce dei programmi di basket. Più dei giocatori, per quanto forti. Quelli vanno e vengono, loro restano. La vecchia guardia è più arzilla che mai: Tom Izzo, 28 tornei Ncaa disputati di fila, brilla a Michigan State, Rick Pitino ha rilanciato St John’s, John Calipari Arkansas, Mark Few è un’icona a Gonzaga. E c’è pure il nuovo che avanza: Dan Hurley è una certezza, Todd Golden di Florida e Jon Scheyer di Duke rappresentano al meglio i coach di ultima generazione.
7) LOCATION DA FINAL FOUR
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L’Indiana. Stato di basket collegiale che non teme confronti, sul podio con North Carolina e Kentucky. Indiana (a Bloomington) e Notre Dame (South Bend) non si sono qualificate, ma Purdue (West Lafayette) è testa di serie n.2 e sfoggia Braden Smith, guardia All American. Poco atletismo, ma 1.075 assist, a un soffio dal primatista Bobby Hurley (1.076 per Duke dal 1989 al 1993).
8) TIFOSI
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Anzitutto c’è il corpo studentesco, scalmanati che tifano per gli atleti pari età che incrociano nelle aule. I campus sono cittadine che danno lavoro a decine di migliaia di persone. Poi ci sono gli ex studenti di tutte le età, legati a vita alla alma mater. Indossano maglie o felpe a tema, il tifo è colorato e rumoroso nei locali pubblici e nei ritrovi corali durante la March Madness. Senso d’appartenenza.
9) DIRITTI D’IMMAGINE
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Gli studenti atleti guadagnano ora. Con l’NIL (Name, Image and Likeness), ricavano soldi dai diritti d’immagine. Pure un paio di milioni di dollari a stagione. Tutto e subito, spesso meno in prospettiva perché il cambiare ateneo per aumentare il malloppo compromette sviluppo tecnico e prospettive di impiego post basket. Gli atenei più ricchi possono offrire di più, diventano ancora più forti e riducono le sorprese di March Madness. Che però ci saranno sempre, comunque.
10) PRONOSTICI
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I tabelloni compilati ogni anno sono da 60 a 100 milioni. Nessuno ha mai azzeccato i 63 risultati giusti dal 1° turno alla finale, ma per prendere in giro amici e rivali di fede cestistica basta far meglio di loro. Chi vince? Duke ha un tabellone tosto, Florida, campione in carica, rischia di dover affrontare Houston a Houston. I quadranti favoriscono Michigan e Arizona, le altre teste di serie n. 1. E occhio a St John’s e Virginia, squadre di veterani. Conta, in un torneo per ragazzi. Riccardo Pratesi









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